IL MIO FONDO PUBBLICATO DAL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO DEL 05/10/2017 NELL’AMBITO DEL DIBATTITO SULLA DESTRA A NAPOLI APERTO SULLO STESSO QUOTIDIANO DA UN ARTICOLO DI MARCO DEMARCO.

Egregio Direttore, pur condividendo la considerazione sullo stato attuale della Destra a Napoli credo, però, che alcune precisazioni sul fondo del dott. Marco De Marco vadano fatte.
Innanzi tutto non ritengo che a Napoli, da Lauro in poi, non ci siano state in città personalità di rilievo espressioni del mondo di destra. Basti pensare che nella nostra città, attraverso la figura di Gianni Roberti, vi era la mente operativa della CISNAL, il sindacato, erede del sindacalismo nazionale e rivoluzionario di Filippo Corridoni, che per anni si è contrapposto sui luoghi di lavoro allo strapotere di CGIL, CISL e UIL.
Potremmo ricordare ancora Nicola Galdo, che fu autore di una proposta di Piano Regolatore, lo stesso Gianni Roberti che fu presentatore e relatore della proposta di legge speciale per Napoli e la nascita di Università Europea che fu grande protagonista in città della primavera del 68.
Il MSI ebbe una classe dirigente di altissimo profilo anche a cavallo degli anni 70 ed 80. Basti ricordare figure come Marcello Zanfagna, Franco Pontone, Antonio Mazzone, Pietro Pirolo, Nando Di Nardo, Adriana Palomby, Ninò Imperatore ecc. ecc.
Tra questi certamente un ruolo importante lo ricoprì Antonio Parlato. Egli fu, insieme a Pino Rauti, colui il quale immaginò una destra capace di rompere gli schemi entro i quali fino ad allora era stata confinata, per diventare un’altra destra, sociale e culturale, aristocratica e poi popolare, radicale, movimentista, europea e rivoluzionaria, capace di competere con la sinistra su temi come l’ambiente e la giustizia sociale ed ispiratrice della corrente culturale della “Nouvelle Droite” di Alain De Benoist.
Il suo ruolo nazionale non gli impedì di occuparsi delle vicende della sua città. Fu proprio durante il periodo nel quale ricoprì la carica di Segretario Provinciale del MSI che fu scritto il Progetto per Napoli Capitale. Un documento ancora attuale che rimane ancora oggi l’unico progetto che abbia tentato, in maniera organica, di rispondere ai problemi secolari della nostra città.
E poi ci fu l’esperienza esaltante di Rastrelli governatore della Campania che, come tutti ricorderanno fu interrotta da un intrigo di palazzo che è stato bollato come “ribaltone” e che diede il la a tutta una serie di norme per impedire il ripetersi di episodi così vergognosi.
Alla Destra napoletana, e mi consenta di rivendicare orgogliosamente una distanza dagli amici di Forza Italia, quello che oggi manca è certamente una leadership credibile ma anche la capacità di far politica a colpi di idee e visioni del mondo.
E’ mancato, finora, una destra che superi definitivamente il richiamo al fascismo come unica ragione della propria esistenza per raccogliere le sfide dei nostri giorni recuperando temi a noi care come il superamento della lotta di classe e la messa in discussione del capitalismo finanziario e dell’UE, lottare per garantire proprio quei diritti che qui sono negati e che noi consideriamo fondamentali per una società più giusta: salute, lavoro, cultura e ambiente.
Ma, per venire al nocciolo della questione e ad una Destra che oggettivamente a Napoli oggi è in grave crisi vorrei inserire un ulteriore elemento di riflessione che riguarda la politica tutta, destra e sinistra, cattolicesimo e neoliberismo.
La crisi che colpisce Napoli non è solo economica e sociale, ma anche e soprattutto culturale. La città ha perso completamente una propria identità e sembra incapace di percorrere una strada per tirarsi fuori dalle sabbie mobili nelle quali sembra intrappolata. Vive chiusa in se stessa e ha perso la sua forza che era costituita principalmente dalla capacità di agire al di fuori di schemi consueti e datati.
Gli interessi particolari, specie quelli di una borghesia corrotta e svogliata, sono sempre prioritari rispetto a quelli della stragrande maggioranza dei napoletani, dove l’unica regola che vige è quella che tutto deve restare tristemente così com’è perché ogni opportunità di sviluppo è guardata con sospetto perché altera equilibri che sono ritenuti eterni.
Proprio questo clima ha prodotto il fenomeno De Magistris, rivoluzionario del nulla, sostenitore di tutto ed il contrario di tutto. Dalla bandana alla bandiera catalana, mi sembra che il percorso fotografi a pieno il personaggio del Sindaco che meglio di altri, evidentemente, ha saputo approfittare della crisi politica della città.
Napoli, per questo, oggi appare come una città immobile, dove i giovani non trovano opportunità e le fasce più deboli della società scivolano nella povertà e nell’abbandono.
In una situazione del genere la Destra dovrà essere in grado di proporre alla città un modello di governo alternativo puntando decisamente ad un cambiamento radicale, da realizzare concretamente attorno a valori fondamentali come lo sviluppo, la tutela dell’ambiente e un nuovo modello di welfare municipale.
Aprire la città all’area metropolitana agendo con il territorio e creando quelle sinergie con gli altri comuni per rimettere in moto lo sviluppo. Napoli è al centro di una Area vasta e con l’istituzione della città metropolitana si deve guardare ad un orizzonte più vasto per riequilibrare funzioni e servizi sul territorio.
Una destra sociale ancorata alla difesa della famiglia ed alla attenzione per le fasce del disagio sociale con una serie di valori non negoziabili tra i quali, la sovranità e l’interesse nazionale, può ancora candidarsi a recitare un ruolo da protagonista nella città di Napoli.

Luigi Rispoli
Ex Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli