Si dice che a dare la spallata decisiva a #Renzi in questo referendum siano stati i giovani, in particolare quelli disoccupati. Non so se sia veramente così ma penso che quello del lavoro è il settore dove il fallimento del governo sia più evidente.

Lo dico da mesi: il Job’s Act è una infamia!

I dati sull’occupazione forniti da ISTAT ed INPS sono impietosi e fotografano un mercato del lavoro dove non esistono diritti e a farla da padroni sono il profitto e gli interessi degli imprenditori.

Si è puntato tutto sugli incentivi offerti alle aziende per le assunzioni ma i “nuovi” contratti a tempo indeterminato hanno una durata limitata, e le cosiddette “tutele” crescenti – previste da questo tipo di contratti – permetteranno ai datori di lavoro di scaricare i lavoratori non appena le loro prestazioni saranno divenute sconvenienti economicamente (cioè, per parlar chiaro, quando cesseranno gli incentivi per le assunzioni di questo tipo, o non appena si riprodurrà un minimo intoppo nella presunta mini ripresa dell’economia globale).

C’è anche l’assurdo del demansionamento e cioè la possibilità per l’imprenditore di poter degradare il lavoratore per ragioni tecniche e organizzative, cioè quando fa comodo.

Ma il dato drammatico riguarda la disoccupazione giovanile oggi al 37,9% in Italia contro una media europea del 22%.

Chi in famiglia non ha un giovane drammaticamente alla ricerca di una occupazione? Chi non vede valenti giovani costretti ad andare all’estero per cercare una occupazione? Chi non vede la difficoltà dei nostri ragazzi nel realizzare i loro progetti di vita?

La tragedia dei nostri giovani è un male non solo economico ma anche psicologico e culturale.

La risposta del governo con il Job’s Act ha determinato un aumento dei voucher, del lavoro interinale e di tutte quelle forme contrattuali che non danno alcuna garanzia né diritto ai lavoratori, ma con il lavoro vero siamo al palo.

Chiunque voglia costruire una alternativa reale e concreta alla sinistra è da qui che deve partire, dalla riforma del mercato del lavoro, cancellando il Job’s Act e puntando su competenza e merito. Un patto per l’Italia con tutte le forze sociali che metta al centro il lavoro ed il rilancio del nostro sistema produttivo. Un patto che punti attraverso la cogestione a sancire quella serenità sociale di cui abbiamo bisogno per superare questo periodo in cui ognuno ha tirato dalla propria parte.

Luigi Rispoli