Il convegno che si è svolto qualche tempo fa a Milano alla presenza del Presidente del Senato, Renato Schifani, e prima ancora gli incontri che si erano tenuti a Firenze e Bologna, ha di fatto aperto la strada per la costruzione della città metropolitana.
Quella di Napoli, come é noto, è una delle realtà italiane si trova in condizioni analoghe a quelle delle altre 13 aree metropolitane individuate, solo per queste il nostro ordinamento giuridico prevede la possibilità di costituire lo specifico ente territoriale di governo, la Città Metropolitana.
Inutile dire che il cosiddetto decreto salva Italia adottato dal governo Monti, che prevede la trasformazione delle province in enti di coordinamento, ha impresso una accelerata che mai si era riscontrata in precedenza nonostante il tema, sia pure formalmente, è stato sempre al centro del dibattito.
Ma che cos’è la Città Metropolitana? È una provincia semplicemente con un nome diverso o un comune con una cinta urbana più
ampia?
Mi verrebbe di dire entrambe le cose se non fosse che la costruzione di questa nuova istituzione deve essere ancora definita e che allo stato é un contenitore che deve essere riempito di compiti e funzioni.
Come è noto, infatti, il processo di costituzione delle Città Metropolitane si trova in una situazione di stallo dovuta alle difficoltà determinate da una non matura situazione socio – culturale, cui si aggiunge l’attesa dei decreti legislativi che il governo avrebbe dovuto emanare, ai sensi della L. 131/2003, per adeguare la legislazione vigente (D. Lgs. 267/2000) alle modifiche apportate alla costituzione con la legge costituzionale 3/2001.
Finora la costituzione della Città Metropolitana è stato sempre considerato un traguardo complesso ed impegnativo, realmente conseguibile solo attraverso un percorso culturale, sociale e politico che difficilmente avrebbe potuto concretizzarsi se tra i cittadini e le istituzioni non si fosse affermato il diffuso convincimento di un’effettiva appartenenza a comunità più estese di quelle originarie, condividenti problematiche di più ampia portata, e per questo, con l’esigenza di avere un livello istituzionale di governo nuovo, forte di accresciuti poteri ma nel contempo rispettoso delle identità di base.
Anche per l’area metropolitana di Napoli in questi anni vi è stato un ampio dibattito e anche l’effettuazione di studi a supporto della sua delimitazione che, per il momento, non si sono ancora tradotti né in risultati né nella individuazione di specifici percorsi.
Geograficamente l’area metropolitana di Napoli ricade sul territorio di più province ed è interessata da una concentrazione di persone tra le più elevate del mondo, con i conseguenti gravi problemi di carattere ambientale economico, sociale e di gestione del territorio che ciò comporta.
Come è noto questa area è caratterizzata da una eccessiva urbanizzazione, la sua estensione è paria all’8% dell’intero regionale ma vi vivono circa il 60% dei campani ai quali vanno aggiunti tutti quelli che durante la settimana per svariati motivi dalle aree interne si recano nella città di Napoli.
Per questo è noto come l’area napoletana si segnali come area molto problematica.
I fattori che determinano una condizione oggettivamente difficile e che riguardano quasi tutto il territorio, sono di tipo naturale (vulcanismo, sismicità, dissesti geologici ed idrogeologici) e quelli causati da anni di malgoverno (inquinamento del suolo, delle acque, abusivismo edilizio, cave, eccessivo sfruttamento dei terreni agricoli, ecc.).
In passato per definire ipotesi per la delimitazione dell’area metropolitana si è tenuto conto di alcuni aspetti salienti nei quali non poco peso avevano la verifica del consenso e del sentimento comunitario della popolazione.
Oggi che non abbiamo più molto tempo, se vogliamo cogliere questa straordinaria opportunità di dotare il territorio di una efficace governance capace di rimettere in moto lo sviluppo dell’area metropolitana di Napoli, dobbiamo dare una accelerata alla definizione di alcune questioni preminenti.
La principale è rappresentata dalla possibile perimetrazione che, dal mio punto di vista, dovrebbe comprendere una area vasta, più grande della Provincia di Napoli, che risponde alla distribuzione spaziale dei bacini di manodopera e delle strutture di lavoro che
racchiude già aspetti di omogeneità con la città centrale per quanto riguarda un comune tessuto nella quale si possono immaginare politiche concrete legate alla mobilità, alle attività produttive, alle politiche sociali, alle politiche di assetto territoriale ed urbanistico.
So bene che la soluzione più semplice potrebbe essere quella di avere una area metropolitana coincidente con l’attuale Provincia di Napoli, poiché questa ipotesi incontrerebbe minori difficoltà nella modificazione degli attuali ambiti amministrativi (opposizioni dei comuni).
Ma la situazione nella quale siamo impone scelte coraggiose e per questo avere una città metropolitana che sia coincidente con i territori che attualmente sono amministrati dalla Provincia di Napoli e da quella di Caserta perché questo rappresenterebbe un indubbio vantaggio per i cittadini in ordine alle potenzialità di sviluppo che una area metropolitana siffatta garantirebbe potendo contare su una serie di fattori geografici e di organizzazione spaziale che potrebbero sorreggere nel lungo periodo la vita attiva della Città Metropolitana.
Luigi Rispoli