Vai ai contenuti

la politica per passione

Non smetterò mai di sognare un mondo migliore. Luigi Rispoli

Archivio

Tag: alleanza nazionale

Mi ha molto colpito la notizia che molti quotidiani hanno riportato in prima pagina e che riguarda quei 20 ragazzi, nella sola provincia di Napoli, che nella notte di Capodanno sono stati ricoverati all’ospedale Cardarelli in coma etilico.
Una notizia ancor più grave se paragonata al bilancio dei feriti dei botti nella stessa sera che quest’anno si sono ridotti, sempre a Napoli, a 35 rispetto alle centinaia che si registravano negli scorsi anni, segnale evidente della efficacia delle diverse campagne di comunicazione che spesso hanno visto in prima persona proprio le forze di polizia.
L’aumento considerevole di giovani che consumano alcolici (vino, birra e amari) è ancor più preoccupante perché il fenomeno si riscontra soprattutto nella fascia di età di giovanissimi che va dai 14 ai 17 anni con un incremento costante.
La cultura del bere attualmente diffusa tra i giovani, consumo che tende ad accentuarsi fuori dai pasti, modifica sempre più le abitudini mediterranee che, invece, consideravano il consumo quale parte integrante dell’alimentazione.
L’aspetto che più mi fa arrabbiare è che questo modello di vita è ormai una “moda” diffusissima tra giovani e giovanissimi che lo fanno una sera, magari nel week-end quando magari possono far tardi la sera, mentre per la restante parte della settimana poi non toccano un dito di alcol.
Questo comportamento li fa sentire convinti di poter gestire il problema al riparo dalla dipendenza e dalla possibilità di divenire alcolisti, anche se proprio questi giovani sono quelli che rischiano di più perché, secondo alcuni studi, la pratica portata avanti nel tempo di alternare l’ubriacatura all’astinenza, ha effetti sul cervello molto più devastanti del bere di continuo.
Purtroppo anche la tv ha le sue responsabilità. Sempre più spesso programmi di intrattenimento, fiction e pubblicità collocano il bere in un contesto di normalità e sempre più spesso lo associano ad immagini di successo, anche attraverso il ricorso a testimonial d’eccezione che tanta influenza hanno sui giovani.
I dati che sono stati raccolti dal Ministero della salute ci confermano la gravità del fenomeno e la larga diffusione tra i giovanissimi, anche nella fascia tra i 13 e i 15 anni, dell’abuso di alcol che escono di casa con il preciso intento di ubriacarsi.
Anche gli incidenti stradali del sabato notte, che sono spesso la prova di alcune bravate eseguite dai giovani per mostrare al gruppo di amici il proprio coraggio, trae le sue motivazioni nell’uso eccessivo di alcol che precede il ritorno in auto, che provoca l’immagine di gioia e dello star bene che tipica dell’ubriacatura.
Sono convinto che i proprietari dei locali potrebbero contribuire in maniera notevole ad arginare il fenomeno oltre che a salvare, sia pure in modo indiretto, molte vite di giovani se solo chiudessero i propri locali ad un’ora più ragionevole e se, soprattutto, si rifiutassero di servire alcolici ai minorenni o, almeno, a quelli al di sotto dei sedici anni, limite fissato dalla legge.
Il tema dell’alcol è rimasto sempre in un preoccupante cono d’ombra, così che i giovani ancora oggi non conoscono tutte le conseguenze e le malattie che ne derivano dall’uso frequente. Ma oggi dobbiamo accendere i riflettori su questo fenomeno perché il bere fa più morti della droga fra i giovani.
I sabato sera, è ormai una routine, che genitori ignari, e disperati, devono recarsi in ospedale perché i propri figli, sono lì, vittime d’incidenti perché ubriachi o perché finiscono in coma etilico, scoprendo un aspetto dei propri figli che fino ad allora non avevano mai considerato.
La pratica più diffusa è quella dei cosiddetti binge drinking, e cioè il consumo di più bevande in grandi quantità e in poche ore, per raggiungere la sbronza. Una specie di rito sempre più diffuso con giovanissimi che ovunque arrivano con buste di bottiglie di birra, e tutti insieme, bevono fino ad intontirsi, fino a vomitare.
Una nazione senza giovani, si sa, non ha futuro. Si dice che essi sono il nostro più grande capitale sul quale investire, specie al sud. Preservarli, quindi, da fenomeni di tale degenerazione diventa un dovere sociale.
Loro oggi si sentono, probabilmente, soli e fragili, senza mete, non hanno progetti di vita forse perché hanno già tutto. Li incontri e ti rendi conto che rispetto alla tua generazione sono solo più deboli, impauriti, e senza alcun spirito di iniziativa.
Dobbiamo lavorare iniziando da noi stessi perché la formazione dei giovani inizia prima di tutto nelle mura domestiche, nella famiglia. Lo dobbiamo fare assumendo comportamenti improntati ad una maggiore coerenza nel rispetto delle regole e delle leggi ponendoci il problema di dover essere esempi positivi nei confronti dei nostri figli.
Dopodiché c’è il mondo esterno e la società nella quale viviamo dalla quale dobbiamo pretendere, con uguale rigore, non inutili ed episodiche belle parole, ma modelli di vita positivi da diffondere su larga scala che tengano i giovani lontani dall’alcol, programmi di prevenzione e diffusa consapevolezza che l’alcolismo è una emergenza sociale.
Luigi Rispoli

pubblicato dal ROMA il 04/01/2018

Le indagini proseguono per individuare i componenti della babygang che ha accerchiato e aggredito Arturo, il 17enne accoltellato alla gola e al torace nel pomeriggio di lunedì scorso nella centrale via Foria, ma a Napoli, dopo che si è esaurito il solito inutile rituale della marcia di solidarietà, l’episodio sembra ormai già dimenticato.
Troppi sono gli episodi accaduti anche in questo 2017 nella nostra città che mostrano una violenza bruta, vile e come nel caso di Arturo, inutile. Soprattutto spropositata ed eccessiva rispetto allo scopo delinquenziale che gli autori dell’atto si sono prefissati.
Bando alla ipocrisia che spesso caratterizza il dibattito su questo tema bisogna affermare con decisione e determinatezza che questo eccesso di violenza è figlio dell’eccesso di impunità che ormai pervade la nostra società.
Chi agisce in questo modo lo fa con la certezza che non verrà mai punito adeguatamente rispetto alla gravità della sua azione e delle sue conseguenze. È facile, quindi, lasciarsi anche trascinare a compiere atti delinquenziali.
Se non ripristiniamo lo Stato di diritto che in questi anni, pezzo dopo pezzo, è stato completamente smantellato, poi non ci possiamo sorprendere o lamentare se chi compie un’azione criminale, sapendo che in ogni caso non resterà dietro le sbarre di un carcere per un periodo adeguato al reato commesso, lo commetterà pensando che vada come vada tanto non mi accadrà nulla.
L’unico deterrente che conosco è quello legato ad una giustizia vera che garantisce la certezza della pena che costringerebbe molti a fare un deciso passo indietro davanti alla prospettiva di un arresto senza continuare in una situazione nella quale ogni reato ha conseguenze tragiche solo per chi lo subisce.
I magistrati applicano le leggi che hanno a disposizione e non hanno colpa se negli anni qualcuno ha smontato in senso garantista il Codice Penale per cui oggi abbiamo un problema di norme che non sono adeguate al fenomeno che si deve contrastare, ai nostri tempi, e che non rispondono al senso di giustizia che il cittadino pretende.
Il cittadino che non vede in galera chi commette reati, perde inevitabilmente fiducia nella Giustizia e nello Stato con gravi danni proprio al tessuto sociale della nostra nazione. Viceversa io penso che punire adeguatamente chi delinque avvicini il cittadino allo Stato oltre ad essere la prima attività nel campo della prevenzione.
Napoli è una realtà unica in tutti i sensi. È fatta di luoghi complessi e carichi di storia, bellezza e tradizioni dove dunque esistono tutte le risorse culturali e morali per contrastare il fenomeno criminalità, ma è fatta anche di tanto degrado sociale, di periferie abbandonate, di opportunità di lavoro che non ci sono e di giovani che prima ancora delle istituzioni impattano la camorra governata con regole che funzionano e che a volte regalano maggiori certezze anche rispetto al futuro.
Le stese, le aggressioni gratuite, le risse, le provocazioni, non sono altro che esercizi dove Napoli diventa palestra per i futuri camorristi e delinquenti. Napoli appare ancora come una città violenta. Le famiglie camorristiche esistono ancora. Le redini dei clan, però, le hanno ormai saldamente in mano le ultime generazioni, giovani violenti come molti episodi ci hanno raccontato.
Non si tratta di lanciare inutili allarmi o, al contrario, di voler sminuire il fenomeno. Bisogna affrontare il fenomeno con una presa di coscienza collettiva consci che il fenomeno dell’illegalità lo dobbiamo combattere tutti insieme anche con piccoli gesti quotidiani che diano il senso di un rispetto delle regole che in questa città non esiste.
Bisogna investire sui nostri giovani garantendo loro una educazione e una formazione senza che nessuno venga lasciato da solo, con la consapevolezza che se ignorati e senza prospettiva allora possono diventare quello che nessuno vorrebbe diventare.
Una nuova Napoli è possibile, avviare un nuovo Rinascimento si può. Ma la condizione è che nessuno si chiami fuori e che tutti metabolizzino il concetto che Napoli è di tutti noi, nessuno escluso.
Luigi RISPOLI
intervento pubblicato dal ROMA il 28 dicembre 2017

Hanno fatto veramente impressione le immagini e le foto delle migliaia di musulmani raccolti in preghiera in Piazza Garibaldi in occasione della festa del Sacrificio o «festa dello sgozzamento» (in arabo Eid al-Adha) lo scorso 1 settembre.
Una folla enorme di fedeli di tutte le comunità islamiche accorsi da tutta la città che si muoveva in sincronia pregando in coro durante la cerimonia, concelebrata da tutti gli imam, che ricorda il sacrificio del profeta Abramo che per obbedire alla richiesta di Dio di sacrificare suo figlio, fu fermato da un angelo e per ringraziare Allah sacrificò un montone.
L’enorme numero dei partecipanti al momento di preghiera mi induce a pensare che la comunità islamica a Napoli ha raggiunto un tale livello di organizzazione che non può non incutere qualche timore. Hanno dimostrato, cioè, di essere capaci di raggiungere migliaia di persone e di poterle convogliare in una piazza in un determinato giorno ed ora in pochissimo tempo.
Sul territorio hanno una presenza diffusa di locali che chiamano centri culturali islamici, ma che in realtà sono vere e proprie moschee, ricavate in garage, scantinati o ex magazzini, che ogni venerdì accolgono centinaia di fedeli di Allah.
Di piccoli locali per la preghiera così, a Napoli, ce ne sono circa una cinquantina, ma nessuno ne conosce il numero preciso perché la loro apertura e chiusura è costante e non c’è nessuno che li censisce.
All’interno degli stessi locali non mancano gli abusi edilizi e ovunque vi è il mancato rispetto delle norme per la sicurezza, ma nessuno li controlla né il comune si è dotato di un Regolamento per l’apertura di luoghi di culto. Del resto in Italia manca una legge per le moschee, quindi i musulmani si fittano i locali e poi li sistemano a modo loro sicuri che mai nessuno gli contesterà nulla, anzi.
La crisi della politica e dei partiti ha determinato la scomparsa delle sedi politiche. Le vecchie sezioni, fulcro dell’organizzazione militante politica, non esistono più, né si può dire che le organizzazioni politiche abbiano adottato modelli organizzativi diversi ed al passo con i tempi attuali.
I partiti sembrano aver rinunciato ad avere una struttura pesante, fatta di tanti punti di aggregazione sul territorio, poiché sempre più si affidano alla capacità dei loro leader di utilizzare le presenza durante le trasmissioni televisive per accrescere i consensi.
Il risultato è che sul territorio quella dei musulmani sembra essere l’unica forma organizzata di comunità, capace, come abbiamo visto, di mobilitarsi per una preghiera ma anche per altro.
La miriade di piccoli luoghi di preghiera disseminati sul territorio non contribuisce a determinare condizioni di sicurezza. In questi locali gli imam durante i loro sermoni parlano anche di questioni socio-economiche e di politica e spesso, come dimostrano alcune inchieste, sono in alcuni casi anche esponenti di un islam radicale legato alla influenza diretta di organizzazioni terroristiche.
A questo punto sarebbe addirittura auspicabile la costruzione di un’unica grande moschea di cui tanto si è parlato in passato, con la contestuale chiusura di tutti gli altri luoghi di preghiera, perché questo renderebbe più agevole anche il compito delle forze dell’ordine nel controllare queste persone.
Dobbiamo tener conto che se l’Italia non cambierà atteggiamento nei confronti dell’immigrazione clandestina noi continueremo a subire una vera e propria invasione. La drammatica situazione socio-economica che viviamo, l’aumento esponenziale della disoccupazione soprattutto giovanile, la debolezza intrinseca delle istituzioni politiche sempre più evidente sono fattori di attrazione e acceleramento della penetrazione islamica nel nostro paese.
Quindi, dobbiamo organizzare una risposta per non essere costretti ad atti di sottomissione all’islam e per continuare ad affermare il principio che vogliamo continuare ad essere padroni a casa nostra.

IL MIO FONDO PUBBLICATO DAL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO DEL 05/10/2017 NELL’AMBITO DEL DIBATTITO SULLA DESTRA A NAPOLI APERTO SULLO STESSO QUOTIDIANO DA UN ARTICOLO DI MARCO DEMARCO.

Egregio Direttore, pur condividendo la considerazione sullo stato attuale della Destra a Napoli credo, però, che alcune precisazioni sul fondo del dott. Marco De Marco vadano fatte.
Innanzi tutto non ritengo che a Napoli, da Lauro in poi, non ci siano state in città personalità di rilievo espressioni del mondo di destra. Basti pensare che nella nostra città, attraverso la figura di Gianni Roberti, vi era la mente operativa della CISNAL, il sindacato, erede del sindacalismo nazionale e rivoluzionario di Filippo Corridoni, che per anni si è contrapposto sui luoghi di lavoro allo strapotere di CGIL, CISL e UIL.
Potremmo ricordare ancora Nicola Galdo, che fu autore di una proposta di Piano Regolatore, lo stesso Gianni Roberti che fu presentatore e relatore della proposta di legge speciale per Napoli e la nascita di Università Europea che fu grande protagonista in città della primavera del 68.
Il MSI ebbe una classe dirigente di altissimo profilo anche a cavallo degli anni 70 ed 80. Basti ricordare figure come Marcello Zanfagna, Franco Pontone, Antonio Mazzone, Pietro Pirolo, Nando Di Nardo, Adriana Palomby, Ninò Imperatore ecc. ecc.
Tra questi certamente un ruolo importante lo ricoprì Antonio Parlato. Egli fu, insieme a Pino Rauti, colui il quale immaginò una destra capace di rompere gli schemi entro i quali fino ad allora era stata confinata, per diventare un’altra destra, sociale e culturale, aristocratica e poi popolare, radicale, movimentista, europea e rivoluzionaria, capace di competere con la sinistra su temi come l’ambiente e la giustizia sociale ed ispiratrice della corrente culturale della “Nouvelle Droite” di Alain De Benoist.
Il suo ruolo nazionale non gli impedì di occuparsi delle vicende della sua città. Fu proprio durante il periodo nel quale ricoprì la carica di Segretario Provinciale del MSI che fu scritto il Progetto per Napoli Capitale. Un documento ancora attuale che rimane ancora oggi l’unico progetto che abbia tentato, in maniera organica, di rispondere ai problemi secolari della nostra città.
E poi ci fu l’esperienza esaltante di Rastrelli governatore della Campania che, come tutti ricorderanno fu interrotta da un intrigo di palazzo che è stato bollato come “ribaltone” e che diede il la a tutta una serie di norme per impedire il ripetersi di episodi così vergognosi.
Alla Destra napoletana, e mi consenta di rivendicare orgogliosamente una distanza dagli amici di Forza Italia, quello che oggi manca è certamente una leadership credibile ma anche la capacità di far politica a colpi di idee e visioni del mondo.
E’ mancato, finora, una destra che superi definitivamente il richiamo al fascismo come unica ragione della propria esistenza per raccogliere le sfide dei nostri giorni recuperando temi a noi care come il superamento della lotta di classe e la messa in discussione del capitalismo finanziario e dell’UE, lottare per garantire proprio quei diritti che qui sono negati e che noi consideriamo fondamentali per una società più giusta: salute, lavoro, cultura e ambiente.
Ma, per venire al nocciolo della questione e ad una Destra che oggettivamente a Napoli oggi è in grave crisi vorrei inserire un ulteriore elemento di riflessione che riguarda la politica tutta, destra e sinistra, cattolicesimo e neoliberismo.
La crisi che colpisce Napoli non è solo economica e sociale, ma anche e soprattutto culturale. La città ha perso completamente una propria identità e sembra incapace di percorrere una strada per tirarsi fuori dalle sabbie mobili nelle quali sembra intrappolata. Vive chiusa in se stessa e ha perso la sua forza che era costituita principalmente dalla capacità di agire al di fuori di schemi consueti e datati.
Gli interessi particolari, specie quelli di una borghesia corrotta e svogliata, sono sempre prioritari rispetto a quelli della stragrande maggioranza dei napoletani, dove l’unica regola che vige è quella che tutto deve restare tristemente così com’è perché ogni opportunità di sviluppo è guardata con sospetto perché altera equilibri che sono ritenuti eterni.
Proprio questo clima ha prodotto il fenomeno De Magistris, rivoluzionario del nulla, sostenitore di tutto ed il contrario di tutto. Dalla bandana alla bandiera catalana, mi sembra che il percorso fotografi a pieno il personaggio del Sindaco che meglio di altri, evidentemente, ha saputo approfittare della crisi politica della città.
Napoli, per questo, oggi appare come una città immobile, dove i giovani non trovano opportunità e le fasce più deboli della società scivolano nella povertà e nell’abbandono.
In una situazione del genere la Destra dovrà essere in grado di proporre alla città un modello di governo alternativo puntando decisamente ad un cambiamento radicale, da realizzare concretamente attorno a valori fondamentali come lo sviluppo, la tutela dell’ambiente e un nuovo modello di welfare municipale.
Aprire la città all’area metropolitana agendo con il territorio e creando quelle sinergie con gli altri comuni per rimettere in moto lo sviluppo. Napoli è al centro di una Area vasta e con l’istituzione della città metropolitana si deve guardare ad un orizzonte più vasto per riequilibrare funzioni e servizi sul territorio.
Una destra sociale ancorata alla difesa della famiglia ed alla attenzione per le fasce del disagio sociale con una serie di valori non negoziabili tra i quali, la sovranità e l’interesse nazionale, può ancora candidarsi a recitare un ruolo da protagonista nella città di Napoli.

Luigi Rispoli
Ex Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli

La vicenda degli staffisti che De Magistris vuole assumere in accordo con tutti i consiglieri della Città Metropolitana richiama l’attenzione su una istituzione che ormai avevamo dimenticato, distrutta nel ruolo e nelle funzioni dalla cosiddetta riforma Del Rio.
Al di là della inopportunità della scelta fatta a Piazza Matteotti, la vicenda degli staffisti rischia di far perdere di vista la enorme responsabilità politica del Sindaco per aver sin qui utilizzato l’ex provincia esclusivamente come camera di compensazione per gli equilibri della sua maggioranza di palazzo San Giacomo strafregandosene, invece, dei servizi che l’ente comunque avrebbe dovuto garantire ai cittadini.
La Città Metropolitana, pur nel “papocchio” che il Governo Renzi ci ha consegnato, potrebbe ancora oggi, come ente di governo di area vasta, svolgere un ruolo importante tenendo conto che l’area metropolitana di Napoli ha delle peculiarità che la distinguono nettamente dalle altre: l’alta densità di popolazione; una città capoluogo dove si concentra circa un terzo degli abitanti della Regione oltre che la gran parte delle attività culturali ed imprenditoriali; la presenza di comuni che per numero residenti potrebbero in gran parte essere considerati, in altre realtà, altrettanti capoluoghi di provincia.
In questo quadro e considerato la contiguità dei centri urbani risulta evidente che temi come quelli della crescita economica, della formazione professionale, della pianificazione territoriale ed urbanistica, dei trasporti e della viabilità, delle infrastrutture, dell’ambiente, della sanità, della scuola, del turismo e dell’assistenza, avrebbero la necessità di essere governati con scelte chiare e con una visione di area vasta e sovracomunale che potrebbero trovare sintesi proprio in una istituzione come la città metropolitana.
Per rendere incisiva l’azione di governo della città metropolitana di Napoli andrebbe garantito, però, una governance autorevole che solo l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano può garantire, consentendo agli elettori di tutta la provincia di poter scegliere chi deve governare l’Ente eliminando l’attuale meccanismo di cooptazione del sindaco del comune capoluogo che, di fatto, esclude dalla scelta i cittadini degli altri 91 comuni della provincia creando una distanza abissale tra Piazza Matteotti e le comunità amministrate.
Lo statuto della Città Metropolitana di Napoli, adottato con deliberazione della Conferenza Metropolitana n.2 dell’11 giugno 2015, all’art. 18 ha previsto il sistema della elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano ma, in coerenza con la legge statale, lo condiziona alla ripartizione in zone dotate di autonomia amministrativa del territorio del Comune capoluogo.
De Magistris, che inserì questo articolo perché frutto di un accordo con tutte le forze politiche necessario per approvare lo Statuto, ha la grande responsabilità politica di aver fatto scivolare nel dimenticatoio questa possibilità e di non aver adottato, da Sindaco di Napoli, alcun atto amministrativo necessario a rendere effettiva la previsione del predetto art. 18.
Su questo punto, a mio avviso, le forze politiche, in particolare quelle di opposizione, dovrebbero incalzare l’ex magistrato e la sua giunta, perché l’area metropolitana di Napoli ha bisogno, oggi più che mai, di una programmazione complessiva di sviluppo dell’area metropolitana.
Napoli Est e Bagnoli, ad esempio, risentono ancora oggi di una visione limitata ad una dimensione comunale. Immaginate se la strategia di sviluppo di queste due aree dismesse, alle quali abbiamo affidato gran parte delle speranze per il futuro di Napoli, potessero giovarsi di una prospettiva che tenga conto di tutta l’area che le circonda compreso quella dei comuni limitrofi in modo da poter disegnare una strategia complessiva in cui funzioni ed infrastrutture vengono individuate con un punto di vista che vada oltre la cinta urbana.
Ma anche servizi, come quello del trasporto pubblico locale, la gestione del ciclo dei rifiuti o quello della fornitura dell’acqua, andrebbero organizzati su scala metropolitana.
Si apra su questo punto un grande dibattito tra le forze politiche in città perché la città metropolitana può ancora rappresentare, pur nella approssimazione di una riforma discutibile, una opportunità, non la facciamo diventare l’ennesima occasione perduta.

“La vertenza Edenlandia è la cartina di tornasole del fallimento evidente della Giunta de Magistris. Mercoledì, come abbiamo sempre fatto in questi luoghi anni di bugie rinvii e promesse non mantenute da parte dell’Amministrazione cittadina, saremo in piazza al fianco dei lavoratori di Edenlandia e delle loro famiglie, che ormai da tre anni patiscono per la chiusura del Parco dei divertimenti di Fuorigrotta la perdita del posto di lavoro”.
Queste le dichiarazioni di Luigi Rispoli, già presidente del Consiglio Provinciale di Napoli e Luigi Mercogliano, già candidato sindaco della città nel giugno del 2016, entrambi esponenti di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, che annunciano la partecipazione del partito di Giorgia Meloni al presidio di protesta organizzato dai lavoratori e dai sindacati di settore per dire basta ad anni di fallite trattative ed aste andate deserte per la riqualificazione del Parco dei divertimenti di Fuorigrotta ed il pieno rilancio di tutte le attività.
“È disarmante – proseguono gli esponenti di Fdi-An – come in questi anni la Giunta de Magistris abbia gestito in modo totalmente inadeguato e superficiale la vicenda del fallimento della Parks&Leisure, la società che sovrintendeva alle attività di Edenlandia e dello Zoo di Napoli. Molte imprese serie sono scappate a gambe levate, lasciando così che l’asta pubblica messa al bando dal Tribunale fallimentare di Napoli andasse deserta, proprio per la farsesca gestione politica dell’intera vicenda. Oggi – si legge ancora nella nota – ci si rimbalza le responsabilità della mancata riapertura e della mancata ricollocazione in servizio di tutti i 53 lavoratori del parco tra la New Edenlandia, società che si è poi aggiudicata il bene promettendo investimenti mai fatti e riaperture mai avvenute, e il Comune che non interviene duramente per revocare il bene alla società e riaprire finalmente il Parco rilanciandone l’attività. Con la nostra adesione alla manifestazione dei lavoratori – conclude la nota diramata da Rispoli e Mercogliano – intendiamo portare ai lavoratori la nostra solidarietà ed annunciare la mobilitazione del partito a tutti i livelli affinché presto la vertenza possa trovare una soluzione certa, restituendo il lavoro ai lavoratori e finalmente il Parco di Edenlandia alle famiglie napoletane”.

(OMNINAPOLI) Napoli, 16 GIU – “Assurdo che il Comune di Napoli non riesca a difendere e valorizzare questa splendida costruzione dell’architetto napoletano” così Luigi Rispoli, ex presidente del Consiglio Provinciale di Napoli e Presidente dei Volontari per #Napoli. “In altre città -ha continuato Rispoli- valorizzano tutto quello che può attrarre i turisti ed invece a Napoli capita che uno degli esempi più belli dell’architettura di Lamont Young, Villa Ebe, non solo sia abbandonata a se stessa, ma addirittura sia occupata abusivamente da due coppie di polacchi nell’indifferenza del Comune di Napoli, proprietario della struttura. L’abbandono del castello di Monte Echia, oggi occupato da abusivi, è un altro degli episodi clamorosi dell’incapacità di De Magistris, al netto delle sue consuete e vuote dichiarazioni roboanti, ad amministrare la nostra città. “L’inerzia dell’amministrazione comunale rispetto al recupero della struttura distrutta da un incendio nel 2000 e destinataria di finanziamenti ancora disponibili presso la Regione Campania proprio per il recupero funzionale dell’opera di Young, è avvilente. Intanto dell’indifferenza di De Magistris ne giovano due coppie di polacchi che vivono in una dimora con una vista incantevole sul golfo di Napoli senza che nessuno li mandi via, veramente paradossale. Napoli -ha concluso Rispoli- merita una amministrazione comunale efficiente con un Sindaco che sia veramente interessato a risolvere i problemi della città. De Magistris, invece naviga a vista accompagnato dai suoi sodali dei centri sociali e non ha ancora compreso che la politica è fatta di programmi e di idee perché una città senza una seria programmazione è spacciata”.

“Nei pressi di Piazza Garibaldi, tra Piazza Nolana ed il Corso Garibaldi si sono affrontati gruppi di stranieri”. A darne notizia è Luigi Rispoli, presidente di Volontari per #Napoli ed ex presidente del Consiglio Provinciale. “La rissa –ha continuato Rispoli- ha visto coinvolti una cinquantina di extracomunitari che stazionano e trafficano indisturbati da anni in quell’area. Lo spiacevole episodio ha, tra l’altro, causato notevoli disagi al traffico locale e si è consumato nel terrore dei passanti che sono scappati via. Alcuni commercianti mi hanno detto che è stato impossibile contattare il 112 ed il 113 e che solo dopo venti minuti è arrivata un’auto della Polizia Municipale la cui presenza ha messo in fuga i protagonisti della disgustosa scena.
Mi è stato riferito di una rissa durante la quale queste “risorse” si sono affrontate con spranghe e coltelli senza risparmiarsi, rissa che segue di pochi giorni un altro analogo episodio che si svolse, questa volta, in Piazza Garibaldi.
La sensazione che hanno i cittadini che abitano in quella zona e che da anni chiedono più sicurezza, è quella di essere stati abbandonati a se stessi dalle istituzioni mentre tutta l’area di Piazza Garibaldi è terra di nessuno dove l’unica legge che esiste è quella della prepotenza e della sopraffazione.
Ormai a Napoli –ha concluso Luigi Rispoli- chiedere il rispetto delle regole e della legge è una pia illusione. Tra un Sindaco incapace e le forze di polizia sempre più sguarnite di uomini e mezzi e demotivati da una normativa che garantisce solo chi commette reati, c’è poco da stare allegri”.

 

“L’accordo trasversale per garantire il via libera del Consiglio metropolitano alla modifica del Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi costerà ai cittadini più di 1mln e 200mila €uro” è quanto ha dichiarato il presidente della associazione Volontari per #Napoli, Luigi Rispoli.
“Infatti – ha continuato Rispoli – con questa modifica, il consiglio ha dato il via libera alla assunzione di 24 staffisti, che secondo gli accordi dovrebbero essere divisi tra i 24 consiglieri, ma, soprattutto è stato dato il via libera a De Magistris per l’assunzione, intuitu personae, di un nuovo capo di gabinetto per l’ente di Piazza Matteotti.
Ed è proprio questo il punto a cui teneva di più De Magistris che, per ragioni di equilibrio interne ai suoi, ha deciso già di nominare in quel ruolo Alessandro Nardi, già amministratore della Napoli Holding, cui andrà un compenso equiparato ai dirigenti della ex provincia che mediamente è di circa 200mila € l’anno.
La nomina di Nardi avverrà nonostante che il presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone, cui era stato chiesto un parere, ha giudicato questa nomina inopportuna per il ruolo ricoperto precedentemente dallo stesso Nardi all’interno della partecipata del Comune di Napoli.
Quindi De Magistris, che aveva già nominato un suo uomo, Giuseppe Cozzolino, Direttore Generale, cosa che non era mai accaduto in precedenza nella vecchia provincia, facendo spendere alla collettività altri 120mila € l’anno che vanno ad aggiungersi al milione e 200mila €uro per staffisti e capo di gabinetto.
Uno scandalo – ha detto ancora l’ex presidente del consiglio provinciale – aggravato dal comportamento consociativo di chi avrebbe dovuto opporsi a questo enorme spreco di danaro in un ente che stenta a riconoscere ai propri lavoratori tutti gli istituti previsti dai vari contratti di lavoro e che non riesce a garantire i servizi ai cittadini che la Città Metropolitana, per norma, è tenuta ad offrire.
Vecchi metodi – ha concluso Rispoli – di una vecchia politica che De Magistris cerca di coprire mentendo sui presunti successi della sua attività amministrativa che, purtroppo per i napoletani, vede solo lui”

#DeMagistris ha esultato perché una sentenza del Consiglio di Stato su Bagnoli sui ricorsi presentati dall’amministrazione dello stesso de Magistris e dalla curatela fallimentare di Bagnolifutura ha riconosciuto le competenze del Comune e ha spianato la strada ad un successivo passo per poter ottenere dalla Consulta l’ok ad un maggiore coinvolgimento di Palazzo San Giacomo e ad una sua più ampia valorizzazione.
Su questo argomento sono stato sempre schierato dalla parte di chi sosteneva l’illegittimità del provvedimento con il quale Renzi di punto in bianco esautorava il Comune di Napoli dalle competenze ad esso affidate dal T.U.E.L. in materia urbanistica istituendo la figura di un commissario ed una cabina di regia per portare avanti la rigenerazione urbana di Bagnoli.
Ero e sono contrario nonostante #DeMagistris perché un paese deve essere governato nel rispetto delle regole che devono valere sempre e per tutti anche quando, come nel caso di #Napoli, ci troviamo di fronte ad un Sindaco palesemente incapace.
L’atto di imperio di #Renzi, dunque, non ha portato ad alcun risultato, e concretamente ha fatto perdere solo altro tempo su questa soap opera che si chiama Bagnoli e che tiene bloccato lo sviluppo di quell’area e dell’intera città.
Ciononostante non possiamo dimenticare le gravi responsabilità di De Magistris che partono da quella vicenda, ormai nota, dei 50 milioni di euro ricevuti dal Comune di Napoli nel 2011 per la bonifica di Bagnoli da parte del Ministero dell’Ambiente, fondi voluti fortemente dal Sindaco De Magistris ma mai utilizzati per questo scopo e di cui si sono perse le tracce.
Per finire con il fallimento della società pubblica “Bagnoli Futura” che avrebbe dovuto gestire e guidare il progetto di riconversione dell’area e che nell’era della rivoluzione arancione ha fatto solo passi indietro fino alla definitiva chiusura.
Bagnoli rappresenta il più grande fallimento della classe politica di sinistra che ha governato Napoli ed è letteralmente ferma da molti anni e la decisione di ieri, con inevitabile strascico davanti alla Corte Costituzionale può far piacere all’una o all’altra parte, a De Magistris o a Renzi, ma certamente non ai napoletani che vedono ancora una volta allontanarsi l’avvio delle bonifiche e dei lavori in quell’area.
Bagnoli ha bisogno di una nuova pianificazione urbanistica che marchi una scelta decisa per valorizzare il contenuto e la vocazione turistica dell’area ed è assurdo che mentre in qualsiasi altra parte del mondo quell’area rappresenterebbe una risorsa infinita per il rilancio della città, qui siamo prigionieri di una sinistra incapace si chiami essa De Magistris o Renzi.