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la politica per passione

Non smetterò mai di sognare un mondo migliore. Luigi Rispoli

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Tag: centro


(OMNINAPOLI) NAPOLI, 15 MAG – Per Luigi Rispoli, presidente dei Volontari per #NAPOLI, associazione sovranista, “le dichiarazioni farneticanti di Eleonora de Majo, consigliere comunale di DemA, confermano le nostre preoccupazioni sulla minaccia alla democrazia che oggi i centri sociali rappresentano a NAPOLI e sui collegamenti che essi hanno con il Sindaco De Magistris.Definire “attacco ingiustificato” un intervento di controllo dei Carabinieri in uno spazio pubblico occupato abusivamente o, peggio ancora, o parlare come fanno sulla loro pagina Facebook gli attivisti di Insurgencia “Degli abusi in divisa, degli uomini che aggrediscono gli studenti, dei corpi delle forze dell’ordine che si accaniscono sui venditori ambulanti, entusiasti di poter finalmente applicare il decreto Minniti” significa riportarci indietro di anni ed utilizzare il linguaggio sovversivo che noi abbiamo già conosciuto negli anni di piombo”. Quindi “Bisogna mobilitare la NAPOLI silenziosa e laboriosa, quella che ogni giorno si tira su le maniche per rilanciare l’immagine della città e sopperire alla assenza dell’amministrazione comunale, che sono stufi di sopportare queste attività notturne, come quella di sabato a Mezzocannone, organizzate durante l’anno. Feste, discoteche, party di autofinanziamento: tutto in maniera più o meno illegale, realizzato senza autorizzazioni di sorta in locali spesso occupati con attività che nulla hanno a che vedere con la cultura e che comunque sono spacciate per tali.”

Si dice che a dare la spallata decisiva a #Renzi in questo referendum siano stati i giovani, in particolare quelli disoccupati. Non so se sia veramente così ma penso che quello del lavoro è il settore dove il fallimento del governo sia più evidente.

Lo dico da mesi: il Job’s Act è una infamia!

I dati sull’occupazione forniti da ISTAT ed INPS sono impietosi e fotografano un mercato del lavoro dove non esistono diritti e a farla da padroni sono il profitto e gli interessi degli imprenditori.

Si è puntato tutto sugli incentivi offerti alle aziende per le assunzioni ma i “nuovi” contratti a tempo indeterminato hanno una durata limitata, e le cosiddette “tutele” crescenti – previste da questo tipo di contratti – permetteranno ai datori di lavoro di scaricare i lavoratori non appena le loro prestazioni saranno divenute sconvenienti economicamente (cioè, per parlar chiaro, quando cesseranno gli incentivi per le assunzioni di questo tipo, o non appena si riprodurrà un minimo intoppo nella presunta mini ripresa dell’economia globale).

C’è anche l’assurdo del demansionamento e cioè la possibilità per l’imprenditore di poter degradare il lavoratore per ragioni tecniche e organizzative, cioè quando fa comodo.

Ma il dato drammatico riguarda la disoccupazione giovanile oggi al 37,9% in Italia contro una media europea del 22%.

Chi in famiglia non ha un giovane drammaticamente alla ricerca di una occupazione? Chi non vede valenti giovani costretti ad andare all’estero per cercare una occupazione? Chi non vede la difficoltà dei nostri ragazzi nel realizzare i loro progetti di vita?

La tragedia dei nostri giovani è un male non solo economico ma anche psicologico e culturale.

La risposta del governo con il Job’s Act ha determinato un aumento dei voucher, del lavoro interinale e di tutte quelle forme contrattuali che non danno alcuna garanzia né diritto ai lavoratori, ma con il lavoro vero siamo al palo.

Chiunque voglia costruire una alternativa reale e concreta alla sinistra è da qui che deve partire, dalla riforma del mercato del lavoro, cancellando il Job’s Act e puntando su competenza e merito. Un patto per l’Italia con tutte le forze sociali che metta al centro il lavoro ed il rilancio del nostro sistema produttivo. Un patto che punti attraverso la cogestione a sancire quella serenità sociale di cui abbiamo bisogno per superare questo periodo in cui ognuno ha tirato dalla propria parte.

Luigi Rispoli

Alla vigilia del ballottaggio per decidere chi sarà il prossimo Sindaco di Napoli ho svolto questa mia riflessione che vi propongo nella considerazione che anche in questa tornata elettorale è mancato un vero dibattito sui problemi di Napoli.
Il meccanismo elettorale dell’elezione diretta del Sindaco finisce per orientare le attenzioni degli elettori solo ed esclusivamente sulle singole persone che si propongono a ricoprire l’ambito ruolo.
Alla fine la scelta è fatta considerando tutti gli elementi fatta esclusione per il progetto politico ed il modello di governo che il singolo candidato propone. E’ triste ma è così.
Mi permetto, quindi, di dare a questi due signori alcuni suggerimenti, anche se non richiesti, nel caso in cui dovessero risultare vincitori all’esito del turno di ballottaggio.
La crisi che colpisce Napoli non è solo economica e sociale, ma anche e soprattutto culturale. La città ha perso completamente una propria identità e sembra incapace di percorrere una strada per tirarsi fuori dalle sabbie mobili nelle quali sembra intrappolata. Vive chiusa in se stessa e ha perso la sua forza che era costituita principalmente dalla capacità di agire al di fuori di schemi consueti e datati.
Gli interessi particolari, specie quelli di una borghesia corrotta e svogliata, sono sempre prioritari rispetto a quelli della stragrande maggioranza dei napoletani, dove l’unica regola che vige è quella che tutto deve restare tristemente così com’è perché ogni opportunità di sviluppo è guardata con sospetto perché altera equilibri che sono ritenuti eterni.
Napoli, per questo, oggi appare come una città immobile, dove i giovani non trovano opportunità e le fasce più deboli della società scivolano nella povertà e nell’abbandono mentre la criminalità organizzata surroga lo Stato in gran parte del territorio.
Un modello di governo alternativo per questa città deve puntare decisamente ad un cambiamento radicale, da realizzare concretamente puntando su fattori fondamentali come lo sviluppo, la tutela dell’ambiente e un nuovo modello di welfare municipale.
Aprire la città all’area metropolitana agendo con il territorio e creando quelle sinergie con gli altri comuni per rimettere in moto l’economia. Napoli è al centro di una Area vasta e con l’istituzione della città metropolitana bisognerebbe guardare ad un orizzonte più vasto per riequilibrare funzioni tenendo conto che la priorità fondamentale resta il lavoro! Le Istituzioni facciano squadra per costruire un progetto di sviluppo ed attrarre investimenti.
Si difenda l’interesse generale, non gli orticelli e le rendite di posizione. Si tutelino le fasce deboli e chi è più indietro. No al clientelismo, spazio al merito. Si punti con decisione allo sviluppo di Bagnoli e dell’area occidentale cercando potenziali investitori. Si favorisca l’iniziativa privata e l’imprenditoria (in particolare, dei giovani). Si Valorizzino le competenze. Si punti sulla logistica integrata e le attività manifatturiere ad essa collegabili. Facciamo rinascere il porto, le riparazioni navali e tutte le attività legate alla risorsa mare. Investiamo nel turismo, finora poco valorizzato nonostante i continui arrivi di turisti, rendendo la città più pulita ed accogliente e organizzando servizi per il turismo culturale e crocieristico.
Salviamo i nostri monumenti dal degrado. Valorizziamo la nostra bellissima Napoli. Facciamo conoscere la nostra grande tradizione culturale e la nostra creatività artistica. Si crei il sistema ?#?Napoli?.

(OMNINAPOLI) Napoli, 31 MAR – “Solidarietà e vicinanza ai lavoratori di Almaviva e Gepin in lotta per il lavoro. 620 lavoratori dislocati tra le sedi di Napoli e Casavatore a cui è stato annunciato l’imminente licenziamento. Una vergogna frutto degli effetti del Jobs Act. Una riforma del lavoro, quella voluta da Renzi e dal suo Governo, che invece di creare nuovo sviluppo e nuova occupazione sta unicamente aumentando il precariato ed i licenziamenti. Come Fratelli d’Italia – An siamo vicini a questi lavoratori ed alle loro famiglie e metteremo in campo tutte le azioni politiche necessarie affinché la loro battaglia vada a buon fine”. E’ quanto dichiarato in una nota da Luigi Rispoli, Presidente cittadino di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale Napoli.

scarica il documento completo: http://www.camposud.it/2016/03/napoli-il-mare-nel-destino-2/

 

 

Lo scempio della Villa Comunale di Napoli che in questi mesi è di nuovo balzato agli onori della cronaca per la bizzarra opera di ricostruzione della Cassa Armonica è uno di quei capolavori, tutto al negativo, di cui si può vantare la sinistra in questa città.
La Villa Comunale nacque per volontà di Ferdinando IV di Borbone che affidò l’opera a Carlo Vanvitelli con l’obiettivo di realizzare un vero e proprio passeggio proprio là dove prima vi era la spiaggia ed in pochissimo tempo diventò un luogo di incontro molto in voga in quegli anni.
La distruzione della Villa Comunale è iniziata nel periodo in cui a Napoli fu Sindaco Antonio Bassolino, assessore competente Dino Di Palma.
Infatti tra il 1997 e il 1999 si realizzò un intervento di riprogettazione curato da Alessandro Mendini che sollevò numerose e giustissime polemiche per l’evidente contrasto degli elementi disegnati dall’architetto milanese e lo stile neoclassico che caratterizzava lo spazio verde.
La riprogettazione degli chalet che diventano delle scatolette colorate, la risistemazione del verde con l’alterazione dell’aspetto botanico della storica villa ottocentesca che stravolse la scelta delle essenze arboree fatta nell’800 dal tedesco Friedrich Dehnhardt, ispettore dell’Orto Botanico stravolsero la grande opera proprio nei suoi punti di forza.
Senza contare poi la cancellata in alluminio anodizzato e l’impianto di illuminazione con la sostituzione degli storici lampioni in ghisa con dei “siluri” sempre in anodizzato che a me, per la forma, danno l’idea delle supposte.
Fino ad arrivare ai giorni nostri e ai danni fatti da De Magistris.
La storia credo la conosciamo tutti. Per le premiazioni della Coppa America gli organizzatori chiedono ed ottengono dal Sindaco il permesso di smontare l’opera liberty creata da Errico Alvino nel 1877.
Nei giorni successivi alla manifestazione si scopre che la Cassa viene ritrovata senza il «cappello», le strutture arrugginite e le scritte e gli sfregi ancora sulle statue e sulle colonnine portanti.
Il Corriere del Mezzogiorno raccontava: “Tutto accatastato a terra, nel fango, con su tanto di foglio di carta con l’indicazione: «Trave 1, trave 2» e così via. Tutto lasciato per giorni sotto la pioggia. Neanche un telone a coprire elementi di un’opera che fa parte del patrimonio monumentale di Napoli”.
Lo staff del Sindaco per coprire le gravi responsabilità di De Magistris ha raccontato enormi balle e nell’opera di restauro predisposta dal Comune sono spariti i vetri colorati giallo-verdi per far posto a vetri neutri.
Questo è quello che la sinistra in questi 20 anni di malgoverno, tra l’altro, è stata capace di fare ed oggi gli stessi figuri si ripropongono di guidare ancora Palazzo San Giacomo.
Sveglia Napoletani, non consentiamo che a governarci sia ancora chi non ha alcun rispetto per la nostra storia e per la nostra identità.

 

In questi mesi diverse sono state le voci che hanno alimentato il dibattito sulle elezioni comunali di Napoli e ciononostante ritengo che tra totonomi, autocandidature e primarie si/primarie no, la politica, intesa come l’arte nobile di governare e perseguire il bene comune, sia stata del tutto assente.

 

In particolare il centrodestra a mio giudizio sembra non rendersi conto che con la sconfitta di Caldoro si è chiusa una fase nella quale, soprattutto la stella di Berlusconi che fu utile per determinare molte vittorie elettorali, ormai è offuscata irrimediabilmente.

 

Il centrodestra napoletano non ha compreso che è giunto il momento di voltare pagina, che è necessario rigenerarsi. Le vecchie pratiche del passato, le furbizie e i piccoli interessi di bottega devono lasciare il passo per costruire una nuova coalizione capace di fare sintesi intorno ad un progetto politico di governo per lo sviluppo della città.

 

La politica assume un valore alto e nobile quando riesce ad interpretare i bisogni della gente e quando garantisce la piena partecipazione dei cittadini e questo è fondamentale ancor più a Napoli dove, di fatto, la situazione attuale è rimasta pressoché identica a quella di 20 anni fa, periodo durante il quale la sinistra ha governato la città ininterrottamente sia pure con facce diverse, senza ottenere nessun risultato significativo e registrando una sequela impressionante di fallimenti.

 

Oggi il centrodestra dovrebbe ripartire prendendo atto che qualcosa è mutato nel sentimento dei cittadini verso la politica, puntando a recuperare la capacità di ragionare su se stessa e diventando protagonista del proprio destino e non accontentarsi della situazione più comoda e meno onerosa che comunque non ci farà vincere.

 

Una esigenza avvertita soprattutto da chi, sul territorio, si sente protagonista di una buona politica che, però, potrebbe essere travolta dall’ondata di qualunquismo e demagogia che sta alimentando anche la società napoletana che ormai non fa più distinzione tra chi è impegnato in politica e che considera tutti dei “mariuoli”.

 

Le ragioni del 2012 che mi portarono a decidere con Giorgia Meloni che la stagione del PdL era conclusa e che occorreva ripartire da zero andando incontro ad una riscoperta dei propri valori per poter costruire un partito di destra aderente alle dinamiche della nostra società, che senza inutili nostalgie, deve essere capace di misurarsi con i problemi della nostra società e cercare di dare loro una risposta, restano tuttora valide.

 

E’ per questo che nella attuale campagna elettorale nessuno può chiedere a Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale di accettare una marginalizzazione ubbidendo a quello che ci dicono di fare i nostri alleati o dovendo chiedere la cortesia di poter aderire a non meglio precisati progetti civici abdicando alla nostra cultura e dimenticando la nostra connotazione sociale e popolare.

 

Oggi al centrodestra napoletano servirebbe il coraggio delle idee, capacità, talento, meritocrazia, non ignoranza, superficialità, arroganza e carrierismo esasperato; servirebbe quell’onestà intellettuale e quella dedizione all’interesse dei napoletani, unica garanzia per lo sviluppo e la crescita socio-economica di una città.

 

Nessuna coalizione può vederci coinvolti se non si discute prioritariamente dei diritti dei lavoratori, dei problemi dell’occupazione e del diritto alla casa, di garantire piena cittadinanza alle persone disabili, della funzione sociale della proprietà pubblica, della riconquista di una dignità sociale della città, della rappresentanza sindacale in un quadro di collaborazione e partecipazione.

 

Noi vogliamo discutere di promuovere una vera e propria campagna per la “bellezza di Napoli”, contro il degrado dei quartieri, per il recupero delle periferie, la tutela e la valorizzazione dei beni storici, architettonici e paesaggistici, la valorizzazione della risorsa mare. Lotta senza quartiere alla camorra, vogliamo dire basta ai venditori ambulanti abusivi, alle strade piene di buchi e ai servizi che non funzionano, alla prostituzione in strada. Non possiamo, insomma, rinunciare ad essere la Destra.

 

Per noi il centrodestra a Napoli non può rassegnarsi alle sofferenze degli strati più bassi della società, non può assistere inerme alla disoccupazione di massa, deve recuperare una vera capacità di indignarsi e di impegnarsi per dare una mano a chi sta più indietro.

 

Già da luglio avevamo proposto agli alleati la costituzione di un tavolo permanente per discutere di queste cose ed anche per scegliere insieme il metodo migliore per individuare il candidato sindaco capace di guidare la coalizione al governo della città.

 

Per noi, lo ha ripetuto in queste settimane di continuo Giorgia Meloni, le Primarie erano e restano il modo migliore, quando non ci sono candidature condivise da tutti, per scegliere il candidato sindaco e per mantenere unita la coalizione nella consapevolezza che il nostro destino è soprattutto nelle nostre mani e non in quelle di altri.

 

C’è per il centrodestra napoletano una occasione unica di governare la città a patto e condizione, però, che ci presentiamo al giudizio degli elettori per quello che siamo e soprattutto che non rinunciamo ad esprimere un nostro candidato e un nostro progetto politico.

 

 Luigi Rispoli

Presidente cittadino di

Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale

Intervento pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno il 18/02/2015

 

“La lettera di richiesta di chiarimenti da parte dell’Unesco non ci meraviglia” così Luigi Rispoli, presidente cittadino di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, commentando la notizia della lettera inviata da Mechtild Rössler, direttore della divisione Patrimonio culturale dell’Unesco, alle autorità italiane per chiedere conto dei ritardi sul Grande Progetto per il Centro Storico. “Da tempo – ha continuato l’esponente del partito di Giorgia Meloni- denunciamo il grave danno arrecato alla città dalla amministrazione De Magistris per la mancata spesa dei fondi europei stanziati per la rigenerazione del Centro Storico di Napoli e le repliche del Sindaco, rilette oggi anche alla luce delle preoccupazioni dell’UNESCO,  ci dicono chiaramente che egli mentì alla città. Il Grande Progetto ha una valenza strategica per l’intera città perché il raggiungimento dell’obiettivo principale garantirà l’avvio un processo di riqualificazione del Centro Storico che oggi appare, per la sua grande attrattiva turistica, come la principale risorsa della città per costruire una reale prospettiva di sviluppo. La colpa di questa amministrazione comunale è stata quella che dopo aver insistentemente chiesto ed ottenuto di essere stazione appaltante per gli interventi previsti dal grande progetto ha accumulato ritardi che non hanno permesso di spendere i soldi nei limiti di tempo fissati dall’UE per la spesa dei fondi europei di cui al POR Campania FESR 2007/2013. I ritardi –ha continuato l’ex presidente del consiglio provinciale- sono stati accumulati certamente per la mancanza di progetti ma anche per le bizzarrie del Comune di Napoli in alcuni progetti che sfiorano il ridicolo. Per esempio, per il Complesso dei Gerolomini sono previste attività non incluse dal Grande Progetto così come approvato, e cioè uno studentato ed un ristorante che fanno rientrare gli interventi nella fattispecie soggetta alle limitazioni previste dalle norme relative agli aiuti di Stato. Oppure per il Complesso di S. Lorenzo Maggiore dove il progetto prevede un intervento di sistemazione dell’Archivio storico del Comune di Napoli, la cui sede è nel complesso di S.Maria della Pace. Gli spazi dell’ex Archivio, infatti vengono recuperati ai fini di una migliore utilizzazione dello stesso Comune con azioni di catalogazione, digitalizzazione e di informatizzazione del patrimonio presente nell’Archivio storico che non sono finanziabili con le risorse del Grande Progetto. Insomma nella gestione del Grande Progetto De Magistris ed i suoi collaboratori hanno messo a nudo tutta la loro incapacità con un campionario variegato di scelte sbagliate che hanno penalizzato essenzialmente solo la città. La destra napoletana da sempre considera il Centro Storico della città come un vero punto di forza e per questo nel programma che proporremmo ai cittadini per le prossime elezioni amministrative, esso diventerà uno degli argomenti centrali. Il recupero ed il riutilizzo a fini culturali, sociali e istituzionali dell’intero patrimonio storico-culturale, in uno con la riqualificazione urbana –ha concluso Luigi Rispoli- rappresenta il vero salto di qualità per Napoli, capace di migliorare la qualità di vita dei residenti e di supportare il rilancio del sistema produttivo terziario della città, che parte proprio dall’avvio concreto del processo di rivitalizzazione del centro storico di Napoli e, in particolare, del centro antico”

(OMNINAPOLI) Napoli, 15 DIC – “Sono estremamente contento che il frutto del nostro lavoro abbia riportato agli antichi fasti il Salone delle Colonne della Real Casa Santa dell’Annunziata”. Così in una nota Luigi Rispoli, presidente cittadino di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. “Fu proprio un mio emendamento all’applicazione dell’avanzo di amministrazione del 2009 che appostò un trasferimento di 400.000 euro con destinazione vincolata proprio al restauro del Salone delle Colonne dove si svolgeva la festa del fazzoletto, cerimonia con cui le giovani esposte trovavano marito – ha continuato l’ex Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli - . L’intervento fu inserito nel più ampio progetto, approvato dal Consiglio provinciale di Napoli dell’epoca, “La Provincia investe in Provincia”, che mirava a recuperare pezzi importanti della storia della città. Ricordo ancora la firma del protocollo a Palazzo San Giacomo con l’allora Sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino e l’allora Presidente della Provincia Luigi Cesaro ed oggi la notizia della riapertura mi procura enorme soddisfazione”, ha concluso l’esponente del partito guidato da Giorgia Meloni.

(OMNINAPOLI) Napoli, 14 DIC – “Prosegue l’opera di distruzione del più antico presidio ospedaliero pediatrico della città da parte dell’attuale Direttore Generale”. Così Luigi Rispoli presidente cittadino di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, a commento della notizia della chiusura del pronto soccorso dell’Ospedale Annunziata di Napoli. “Il Direttore Generale, famoso per aver chiuso la ginecologia dell’Annunziata per la caduta di quattro calcinacci e per aver favorito la perdita della Tin a favore dell’Università, si è reso protagonista di un ulteriore grave episodio di depotenziamento dell’Ospedale. Da qualche giorno, infatti, sia all’esterno che all’interno dell’Ospedale Annunziata, sono stati affissi degli avvisi con i quali si rende noto che il Pronto Soccorso non c’è più. Da anni sto denunciando l’esistenza di una strategia che punta a far scomparire l’Ospedale dell’Annunziata per realizzare a Napoli un regime di monopolio nella Pediatria tutta a favore dell’Ospedale Santobono – ha continuato l’esponente del Partito guidato da Giorgia Meloni – . Come se fossero petali di una margherita ad una ad una la direzione generale ha operato per eliminare funzioni e servizi al vecchio nosocomio trasferendoli, in molti casi, unitamente alle professionalità esistenti, al Santobono. Noi abbiamo già detto che questa è una scelta scellerata che si è già rivelata fallimentare perché l’ospedale del Vomero è una struttura che da sola non può rispondere in maniera puntuale ed efficace a quello che è il bisogno di assistenza ospedaliera di una platea come quella della provincia di Napoli. Non ho capito a quale modello di sanità si riferisse il Presidente De luca quando, appena qualche giorno fa, parlava di standard dei servizi. Se questi sono i risultati, con l’eliminazione di un fondamentale servizio nel cuore del Centro Storico della città quale il pronto soccorso pediatrico, allora siamo messi proprio male. Spero che il neo commissario alla sanità campana, Joseph Polimeni, dia subito applicazione al Decreto Commissariale che trasferiva l’Ospedale dell’Annunziata nella gestione della ASL NA1. Prima che sia troppo tardi”, ha concluso il presidente cittadino di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.