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Non smetterò mai di sognare un mondo migliore. Luigi Rispoli

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Categoria: politica

“La Città Metropolitana ci ha negato la sala Cirillo che avevamo richiesto al Sindaco spiegando chiaramente che sarebbe stata utilizzata per lo svolgimento di un convegno nell’ambito delle iniziative per il Giorno del ricordo, solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno ed istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92”. E’ quanto si legge in una nota di Luigi Rispoli, della Direzione Nazionale di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.
“Avevamo inviato –ha continuato Rispoli- una richiesta a nome della Associazione politico-culturale “Volontari per l’Italia” ma dalla segreteria del Sindaco ci è giunta una telefonata per spiegare che per motivi istituzionali (quali?) la sala non poteva essere concessa.
Evidentemente c’è ancora molta strada da percorrere per avere una ricostruzione condivisa della storia del nostro paese ed in particolare di questa tristissima storia che ha riguardato tanti nostri connazionali.
E’ chiaro che a De Magistris non importa nulla del prezzo altissimo pagato dai nostri connazionali a guerra già conclusa e che ha visto 25.000 italiani morire per mano dei comunisti jugoslavi, i cosiddetti partigiani di Tito.
Sono dispiaciuto dell’atteggiamento del Sindaco perché bisogna capire che oggi siamo al punto di partenza e non di arrivo, perché la verità sulle foibe e sugli esuli deve essere ancora scritta in tutta la sua tragicità e chi, come De Magistris, rappresenta le istituzioni, ha il dovere di dare il proprio contributo per la crescita e la formazione di una coscienza collettiva sull’accaduto”.

“Da quello che capisco il Comune di Napoli ha perso anche i 6,4 mln di euro di fondi FESR che la Regione aveva stanziato per realizzare il parco” così Luigi Rispoli, componente della Direzione Nazionale di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale intervenendo sul Parco della Marinella.

“Abbiamo lottato per avere un parco verde e ci siamo ritrovati con una bomba ecologica che da anni causa solo disagi ai cittadini della zona. Il parco della Marinella, che dovrebbe sorgere di fronte all’ospedale Loreto Mare, in via Amerigo Vespucci, a pochi passi dall’ex Collocamento, doveva rappresentare un primo tassello per la riqualificazione dell’intera area ed, invece, è uno spazio dove periodicamente sorgono baraccopoli per senza fissa dimora o gruppi Rom”.

“Grosse le responsabilità del Comune –ha continuato Rispoli- per una vicenda infinita che va avanti da più di un decennio che ci ha visto essere protagonisti di un numero innumerevole di denunce e di manifestazioni insieme ai cittadini che vivono di fronte a questo scempio.

A seguito del nuovo finanziamento della Regione (in precedenza c’era già stato un finanziamento di 5,2mln di €uro nell’ambito del PIT speso parzialmente) il Comune ha bandito un nuovo bando avverso il quale una delle ditte escluse propose ricorso. Dopo anni il contenzioso si è risolto ma nel frattempo il Comune non può più utilizzare il finanziamento.

Ricordo perfettamente che all’indomani della conclusione delle procedure di gara il V. Sindaco dell’epoca, Sodano, mi assicurò che anche in presenza di eventuali ricorsi avrebbero proceduto comunque all’inizio dei lavori. Poi fu costretto a dimettersi che chi lo ha sostituito evidentemente ha cambiato atteggiamento.

Il risultato è che ancora non abbiamo un parco, abbiamo una baraccopoli che nel frattempo si è ripopolata e soprattutto la città non sa quando potrà realizzare il sogno di avere un grande polmone verde in uno dei punti più inquinati da gas di scarico della città.

Questa mattina anche il Presidente della II^ Municipalità, incalzato dai consiglieri di opposizione, in particolare da Ciro Cinquegrana, ha dovuto ammettere la triste verità durante i lavori del consiglio e confermare i nostri sospetti. Il Comune, quindi, ancora una volta si dimostra incapace di spendere i fondi europei.

Cosa dirà il Sindaco di questa ennesimo danno alla città? Quanti anni ancora dovremo aspettare per vedere realizzato il Parco della Marinella così come lo ha progettato il prof. Aldo Loris Rossi?

Nel frattempo incalzeremo il Comune cercando di ottenere, per l’ennesima volta, lo sgombero della baraccopoli che è un vero scempio alla porta d’ingresso della città ed anche causa di tanti disagi procurati agli abitanti della zona”.

Si dice che a dare la spallata decisiva a #Renzi in questo referendum siano stati i giovani, in particolare quelli disoccupati. Non so se sia veramente così ma penso che quello del lavoro è il settore dove il fallimento del governo sia più evidente.

Lo dico da mesi: il Job’s Act è una infamia!

I dati sull’occupazione forniti da ISTAT ed INPS sono impietosi e fotografano un mercato del lavoro dove non esistono diritti e a farla da padroni sono il profitto e gli interessi degli imprenditori.

Si è puntato tutto sugli incentivi offerti alle aziende per le assunzioni ma i “nuovi” contratti a tempo indeterminato hanno una durata limitata, e le cosiddette “tutele” crescenti – previste da questo tipo di contratti – permetteranno ai datori di lavoro di scaricare i lavoratori non appena le loro prestazioni saranno divenute sconvenienti economicamente (cioè, per parlar chiaro, quando cesseranno gli incentivi per le assunzioni di questo tipo, o non appena si riprodurrà un minimo intoppo nella presunta mini ripresa dell’economia globale).

C’è anche l’assurdo del demansionamento e cioè la possibilità per l’imprenditore di poter degradare il lavoratore per ragioni tecniche e organizzative, cioè quando fa comodo.

Ma il dato drammatico riguarda la disoccupazione giovanile oggi al 37,9% in Italia contro una media europea del 22%.

Chi in famiglia non ha un giovane drammaticamente alla ricerca di una occupazione? Chi non vede valenti giovani costretti ad andare all’estero per cercare una occupazione? Chi non vede la difficoltà dei nostri ragazzi nel realizzare i loro progetti di vita?

La tragedia dei nostri giovani è un male non solo economico ma anche psicologico e culturale.

La risposta del governo con il Job’s Act ha determinato un aumento dei voucher, del lavoro interinale e di tutte quelle forme contrattuali che non danno alcuna garanzia né diritto ai lavoratori, ma con il lavoro vero siamo al palo.

Chiunque voglia costruire una alternativa reale e concreta alla sinistra è da qui che deve partire, dalla riforma del mercato del lavoro, cancellando il Job’s Act e puntando su competenza e merito. Un patto per l’Italia con tutte le forze sociali che metta al centro il lavoro ed il rilancio del nostro sistema produttivo. Un patto che punti attraverso la cogestione a sancire quella serenità sociale di cui abbiamo bisogno per superare questo periodo in cui ognuno ha tirato dalla propria parte.

Luigi Rispoli

Dei danni della riforma costituzionale proposta da questo governo se ne discute ormai da tempo e molti costituzionalisti hanno abbondantemente spiegato nel merito le assurdità proposte e come, in questo caso, il cambiamento non corrisponda ad un miglioramento dell’impianto della nostra carta costituzionale.
Un argomento che però è stato poco trattato riguarda gli ulteriori danni che deriverebbero al Sud da una approvazione della riforma del Titolo V proposta ed in particolare dalla riscrittura dell’art. 116, quello cioè che dispone di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nel sistema delle Regioni.
La nuova formulazione dell’art. 116, infatti, fornisce un rilevante strumento di autonomia alle Regioni più virtuose sotto il profilo del bilancio (quelle più ricche), consentendo a queste ultime di accedere a forme e condizioni particolari di autonomia in alcuni ambiti di competenza esclusiva dello Stato tra i quali sono inclusi: il governo del territorio, le politiche attive del lavoro, l’ordinamento scolastico, la tutela dei beni culturali, l’ambiente, il turismo, il commercio con l’estero.
Si dà vita, quindi, ad un federalismo differenziato basato esclusivamente sulla capacità di reddito dei territori che punta a premiare le Regioni più ricche. Roba che neanche la Lega Nord sarebbe mai riuscita ad immaginare.
Si perché se consideriamo il pil pro capite le regioni più povere sono Calabria, Sicilia, Puglia, Campania, Basilicata, Sardegna, Molise e Abruzzo, cioè l’intero Sud che con questi dati, ovviamente, non ha alcuna regione che può essere considerata virtuosa e quindi dipenderà in settori vitali dell’economia, pensiamo soltanto alla tutela dei beni culturali ed al turismo, direttamente da Roma.
Per fare un esempio concreto da settimane si discute sulla scelta che il Governo Renzi, calpestando le regole elementari della democrazia, e del diritto alla vita, ha già stabilito dove sarà ubicato l’ennesimo deposito di scorie nucleari, e cioè nel sud.
A legislazione vigente quando il Governo avrà individuato con maggiore precisione la località, la regione coinvolta potrà opporsi in tutte le sedi richiamando anche una specifica competenza in materia di governo del territorio.
Cosa accadrà se la riforma di Renzi dovesse essere approvata? Che Roma decide per noi e nessuno si potrà più opporre perché l’autonomia in materia di governo del territorio è riconosciuta solo alle regioni ricche, cioè a quelle del nord.
Alla luce di queste considerazioni risulta evidente che votando per il SI i meridionali, in particolare, condanneranno le future generazioni di questi territori ad una condizione per la quale non solo l’attuale gap nord/sud non sarà colmato, ma che non ci saranno le condizioni per poterlo colmare perché le regioni ricche continueranno ad arricchirsi mentre quelle povere non avranno neanche l’autonomia di poter scegliere modelli di sviluppo adeguati alle proprie esigenze.

Uno studente delle medie è stato ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale Loreto Mare, per le ferite riportate dopo una lite con un altro minorenne nell’Istituto comprensivo Teresa Confalonieri, in vico San Severino, nel centro storico di Napoli. Il giovane è stato sottoposto ad intervento chirurgico ed è ora fuori pericolo. Questo non è il primo episodio né sarà l’ultimo di questo tenore che accade a Napoli, ma anche nel resto del paese, e ciononostante si dibatte tanto e giustamente della crisi economica senza renderci conto che c’è un altro abisso nel quale ormai siamo precipitati.

Esso riguarda i valori fondamentali dell’uomo, che sembrano essersi dissolti nel nulla, nell’assoluta indifferenza e rassegnazione dei più.

Il dilagare di episodi raccapriccianti, come quello di ieri della lite dei due minorenni a scuola, il continuo racconto che ci perviene dalla cronaca di episodi contrari alla morale e alla natura stessa dell’uomo ci lasciano ormai indifferenti.
Ormai quei valori trasmessi nell’ambito familiare che ci rendevano capaci di avere comportamenti coerenti con il convivere civile, privilegiando etica, rispetto, educazione e buon senso sembrano non esserci più.
Viviamo un’epoca nella quale reati infamanti vengono commessi sia sulla strada, che entro le mura domestiche, fino ad arrivare a quelli bestiali legati alla pedofilia.
E cosa dire del continuo attacco alla famiglia che si concretizza legalizzando matrimoni innaturali tra individui dello stesso sesso che pretendono persino il diritto di crescere dei bambini.
Anche la religione che, con i suoi codici morali, ha sempre promulgato i valori della persona, sembra, soprattutto in quest’ultimo pontificato, aver perso il suo ruolo ed indebolito il suo potere.
Non c’è dubbio che, senza accorgercene, la società ha subito un processo di degenerazione che ci sta portando dritti in fondo al baratro.

Individuarne l’origine è impresa ardua ma sicuramente una accelerazione si è avuta dal ’68 in poi quando il movimento che lo diede origine avviò una vera e propria rivoluzione sociale dei costumi che si concretizzò nel totale rifiuto delle regole, di qualsiasi natura, da quelle sociali a quelle della famiglia.
La famiglia patriarcale fu superata e l’autorità genitoriale subì feroci attacchi senza essere più accettata dai giovani, così come l’autorità scolastica o quella imposta dalla società.
Per i sessantottini l’uomo doveva liberarsi da qualsiasi regola in nome del “tutto consentito”.
L’imperativo era quello di combattere ogni imposizione e sovvertire quei principi fino ad allora ritenuti indiscutibili.
Questa voglia di “libertà” dagli schemi tradizionali, con le contestazioni che seguivano, ha operato un cambiamento radicale nei giovani e noi, oggi, viviamo nel disordine che ne è derivato.
Dopo tanti anni in cui i principi sostenuto dal ’68 hanno regnato imperanti viviamo meglio?
Lo spettacolo avvilente della nostra società ci dice esattamente il contrario: sono aumentate le depressioni, le nevrosi, i suicidi e i crimini.
Quel movimento rivoluzionario ha cambiato la nostra mentalità e il nostro modo di vivere, sottraendoci quei valori, che erano i nostri necessari punti di riferimento e lasciandoci solo insicurezze, insoddisfazioni ed infelicità, capaci di renderci sempre più fragili e di portarci facilmente allo sbando.
Oggi la sfida è ricostruire una società che possa riappropriarsi proprio di quei valori morali che i rivoluzionari dell’epoca combatterono, valori spirituali ed ideologici che hanno il compito di ristabilire un ordine morale, oltre a quelle garanzie, che sono alla base della vita di ognuno di noi e che creano una corretta convivenza con gli altri.
Forse un’azione sinergica tra una Chiesa restituita alla sua funzione dogmatica di difesa dei suoi valori, con il Suo messaggio cristiano e lo Stato, con una legislazione più attenta, può tracciare una nuova strada verso un futuro dove riscoprire il rispetto e l’amore nei confronti degli altri.

Luigi Rispoli

Pubblicato dal quotidiano ROMA il 08/10/2016

Alla vigilia del ballottaggio per decidere chi sarà il prossimo Sindaco di Napoli ho svolto questa mia riflessione che vi propongo nella considerazione che anche in questa tornata elettorale è mancato un vero dibattito sui problemi di Napoli.
Il meccanismo elettorale dell’elezione diretta del Sindaco finisce per orientare le attenzioni degli elettori solo ed esclusivamente sulle singole persone che si propongono a ricoprire l’ambito ruolo.
Alla fine la scelta è fatta considerando tutti gli elementi fatta esclusione per il progetto politico ed il modello di governo che il singolo candidato propone. E’ triste ma è così.
Mi permetto, quindi, di dare a questi due signori alcuni suggerimenti, anche se non richiesti, nel caso in cui dovessero risultare vincitori all’esito del turno di ballottaggio.
La crisi che colpisce Napoli non è solo economica e sociale, ma anche e soprattutto culturale. La città ha perso completamente una propria identità e sembra incapace di percorrere una strada per tirarsi fuori dalle sabbie mobili nelle quali sembra intrappolata. Vive chiusa in se stessa e ha perso la sua forza che era costituita principalmente dalla capacità di agire al di fuori di schemi consueti e datati.
Gli interessi particolari, specie quelli di una borghesia corrotta e svogliata, sono sempre prioritari rispetto a quelli della stragrande maggioranza dei napoletani, dove l’unica regola che vige è quella che tutto deve restare tristemente così com’è perché ogni opportunità di sviluppo è guardata con sospetto perché altera equilibri che sono ritenuti eterni.
Napoli, per questo, oggi appare come una città immobile, dove i giovani non trovano opportunità e le fasce più deboli della società scivolano nella povertà e nell’abbandono mentre la criminalità organizzata surroga lo Stato in gran parte del territorio.
Un modello di governo alternativo per questa città deve puntare decisamente ad un cambiamento radicale, da realizzare concretamente puntando su fattori fondamentali come lo sviluppo, la tutela dell’ambiente e un nuovo modello di welfare municipale.
Aprire la città all’area metropolitana agendo con il territorio e creando quelle sinergie con gli altri comuni per rimettere in moto l’economia. Napoli è al centro di una Area vasta e con l’istituzione della città metropolitana bisognerebbe guardare ad un orizzonte più vasto per riequilibrare funzioni tenendo conto che la priorità fondamentale resta il lavoro! Le Istituzioni facciano squadra per costruire un progetto di sviluppo ed attrarre investimenti.
Si difenda l’interesse generale, non gli orticelli e le rendite di posizione. Si tutelino le fasce deboli e chi è più indietro. No al clientelismo, spazio al merito. Si punti con decisione allo sviluppo di Bagnoli e dell’area occidentale cercando potenziali investitori. Si favorisca l’iniziativa privata e l’imprenditoria (in particolare, dei giovani). Si Valorizzino le competenze. Si punti sulla logistica integrata e le attività manifatturiere ad essa collegabili. Facciamo rinascere il porto, le riparazioni navali e tutte le attività legate alla risorsa mare. Investiamo nel turismo, finora poco valorizzato nonostante i continui arrivi di turisti, rendendo la città più pulita ed accogliente e organizzando servizi per il turismo culturale e crocieristico.
Salviamo i nostri monumenti dal degrado. Valorizziamo la nostra bellissima Napoli. Facciamo conoscere la nostra grande tradizione culturale e la nostra creatività artistica. Si crei il sistema ?#?Napoli?.

Non mi piace che in campagna elettorale si possa far leva sul disagio economico della gente, sulla miseria e la difficoltà di molte famiglie, per accaparrarsi voti. Mi spiace, quindi, che Gianni Lettieri abbia fatto una proposta, quella dei 600 €uro al mese, per 18 mesi, agli over 50 che perdono il posto di lavoro, che al pari della proposta del Reddito Minimo Cittadino avanzata da De Magistris, con una delibera di indirizzo e senza impegno economico, ha il sapore della demagogia spicciola, della presa in giro, senza nessuna possibilità di realizzazione.
Lettieri sostiene che avrebbe trovato le risorse disponibili nella programmazione dei Fondi europei. Intanto uno gli potrebbe obiettare che la gestione dei Fondi Europei è una competenza della Giunta Regionale e non del Sindaco di Napoli, per cui qualunque misura dovrebbe essere concordata con la giunta e non mi risulta che fino a questo momento sia prevista una cosa del genere.
Ma l’aspetto più importante è legato a diversi elementi che ne impediscono la realizzazione.
Per prima cosa chi perde un posto di lavoro ha già diritto ai trattamenti economici degli ammortizzatori sociali che per definizione sono un ventaglio di disposizioni normative finalizzate al sostegno del reddito di coloro che si trovano involontariamente in una situazione di disoccupazione.
Difficile immaginare, quindi, una duplicazione di misura di sostegno al reddito specie se la stessa è riferita solo a particolari segmenti del disagio sociale e non a tutti quelli che si trovano in una condizione di inoccupabilità.
Immagino, poi, che Lettieri quando parla di fondi europei pensi al Fondo sociale europeo (FSE), cioè a quello strumento utilizzato dall’Unione Europea per sostenere l’occupazione, aiutare i cittadini a trovare posti di lavoro migliori e assicurare opportunità lavorative più eque per tutti.
Il Fse funziona con l’UE che distribuisce i finanziamenti agli Stati membri e alle regioni al fine di sostenerne i singoli programmi. I programmi finanziano progetti per favorire e creare nuovi e migliori posti di lavoro.
Ed è proprio questo il punto, il Fse può finanziare solo interventi finalizzati alla creazione di nuova occupazione e non può essere mai, dico mai, utilizzato come misura di sostegno al reddito così come Lettieri promette.
Lettieri poi non sa che, allo stato, è in corso di adozione da parte del Governo nazionale l’estensione della misura di Sostegno all’Inclusione Attiva (SIA), intervento che sostituirà la Carta acquisti sperimentale, che ha avuto una fase di sperimentazione già realizzata in dodici città tra cui proprio Napoli.
Bisognerebbe anche informare Lettieri, per evitare che continui a promettere a vuoto, che esiste agli atti del Consiglio Regionale un progetto di legge regionale per l’istituzione del reddito minimo garantito in Campania che sarà oggetto di un approfondito dibattito su questa misura di sostegno al reddito che dovrebbe riguardare tutti, e non solo gli over 50 come nella sua proposta.
Insomma proposte come queste andrebbero fatte tenendo conto dell’intero quadro normativo europeo, nazionale e regionale, perché la proposta lanciata nel modo in cui è stata formulata potrà essere utile per raccattare qualche voto, certamente non per dare concreto aiuto ai soggetti individuati e cioè gli over 50.
Del resto uno che aspira a fare il Sindaco dovrebbe sapere che tutte le azioni di governo pubbliche, da chiunque ente siano messe in campo, devono muoversi armonicamente all’interno del più complesso arco di norme e provvedimenti che chiamiamo Stato Sociale.
Il candidato civico Lettieri, quello che vuole i voti del centrodestra ma che poi se ne vergogna, esattamente come fa il suo amico Renzi, promette cose che non potrà mantenere.
La differenza con Marcello Taglialatela e con Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale sta anche in questo, la Destra quello che promette poi realizza!
?#?liberaNapoli? ?#?taglialatelasindaco?

In questi ultimi giorni di campagna elettorale mi sembra giusto sottolineare alcuni aspetti che, in particolare per il popolo di Destra e, più in generale, del centrodestra, dovrebbero orientare la scelta verso Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale e verso Marcello Taglialatela quale candidato Sindaco per Napoli.

Intanto partiamo da un dato oggettivo. Taglialatela è l’unico candidato Sindaco di Destra e/o di centrodestra perché altri si dichiarano di sinistra, di centrosinistra o espressione civica come nel caso di Lettieri.
Chi vota Lettieri deve sapere che sta votando per una persona amica di Renzi e di De Luca, espressione di un trasversalismo becero capace di mettere insieme di tutto di più pur di far passare lo “sfizio” di fare il sindaco a Napoli a questo avventuriero.
Chi vota per Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale non solo accetta con noi la sfida che abbiamo lanciato per il governo della città ma sta ponendo anche le basi per la necessaria ricostruzione del centrodestra ormai ineludibile.
Il centrodestra non può essere una sommatoria di partiti e soprattutto non può essere una coalizione la cui differenza è solo nei simboli. La ricomposizione del centrodestra deve ripartire da un lavoro di sintesi e condivisione di un progetto politico per l’Italia e di un modello di governo per le città.
Non ci appassionano i mecenati prestati alla politica siamo per una politica che abbia come obiettivo quello di garantire al nostro popolo quei diritti che consideriamo fondamentali per una società più giusta: SALUTE, LAVORO, CULTURA E AMBIENTE.
Ritengo necessario lavorare affinché il prossimo governo per Napoli costruisca un futuro reale che la politica miope di questi ultimi anni sta negando soprattutto alle giovani generazioni.
Il voto a Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale è quello a una destra moderna capace di cogliere le sfide del tempo che viviamo ma con una attenzione protesa soprattutto a difendere gli interessi di chi è più indietro.
Una destra sociale ancorata alla difesa della famiglia con una serie di valori non negoziabili tra i quali vi è la sovranità e l’interesse nazionale come presupposto per creare condizioni migliori per il popolo italiano.
Non crediamo utile un semplice atteggiamento rivendicazionista o vittimistico per il meridione, quanto l’affermazione di un principio di pari opportunità dove il Sud, e la sua capitale Napoli, possano essere messi in condizione di poter disegnare una propria prospettiva di sviluppo puntando sui fattori del turismo, del commercio e dell’artigianato, messi anche in relazione tra loro, oltre che sull’industria manifatturiera che è l’unica che nel mezzogiorno ha un senso compiuto.
Con la buona agricoltura e con un’industria che rispetti l’uomo e l’ambiente e con una produzione strettamente legata alle risorse del nostro territorio, prima tra tutte quella del mare, potremo rilanciare Napoli e il mezzogiorno.
Il voto a Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale è il sostegno a chi si proclama paladino dello sviluppo della nostra città perché non accada più che i nostri giovani e quelli delle generazioni che verranno siano ancora costrette a fuggire da qui o ad elemosinare una raccomandazione per un posto di lavoro.
Il Trasporto Pubblico Locale, la Sanità, la Formazione Professionale, le Politiche attive per il Lavoro e la spesa dei Fondi Europei sono i settori che abbiamo individuato come quelli sui quali bisogna immediatamente invertire la tendenza a Napoli.
Un grande lavoro di studio del territorio ha visto protagonista la classe dirigente di Fdi-An è stato fatto, ma ora bisogna passare ai fatti partendo dalla rinascita del porto e, più in generale, da tutte quelle attività che sono possibili sfruttando, nel pieno rispetto dell’ambiente, la risorsa mare.
Vogliamo costruire i nostri punti di forza mostrando con orgoglio la storia millenaria della nostra terra e le sue tradizioni secolari, la nostra identità e le nostre peculiarità, i nostri paesaggi e la cultura di Napoli.
La nostra unica colpa è quella di non esserci piegati a scelte di interesse che non dessero garanzie sul futuro della città, siamo colpevoli di voler difendere Napoli, di urlare che prima di tutto e di tutti vengono gli interessi dei napoletani, di lottare per una pura difesa degli interessi del territorio, siamo quei napoletani che non si arrendono e che votano la Destra.
Domenica 5 Giugno, l’unico voto utile sarà quello dato a chi tutto questo incarna ed interpreta:
alla lista Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale e a Marcello Taglialatela candidato Sindaco.

Luigi Rispoli

Durante la cerimonia per il restauro delle fontane del Seguro il Sindaco De Magistris preannunciò a breve la presentazione di un progetto per Piazza Mercato.
Debbo dire che questa volta, cosa rarissima, è stato di parola perché proprio ieri è stato presentato, insieme ad altri progetti, il PUA per Piazza Mercato.
Cosa prevede?
Una serie di interventi che erano stati già individuati dalla passata Giunta della Regione Campania durante la stesura del Grande Progetto “Centro storico di Napoli – Valorizzazione del sito Unesco” come, per esempio, la riqualificazione di Piazza del Carmine con la riconfigurazione del sagrato della Basilica del Carmine Maggiore e la riqualificazione degli edifici che compongono l’esedra del Seguro.
Il completamento della riqualificazione del complesso del Carminiello (come si ricorderà la gran parte delle facciate esterne è stata già oggetto di un intervento finanziato dall’allora Provincia di Napoli grazie al lavoro di chi vi scrive) e la realizzazione di un parcheggio interrato su Piazza Masaniello.
Tutte cose assolutamente condivisibili, ma allora va tutto bene?
No che non va bene, perché quello che ha presentato De Magistris è un semplice progetto, un elenco di desideri potremmo dire, privo della necessaria copertura finanziaria mentre il Grande Progetto “Centro storico di Napoli – Valorizzazione del sito Unesco”, fu approvato dalla Commissione Europea ed il cui valore era pari a 100 milioni di euro, di cui 75 finanziati dal Fesr.
Mi chiedo, ma non era meglio, caro Sindaco, che l’impegno del Comune fosse stato rivolto esclusivamente alla realizzazione del progetto del Centro Storico invece di farci perdere i finanziamenti?
Ultima annotazione rivolta ai residenti di Palazzo Ottieri.
Il nostro Sindaco, sempre all’interno del PUA, non ha resistito alla tentazione, che altri prima di lui avevano già avuto, di prevedere un intervento di “sostituzione o integrale riconfigurazione edilizia” dell’edificio.
Cosa significa?
Significa che il piano di De Magistris prevede l’abbattimento di Palazzo Ottieri e la sua ricostruzione, uso le parole del documento, “per consentire di formare un accesso diretto dalla piazza stessa al fronte costiero”.

Un ascelta che può essere condivisibile solo e meramente dal punto di vista accademico ma chi governa una città complessa come Napoli dovrebbe avere cura di proporre solo cose realmente realizzabili e non il libro dei sogni.
Naturalmente è quasi superfluo dire che di fronte ai vagheggiamenti di De Magistris si registra il silenzio più totale della Municipalità e di quei consiglieri che, specie in questi giorni, amano farsi fotografare vicino ad operai intenti nel proprio lavoro o a interventi già realizzati per i quali non hanno mosso un dito.

Piazza Mercato rappresenta una parte importantissima di Napoli per gli eventi storici che si sono succeduti in otto secoli; da sola quest’area rappresenta un altro museo a cielo aperto di questa città ed ha tutte le potenzialità per costruire una autonoma prospettiva di sviluppo capace di riempire i tanti negozi vuoti e di creare occupazione per i nostri giovani.
La messa in connessione dei fattori del turismo, del commercio e dell’artigianato, possono creare un ciclo virtuoso che potrebbe far uscire Piazza Mercato dal degrado, anche quello sociale ed economico, nel quale è sprofondata nella indifferenza di chi ci ha finora governato.

(OMNINAPOLI) Napoli, 31 MAR – “Solidarietà e vicinanza ai lavoratori di Almaviva e Gepin in lotta per il lavoro. 620 lavoratori dislocati tra le sedi di Napoli e Casavatore a cui è stato annunciato l’imminente licenziamento. Una vergogna frutto degli effetti del Jobs Act. Una riforma del lavoro, quella voluta da Renzi e dal suo Governo, che invece di creare nuovo sviluppo e nuova occupazione sta unicamente aumentando il precariato ed i licenziamenti. Come Fratelli d’Italia – An siamo vicini a questi lavoratori ed alle loro famiglie e metteremo in campo tutte le azioni politiche necessarie affinché la loro battaglia vada a buon fine”. E’ quanto dichiarato in una nota da Luigi Rispoli, Presidente cittadino di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale Napoli.