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la politica per passione

Non smetterò mai di sognare un mondo migliore. Luigi Rispoli

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Categoria: Internet

Mi ha molto colpito la notizia che molti quotidiani hanno riportato in prima pagina e che riguarda quei 20 ragazzi, nella sola provincia di Napoli, che nella notte di Capodanno sono stati ricoverati all’ospedale Cardarelli in coma etilico.
Una notizia ancor più grave se paragonata al bilancio dei feriti dei botti nella stessa sera che quest’anno si sono ridotti, sempre a Napoli, a 35 rispetto alle centinaia che si registravano negli scorsi anni, segnale evidente della efficacia delle diverse campagne di comunicazione che spesso hanno visto in prima persona proprio le forze di polizia.
L’aumento considerevole di giovani che consumano alcolici (vino, birra e amari) è ancor più preoccupante perché il fenomeno si riscontra soprattutto nella fascia di età di giovanissimi che va dai 14 ai 17 anni con un incremento costante.
La cultura del bere attualmente diffusa tra i giovani, consumo che tende ad accentuarsi fuori dai pasti, modifica sempre più le abitudini mediterranee che, invece, consideravano il consumo quale parte integrante dell’alimentazione.
L’aspetto che più mi fa arrabbiare è che questo modello di vita è ormai una “moda” diffusissima tra giovani e giovanissimi che lo fanno una sera, magari nel week-end quando magari possono far tardi la sera, mentre per la restante parte della settimana poi non toccano un dito di alcol.
Questo comportamento li fa sentire convinti di poter gestire il problema al riparo dalla dipendenza e dalla possibilità di divenire alcolisti, anche se proprio questi giovani sono quelli che rischiano di più perché, secondo alcuni studi, la pratica portata avanti nel tempo di alternare l’ubriacatura all’astinenza, ha effetti sul cervello molto più devastanti del bere di continuo.
Purtroppo anche la tv ha le sue responsabilità. Sempre più spesso programmi di intrattenimento, fiction e pubblicità collocano il bere in un contesto di normalità e sempre più spesso lo associano ad immagini di successo, anche attraverso il ricorso a testimonial d’eccezione che tanta influenza hanno sui giovani.
I dati che sono stati raccolti dal Ministero della salute ci confermano la gravità del fenomeno e la larga diffusione tra i giovanissimi, anche nella fascia tra i 13 e i 15 anni, dell’abuso di alcol che escono di casa con il preciso intento di ubriacarsi.
Anche gli incidenti stradali del sabato notte, che sono spesso la prova di alcune bravate eseguite dai giovani per mostrare al gruppo di amici il proprio coraggio, trae le sue motivazioni nell’uso eccessivo di alcol che precede il ritorno in auto, che provoca l’immagine di gioia e dello star bene che tipica dell’ubriacatura.
Sono convinto che i proprietari dei locali potrebbero contribuire in maniera notevole ad arginare il fenomeno oltre che a salvare, sia pure in modo indiretto, molte vite di giovani se solo chiudessero i propri locali ad un’ora più ragionevole e se, soprattutto, si rifiutassero di servire alcolici ai minorenni o, almeno, a quelli al di sotto dei sedici anni, limite fissato dalla legge.
Il tema dell’alcol è rimasto sempre in un preoccupante cono d’ombra, così che i giovani ancora oggi non conoscono tutte le conseguenze e le malattie che ne derivano dall’uso frequente. Ma oggi dobbiamo accendere i riflettori su questo fenomeno perché il bere fa più morti della droga fra i giovani.
I sabato sera, è ormai una routine, che genitori ignari, e disperati, devono recarsi in ospedale perché i propri figli, sono lì, vittime d’incidenti perché ubriachi o perché finiscono in coma etilico, scoprendo un aspetto dei propri figli che fino ad allora non avevano mai considerato.
La pratica più diffusa è quella dei cosiddetti binge drinking, e cioè il consumo di più bevande in grandi quantità e in poche ore, per raggiungere la sbronza. Una specie di rito sempre più diffuso con giovanissimi che ovunque arrivano con buste di bottiglie di birra, e tutti insieme, bevono fino ad intontirsi, fino a vomitare.
Una nazione senza giovani, si sa, non ha futuro. Si dice che essi sono il nostro più grande capitale sul quale investire, specie al sud. Preservarli, quindi, da fenomeni di tale degenerazione diventa un dovere sociale.
Loro oggi si sentono, probabilmente, soli e fragili, senza mete, non hanno progetti di vita forse perché hanno già tutto. Li incontri e ti rendi conto che rispetto alla tua generazione sono solo più deboli, impauriti, e senza alcun spirito di iniziativa.
Dobbiamo lavorare iniziando da noi stessi perché la formazione dei giovani inizia prima di tutto nelle mura domestiche, nella famiglia. Lo dobbiamo fare assumendo comportamenti improntati ad una maggiore coerenza nel rispetto delle regole e delle leggi ponendoci il problema di dover essere esempi positivi nei confronti dei nostri figli.
Dopodiché c’è il mondo esterno e la società nella quale viviamo dalla quale dobbiamo pretendere, con uguale rigore, non inutili ed episodiche belle parole, ma modelli di vita positivi da diffondere su larga scala che tengano i giovani lontani dall’alcol, programmi di prevenzione e diffusa consapevolezza che l’alcolismo è una emergenza sociale.
Luigi Rispoli

pubblicato dal ROMA il 04/01/2018

Le indagini proseguono per individuare i componenti della babygang che ha accerchiato e aggredito Arturo, il 17enne accoltellato alla gola e al torace nel pomeriggio di lunedì scorso nella centrale via Foria, ma a Napoli, dopo che si è esaurito il solito inutile rituale della marcia di solidarietà, l’episodio sembra ormai già dimenticato.
Troppi sono gli episodi accaduti anche in questo 2017 nella nostra città che mostrano una violenza bruta, vile e come nel caso di Arturo, inutile. Soprattutto spropositata ed eccessiva rispetto allo scopo delinquenziale che gli autori dell’atto si sono prefissati.
Bando alla ipocrisia che spesso caratterizza il dibattito su questo tema bisogna affermare con decisione e determinatezza che questo eccesso di violenza è figlio dell’eccesso di impunità che ormai pervade la nostra società.
Chi agisce in questo modo lo fa con la certezza che non verrà mai punito adeguatamente rispetto alla gravità della sua azione e delle sue conseguenze. È facile, quindi, lasciarsi anche trascinare a compiere atti delinquenziali.
Se non ripristiniamo lo Stato di diritto che in questi anni, pezzo dopo pezzo, è stato completamente smantellato, poi non ci possiamo sorprendere o lamentare se chi compie un’azione criminale, sapendo che in ogni caso non resterà dietro le sbarre di un carcere per un periodo adeguato al reato commesso, lo commetterà pensando che vada come vada tanto non mi accadrà nulla.
L’unico deterrente che conosco è quello legato ad una giustizia vera che garantisce la certezza della pena che costringerebbe molti a fare un deciso passo indietro davanti alla prospettiva di un arresto senza continuare in una situazione nella quale ogni reato ha conseguenze tragiche solo per chi lo subisce.
I magistrati applicano le leggi che hanno a disposizione e non hanno colpa se negli anni qualcuno ha smontato in senso garantista il Codice Penale per cui oggi abbiamo un problema di norme che non sono adeguate al fenomeno che si deve contrastare, ai nostri tempi, e che non rispondono al senso di giustizia che il cittadino pretende.
Il cittadino che non vede in galera chi commette reati, perde inevitabilmente fiducia nella Giustizia e nello Stato con gravi danni proprio al tessuto sociale della nostra nazione. Viceversa io penso che punire adeguatamente chi delinque avvicini il cittadino allo Stato oltre ad essere la prima attività nel campo della prevenzione.
Napoli è una realtà unica in tutti i sensi. È fatta di luoghi complessi e carichi di storia, bellezza e tradizioni dove dunque esistono tutte le risorse culturali e morali per contrastare il fenomeno criminalità, ma è fatta anche di tanto degrado sociale, di periferie abbandonate, di opportunità di lavoro che non ci sono e di giovani che prima ancora delle istituzioni impattano la camorra governata con regole che funzionano e che a volte regalano maggiori certezze anche rispetto al futuro.
Le stese, le aggressioni gratuite, le risse, le provocazioni, non sono altro che esercizi dove Napoli diventa palestra per i futuri camorristi e delinquenti. Napoli appare ancora come una città violenta. Le famiglie camorristiche esistono ancora. Le redini dei clan, però, le hanno ormai saldamente in mano le ultime generazioni, giovani violenti come molti episodi ci hanno raccontato.
Non si tratta di lanciare inutili allarmi o, al contrario, di voler sminuire il fenomeno. Bisogna affrontare il fenomeno con una presa di coscienza collettiva consci che il fenomeno dell’illegalità lo dobbiamo combattere tutti insieme anche con piccoli gesti quotidiani che diano il senso di un rispetto delle regole che in questa città non esiste.
Bisogna investire sui nostri giovani garantendo loro una educazione e una formazione senza che nessuno venga lasciato da solo, con la consapevolezza che se ignorati e senza prospettiva allora possono diventare quello che nessuno vorrebbe diventare.
Una nuova Napoli è possibile, avviare un nuovo Rinascimento si può. Ma la condizione è che nessuno si chiami fuori e che tutti metabolizzino il concetto che Napoli è di tutti noi, nessuno escluso.
Luigi RISPOLI
intervento pubblicato dal ROMA il 28 dicembre 2017

IL MIO FONDO PUBBLICATO DAL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO DEL 05/10/2017 NELL’AMBITO DEL DIBATTITO SULLA DESTRA A NAPOLI APERTO SULLO STESSO QUOTIDIANO DA UN ARTICOLO DI MARCO DEMARCO.

Egregio Direttore, pur condividendo la considerazione sullo stato attuale della Destra a Napoli credo, però, che alcune precisazioni sul fondo del dott. Marco De Marco vadano fatte.
Innanzi tutto non ritengo che a Napoli, da Lauro in poi, non ci siano state in città personalità di rilievo espressioni del mondo di destra. Basti pensare che nella nostra città, attraverso la figura di Gianni Roberti, vi era la mente operativa della CISNAL, il sindacato, erede del sindacalismo nazionale e rivoluzionario di Filippo Corridoni, che per anni si è contrapposto sui luoghi di lavoro allo strapotere di CGIL, CISL e UIL.
Potremmo ricordare ancora Nicola Galdo, che fu autore di una proposta di Piano Regolatore, lo stesso Gianni Roberti che fu presentatore e relatore della proposta di legge speciale per Napoli e la nascita di Università Europea che fu grande protagonista in città della primavera del 68.
Il MSI ebbe una classe dirigente di altissimo profilo anche a cavallo degli anni 70 ed 80. Basti ricordare figure come Marcello Zanfagna, Franco Pontone, Antonio Mazzone, Pietro Pirolo, Nando Di Nardo, Adriana Palomby, Ninò Imperatore ecc. ecc.
Tra questi certamente un ruolo importante lo ricoprì Antonio Parlato. Egli fu, insieme a Pino Rauti, colui il quale immaginò una destra capace di rompere gli schemi entro i quali fino ad allora era stata confinata, per diventare un’altra destra, sociale e culturale, aristocratica e poi popolare, radicale, movimentista, europea e rivoluzionaria, capace di competere con la sinistra su temi come l’ambiente e la giustizia sociale ed ispiratrice della corrente culturale della “Nouvelle Droite” di Alain De Benoist.
Il suo ruolo nazionale non gli impedì di occuparsi delle vicende della sua città. Fu proprio durante il periodo nel quale ricoprì la carica di Segretario Provinciale del MSI che fu scritto il Progetto per Napoli Capitale. Un documento ancora attuale che rimane ancora oggi l’unico progetto che abbia tentato, in maniera organica, di rispondere ai problemi secolari della nostra città.
E poi ci fu l’esperienza esaltante di Rastrelli governatore della Campania che, come tutti ricorderanno fu interrotta da un intrigo di palazzo che è stato bollato come “ribaltone” e che diede il la a tutta una serie di norme per impedire il ripetersi di episodi così vergognosi.
Alla Destra napoletana, e mi consenta di rivendicare orgogliosamente una distanza dagli amici di Forza Italia, quello che oggi manca è certamente una leadership credibile ma anche la capacità di far politica a colpi di idee e visioni del mondo.
E’ mancato, finora, una destra che superi definitivamente il richiamo al fascismo come unica ragione della propria esistenza per raccogliere le sfide dei nostri giorni recuperando temi a noi care come il superamento della lotta di classe e la messa in discussione del capitalismo finanziario e dell’UE, lottare per garantire proprio quei diritti che qui sono negati e che noi consideriamo fondamentali per una società più giusta: salute, lavoro, cultura e ambiente.
Ma, per venire al nocciolo della questione e ad una Destra che oggettivamente a Napoli oggi è in grave crisi vorrei inserire un ulteriore elemento di riflessione che riguarda la politica tutta, destra e sinistra, cattolicesimo e neoliberismo.
La crisi che colpisce Napoli non è solo economica e sociale, ma anche e soprattutto culturale. La città ha perso completamente una propria identità e sembra incapace di percorrere una strada per tirarsi fuori dalle sabbie mobili nelle quali sembra intrappolata. Vive chiusa in se stessa e ha perso la sua forza che era costituita principalmente dalla capacità di agire al di fuori di schemi consueti e datati.
Gli interessi particolari, specie quelli di una borghesia corrotta e svogliata, sono sempre prioritari rispetto a quelli della stragrande maggioranza dei napoletani, dove l’unica regola che vige è quella che tutto deve restare tristemente così com’è perché ogni opportunità di sviluppo è guardata con sospetto perché altera equilibri che sono ritenuti eterni.
Proprio questo clima ha prodotto il fenomeno De Magistris, rivoluzionario del nulla, sostenitore di tutto ed il contrario di tutto. Dalla bandana alla bandiera catalana, mi sembra che il percorso fotografi a pieno il personaggio del Sindaco che meglio di altri, evidentemente, ha saputo approfittare della crisi politica della città.
Napoli, per questo, oggi appare come una città immobile, dove i giovani non trovano opportunità e le fasce più deboli della società scivolano nella povertà e nell’abbandono.
In una situazione del genere la Destra dovrà essere in grado di proporre alla città un modello di governo alternativo puntando decisamente ad un cambiamento radicale, da realizzare concretamente attorno a valori fondamentali come lo sviluppo, la tutela dell’ambiente e un nuovo modello di welfare municipale.
Aprire la città all’area metropolitana agendo con il territorio e creando quelle sinergie con gli altri comuni per rimettere in moto lo sviluppo. Napoli è al centro di una Area vasta e con l’istituzione della città metropolitana si deve guardare ad un orizzonte più vasto per riequilibrare funzioni e servizi sul territorio.
Una destra sociale ancorata alla difesa della famiglia ed alla attenzione per le fasce del disagio sociale con una serie di valori non negoziabili tra i quali, la sovranità e l’interesse nazionale, può ancora candidarsi a recitare un ruolo da protagonista nella città di Napoli.

Luigi Rispoli
Ex Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli

La vicenda degli staffisti che De Magistris vuole assumere in accordo con tutti i consiglieri della Città Metropolitana richiama l’attenzione su una istituzione che ormai avevamo dimenticato, distrutta nel ruolo e nelle funzioni dalla cosiddetta riforma Del Rio.
Al di là della inopportunità della scelta fatta a Piazza Matteotti, la vicenda degli staffisti rischia di far perdere di vista la enorme responsabilità politica del Sindaco per aver sin qui utilizzato l’ex provincia esclusivamente come camera di compensazione per gli equilibri della sua maggioranza di palazzo San Giacomo strafregandosene, invece, dei servizi che l’ente comunque avrebbe dovuto garantire ai cittadini.
La Città Metropolitana, pur nel “papocchio” che il Governo Renzi ci ha consegnato, potrebbe ancora oggi, come ente di governo di area vasta, svolgere un ruolo importante tenendo conto che l’area metropolitana di Napoli ha delle peculiarità che la distinguono nettamente dalle altre: l’alta densità di popolazione; una città capoluogo dove si concentra circa un terzo degli abitanti della Regione oltre che la gran parte delle attività culturali ed imprenditoriali; la presenza di comuni che per numero residenti potrebbero in gran parte essere considerati, in altre realtà, altrettanti capoluoghi di provincia.
In questo quadro e considerato la contiguità dei centri urbani risulta evidente che temi come quelli della crescita economica, della formazione professionale, della pianificazione territoriale ed urbanistica, dei trasporti e della viabilità, delle infrastrutture, dell’ambiente, della sanità, della scuola, del turismo e dell’assistenza, avrebbero la necessità di essere governati con scelte chiare e con una visione di area vasta e sovracomunale che potrebbero trovare sintesi proprio in una istituzione come la città metropolitana.
Per rendere incisiva l’azione di governo della città metropolitana di Napoli andrebbe garantito, però, una governance autorevole che solo l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano può garantire, consentendo agli elettori di tutta la provincia di poter scegliere chi deve governare l’Ente eliminando l’attuale meccanismo di cooptazione del sindaco del comune capoluogo che, di fatto, esclude dalla scelta i cittadini degli altri 91 comuni della provincia creando una distanza abissale tra Piazza Matteotti e le comunità amministrate.
Lo statuto della Città Metropolitana di Napoli, adottato con deliberazione della Conferenza Metropolitana n.2 dell’11 giugno 2015, all’art. 18 ha previsto il sistema della elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano ma, in coerenza con la legge statale, lo condiziona alla ripartizione in zone dotate di autonomia amministrativa del territorio del Comune capoluogo.
De Magistris, che inserì questo articolo perché frutto di un accordo con tutte le forze politiche necessario per approvare lo Statuto, ha la grande responsabilità politica di aver fatto scivolare nel dimenticatoio questa possibilità e di non aver adottato, da Sindaco di Napoli, alcun atto amministrativo necessario a rendere effettiva la previsione del predetto art. 18.
Su questo punto, a mio avviso, le forze politiche, in particolare quelle di opposizione, dovrebbero incalzare l’ex magistrato e la sua giunta, perché l’area metropolitana di Napoli ha bisogno, oggi più che mai, di una programmazione complessiva di sviluppo dell’area metropolitana.
Napoli Est e Bagnoli, ad esempio, risentono ancora oggi di una visione limitata ad una dimensione comunale. Immaginate se la strategia di sviluppo di queste due aree dismesse, alle quali abbiamo affidato gran parte delle speranze per il futuro di Napoli, potessero giovarsi di una prospettiva che tenga conto di tutta l’area che le circonda compreso quella dei comuni limitrofi in modo da poter disegnare una strategia complessiva in cui funzioni ed infrastrutture vengono individuate con un punto di vista che vada oltre la cinta urbana.
Ma anche servizi, come quello del trasporto pubblico locale, la gestione del ciclo dei rifiuti o quello della fornitura dell’acqua, andrebbero organizzati su scala metropolitana.
Si apra su questo punto un grande dibattito tra le forze politiche in città perché la città metropolitana può ancora rappresentare, pur nella approssimazione di una riforma discutibile, una opportunità, non la facciamo diventare l’ennesima occasione perduta.

(OMNINAPOLI) Napoli, 24 LUG – “Alloggi pronti da 2 anni ed a rischio occupazione mentre le famiglie avente diritto sono lasciate nell’abbandono”. Così Luigi Rispoli, segretario provinciale del Sindacato Inquilini ASSOCASA commentando la incredibile vicenda che stanno vivendo alcune famiglie del Rione De Gasperi di Ponticelli. “L’amministrazione De Magistris -ha continuato Rispoli- ha gestito malissimo la vicenda del Rione De Gasperi determinando una situazione di isolamento e degrado che si vive dentro e fuori dai palazzi che sono in parte murati e in parte ancora abitati. L’accordo di programma, che prevedeva anche l’intervento di edilizia sostitutiva, prometteva a tutti gli abitanti una prospettiva di miglioramento complessivo della situazione abitativa è stato invece trasformato da questa amministrazione nell’ennesima occasione sprecata con un imbarazzante vuoto amministrativo che ci ha portati alla situazione di oggi. Le famiglie vivono in una situazione di precarietà tra topi e rifiuti in case fatiscenti a cui da anni non viene garantito alcun intervento di manutenzione attendendo di essere trasferiti nei nuovi alloggi peraltro già pronti da due anni ma il Comune ha saputo trasformare per queste famiglie la felice prospettiva di poter andare a vivere in alloggi nuovi in un vero e proprio incubo. Lo IACP di Napoli -ha dichiarato il sindacalista- ha anche scritto al Prefetto di Napoli segnalando il pericolo di occupazione che deriva dal continuo dilatare nel tempo della assegnazione degli alloggi da parte del Comune di Napoli, occupazione che finora si è potuta evitare grazie alla attivazione di un servizio di vigilanza privata che comune rappresenta uno spreco di danaro pubblico. L’Assocasa ha chiesto un incontro all’amministrazione perché è venuto il momento di dare certezze a queste famiglie presentando loro un cronoprogramma che garantisca tempi certi circa la completa conclusione della fase di passaggio ai nuovi alloggi nonché la ristrutturazione di alcune palazzine per collocarvi quelle in esubero. Finora -ha concluso Luigi Rispoli- l’Amministrazione Comunale è stata sorda ad ogni richiesta degli inquilini e si è comportata, rispetto ad altre situazioni i cui interlocutori erano politicamente a lei vicina, con il metodo dei due pesi e delle due misure, ma l’Assocasa intende portare a soluzione la vertenza dando stabilità abitativa agli aventi diritto”. 

#DeMagistris ha esultato perché una sentenza del Consiglio di Stato su Bagnoli sui ricorsi presentati dall’amministrazione dello stesso de Magistris e dalla curatela fallimentare di Bagnolifutura ha riconosciuto le competenze del Comune e ha spianato la strada ad un successivo passo per poter ottenere dalla Consulta l’ok ad un maggiore coinvolgimento di Palazzo San Giacomo e ad una sua più ampia valorizzazione.
Su questo argomento sono stato sempre schierato dalla parte di chi sosteneva l’illegittimità del provvedimento con il quale Renzi di punto in bianco esautorava il Comune di Napoli dalle competenze ad esso affidate dal T.U.E.L. in materia urbanistica istituendo la figura di un commissario ed una cabina di regia per portare avanti la rigenerazione urbana di Bagnoli.
Ero e sono contrario nonostante #DeMagistris perché un paese deve essere governato nel rispetto delle regole che devono valere sempre e per tutti anche quando, come nel caso di #Napoli, ci troviamo di fronte ad un Sindaco palesemente incapace.
L’atto di imperio di #Renzi, dunque, non ha portato ad alcun risultato, e concretamente ha fatto perdere solo altro tempo su questa soap opera che si chiama Bagnoli e che tiene bloccato lo sviluppo di quell’area e dell’intera città.
Ciononostante non possiamo dimenticare le gravi responsabilità di De Magistris che partono da quella vicenda, ormai nota, dei 50 milioni di euro ricevuti dal Comune di Napoli nel 2011 per la bonifica di Bagnoli da parte del Ministero dell’Ambiente, fondi voluti fortemente dal Sindaco De Magistris ma mai utilizzati per questo scopo e di cui si sono perse le tracce.
Per finire con il fallimento della società pubblica “Bagnoli Futura” che avrebbe dovuto gestire e guidare il progetto di riconversione dell’area e che nell’era della rivoluzione arancione ha fatto solo passi indietro fino alla definitiva chiusura.
Bagnoli rappresenta il più grande fallimento della classe politica di sinistra che ha governato Napoli ed è letteralmente ferma da molti anni e la decisione di ieri, con inevitabile strascico davanti alla Corte Costituzionale può far piacere all’una o all’altra parte, a De Magistris o a Renzi, ma certamente non ai napoletani che vedono ancora una volta allontanarsi l’avvio delle bonifiche e dei lavori in quell’area.
Bagnoli ha bisogno di una nuova pianificazione urbanistica che marchi una scelta decisa per valorizzare il contenuto e la vocazione turistica dell’area ed è assurdo che mentre in qualsiasi altra parte del mondo quell’area rappresenterebbe una risorsa infinita per il rilancio della città, qui siamo prigionieri di una sinistra incapace si chiami essa De Magistris o Renzi.

(OMNINAPOLI) Napoli, 25 MAG – “Il Capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia – An, Fabio Rampelli, ha presentato una Interrogazione a risposta scritta sulla concessione ai Centri Sociali, da parte della Giunta Comunale, di alcuni immobili di proprietà comunale”. A darne notizia Luigi Rispoli della Direzione Nazionale del partito di Giorgia Meloni e presidente della associazione Volontari per #Napoli. “L’interrogazione di Rampelli – ha dichiarato Rispoli – indirizzata al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, mette in evidenza un ulteriore aspetto gravissimo del comportamento di De Magistris e della sua Giunta, e cioè che in questo modo, tra l’altro, non si tutelano beni di notevole valore culturale come quelli occupati compromettendone la conservazione e, soprattutto, la piena fruizione pubblica”. Rampelli, nel suo atto ispettivo, scrive: “Secondo la giunta la motivazione dei provvedimenti consiste nella fruizione collettiva e civica dei beni patrimoniali dell’ente locale, ma, in realtà, attraverso il meccanismo della concessione a privati le proclamate finalità collettive, verrebbero vanificate. Concedendo i propri beni patrimoniali a soggetti che li detengono per i loro scopi privati – continua Rampelli – perfino precludendone l’accesso generalizzato alla cittadinanza, si impedirebbe la fruizione pubblica degli stessi. Nei provvedimenti adottati dalla Giunta Comunale, per di più, non si fa alcun riferimento alle modalità attraverso le quali avverrà la concessione dei cosiddetti ai soggetti utilizzatori ed, inoltre, occorre rilevare che i costi di gestione di detti immobili, in assenza di esplicito accordo, benché gli stessi siano concessi a privati, dovrebbero rimanere a carico del bilancio comunale”. “La nostra – ha continuato l’ex presidente del Consiglio Provinciale, Luigi Rispoli – è una battaglia per la legalità e per il ripristino delle regole democratiche in questa città. Noi diciamo chiaramente che, indipendentemente dagli atti di violenza che di continuo li vedono protagonisti, i centri sociali sono comunque soggetti che operano al di fuori della legge perché attuano le occupazioni abusive di beni pubblici. Non si può più tollerare che a Napoli ci sia gente che sta per anni in edifici altrui e che, in caso di sgombero, rientrano dopo poco. Se di fronte a queste cose ci si gira dall’altra parte, non bisogna sorprendersi quando ci troviamo le piazze sfasciate come è accaduto in occasione della manifestazione di Salvini. Se uno sa che a violare la legge e a commettere reati non gli succede niente, ma anzi avrà il sostegno del Sindaco De Magistris, finirà per diventare sempre più arrogante e violento. Per questo motivo andrebbero perseguiti anche tutti gli ospiti dei centri sociali a partire da tutti quegli artisti che si esibiscono a pagamento in queste strutture. Essi infatti sono complici degli occupanti, ed in questo modo condividono il reato di occupazione abusiva, oltre a quelli di violazione di domicilio, disturbo alla quiete pubblica, danneggiamento, ecc. La nostra attività – conclude Rispoli – è per il ripristino delle regole in città e per il superamento della attuale situazione di emergenza democratica che viviamo in questo momento”


(OMNINAPOLI) NAPOLI, 15 MAG – Per Luigi Rispoli, presidente dei Volontari per #NAPOLI, associazione sovranista, “le dichiarazioni farneticanti di Eleonora de Majo, consigliere comunale di DemA, confermano le nostre preoccupazioni sulla minaccia alla democrazia che oggi i centri sociali rappresentano a NAPOLI e sui collegamenti che essi hanno con il Sindaco De Magistris.Definire “attacco ingiustificato” un intervento di controllo dei Carabinieri in uno spazio pubblico occupato abusivamente o, peggio ancora, o parlare come fanno sulla loro pagina Facebook gli attivisti di Insurgencia “Degli abusi in divisa, degli uomini che aggrediscono gli studenti, dei corpi delle forze dell’ordine che si accaniscono sui venditori ambulanti, entusiasti di poter finalmente applicare il decreto Minniti” significa riportarci indietro di anni ed utilizzare il linguaggio sovversivo che noi abbiamo già conosciuto negli anni di piombo”. Quindi “Bisogna mobilitare la NAPOLI silenziosa e laboriosa, quella che ogni giorno si tira su le maniche per rilanciare l’immagine della città e sopperire alla assenza dell’amministrazione comunale, che sono stufi di sopportare queste attività notturne, come quella di sabato a Mezzocannone, organizzate durante l’anno. Feste, discoteche, party di autofinanziamento: tutto in maniera più o meno illegale, realizzato senza autorizzazioni di sorta in locali spesso occupati con attività che nulla hanno a che vedere con la cultura e che comunque sono spacciate per tali.”

“Ancora una occupazione abusiva di una proprietà comunale: Questa volta l’occupazione ha riguardato uno spazio di proprietà comunale sito in Vico Sottomonte ai Ventaglieri, angolo Vico Lepre. Una vecchia Chiesa già utilizzata come Ufficio Informagiovani di cui, sfondando la porta, un sedicente “Comitato salviamo il Pellegrini” ha preso possesso per insediare l’ennesimo Centro Sociale”.

Questo il senso di una nota di Luigi Rispoli, già presidente del Consiglio Provinciale di Napoli nonché Presidente dei “Volontari per Napoli”, organizzazione che la settimana scorsa unitamente ai “Volontari per l’Italia” ha presentato alla Procura presso la Corte dei Conti un esposto proprio sulle occupazioni dei Centri Sociali a Napoli.

“La cosa incredibile – ha proseguito Rispoli – è che il Comune pochissimi giorni fa con deliberazione di G.C. n. 221 del 02/05/2017 aveva perfezionato l’assegnazione del bene ad un gruppo di associazioni che hanno partecipato ad un avviso pubblico per realizzare un progetto finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri denominato ‘Fork people to change’.

Le associazioni Sagapò, M.U.N.I. Onlus, Informatici senza Frontiere Onlus, PerMicrolab Onlus e le società loro partner The Hub Roma s.r.l., Make a cube s.r.l. e Meridonare s.r.l. - spiega l’esponente di VpN - hanno avuto la beffa di vedersi scippato quello spazio necessario per poter realizzare il loro progetto nonostante si fossero impegnate ad investire 25.000,00 €uro per ristrutturare quei locali e che, dopo i primi due anni, avrebbero pagato un canone di locazione di € 1.245,00 al mese. Un danno notevole – si legge ancora – anche per le casse del Comune che avrebbe presupposto tutt’altro tipo di reazione da parte del Sindaco De Magistris che, invece, non solo non ha avviato o forse non ha bloccato, le procedure per sgomberare lo spazio ma addirittura, come lui stesso ha reso noto a margine di una cerimonia all’Ordine dei Medici, ha accolto gli occupanti a Palazzo San Giacomo in pompa magna sostenendoli politicamente. Qui ormai non c’è più solo un problema di danno erariale a danno del Comune e, quindi, dei napoletani. Ci troviamo – aggiunge Rispoli - purtroppo di fronte ad un preoccupante fenomeno che minaccia seriamente, come abbiamo già avuto modo di verificare, l’ordine pubblico in città. Il Sindaco favorendo e promuovendo le occupazioni sta determinando una gravissima emergenza democratica in città concedendo spazi pubblici, in barba alle leggi ed ai regolamenti, a soggetti anacronistici e molto violenti. Dei veri e propri incubatori di violenza che non risparmiano nessuno che non sia schierato con il Sindaco. Imbracciano mazze, danno fuoco alle auto, picchiano i poliziotti nascondendo il volto dietro il passamontagna. Chiederemo al Questore – ha quindi concluso Luigi Rispoli – di intervenire e controllare questi ‘centri sociali’ pericolosi sparsi in tutta Napoli che negli ultimi anni si sono resi protagonisti di inaudite violenze”.

Alla follia di #DeMagistris non c’è limite. Ora dichiara: “In questi giorni hanno messo in campo insidiose, subdole, cattive e anche violente azioni per metterci seriamente in difficoltà e provando a impedirci di approvare il bilancio in Giunta. Non ci sono riusciti e non riusciranno ad arrestare la rivoluzione”.
Ma di quale rivoluzione parla questo signore. Quella che impedisce il trasporto scolastico agli alunni disabili? O si riferisce al fatto che tanti alunni disabili non possono fare pipì a scuola perché non c’è nessuno che li accompagna in bagno? Quella che determina l’aumento del trasporto pubblico? Forse si riferisce a quella che ha colpito le fasce più deboli dei napoletani che non godranno più dell’esenzione sull’addizionale Irpef? Pensa che sia rivoluzionario tagliare di 130mln di €uro la spesa sociale del Comune? O forse concedere gratis immobili comunali ai suoi amici dei Centri Sociali lo considera un atto rivoluzionario?
#Napoli merita rispetto ed un Sindaco che invece di giocare a fare il Che Guevara a pane ‘e puparuole governi e governi seriamente con soluzioni reali senza dover ogni volta essere costretta ad ascoltare il mantra dei poteri forti che gli impedirebbero di fare le cose.
La logica che è sempre colpa di qualcun altro non va più bene. La città è in uno stato di completo abbandono e cercare di distogliere l’attenzione con i suoi proclami non funziona più.
#Napoli merita di più.