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Non smetterò mai di sognare un mondo migliore. Luigi Rispoli

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Tag: comune di napoli

Il candidato al Senato di Fratelli d’Italia lancia una nuova proposta per rivitalizzare il centro
Questa mattina, durante un incontro con i commercianti di Piazza Mercato a Napoli, Luigi Rispoli capolista di Fratelli d’Italia al Senato nel collegio Campania 2 (città di Napoli e Napoli Nord), commentando i lavori attualmente in corso nell’area per il Grande Progetto del Centro Storico targato UNESCO, ha lanciato l’idea del dislocamento della movida napoletana all’interno dell’area di Piazza Mercato. “L’opportunità di individuare nuove aziende e nuovi imprenditori coraggiosi – ha affermato il capolista al Senato di FdI – che vogliano impiantare nuove realtà produttive ed imprenditoriali nello scenario storico di Piazza del Carmine, rappresenterebbe uno slancio strategico e cruciale per l’economia ed il rilancio dell’intero quartiere. Questa idea – prosegue Rispoli – che lanciai già durante gli anni di Governo regionale della Giunta Caldoro e che ha dato il via al Grande Progetto del Centro Storico per la valorizzazione del sito UNESCO, si realizzerebbe a regime attraverso una nuova configurazione di spazi situati dinanzi agli edifici della Chiesa di Santa Croce al Mercato con la contestuale realizzazione di una vasta isola pedonale che potrebbe essere occupata da gazebo tavolini e stand di queste attività commerciali. Il tutto – chiarisce l’esponente di FdI – dovrebbe passare però attraverso una massiccia campagna di promozione da parte del Comune di Napoli che, per una volta, dovrebbe avere la maturità di superare la sterile conflittualità politica ed investire su di un’idea rivoluzionaria appoggiata e sostenuta dai tantissimi operatori commerciali incontrati stamani, che già si sono dichiarati pronti ad investire per l’ampliamento delle attività già in essere. L’impegno dell’Amministrazione cittadina dovrebbe quindi essere quello di impostare e dare vita ad una grande campagna di promozione perché spostare la movida a Piazza del Carmine rianimerebbe l’intero quartiere portando legalità e riqualificando l’intera area ed è per questo – ha poi concluso Rispoli – che la riteniamo una soluzione adeguata”.

«I conti del Comune di Napoli sono in una bancarotta anche al netto del debito del CR8». Ha dichiarato Luigi Rispoli, capolista per Fratelli d’Italia al collegio plurinominale per il Senato Campania 2.

«De Magistris –ha continuato l’esponente del partito della Meloni- va a Roma per cercare di distogliere l’attenzione dal reale problema dei conti del Comune che è iniziato con la scelta di aderire alla procedura di predissesto.

Così come sembra non ricordare che con i decreti sui debiti della pubblica amministrazione, il Comune ha ottenuto vistosi aiuti statali, circa 1 miliardo e 400 milioni, con i quali la Giunta è andata avanti in questi anni senza peraltro migliorare la situazione della città. Finiti quei soldi e quella liquidità, la realtà dei conti in rosso è tornata tristemente a galla.

Il Comune di De Magistris continua a essere una macchina del tutto inefficiente, che produce debiti fuori bilancio, non riscuote le entrate, non mette a valore il patrimonio immobiliare che in parte utilizza, come nel caso dei Centri Sociali, per mantenere le sue clientele».
«Finora -ha continuato l’esponente della Destra napoletana- ha mantenuto i conti in ordine semplicemente perché ha annunciato che ricaverà diversi milioni dalla vendita del patrimonio immobiliare e che avrebbe quadruplicato le entrate dalla lotta all’evasione e dalla riscossione delle multe».
«Quella del 4 marzo -ha concluso Luigi Rispoli- con l’affermazione del centrodestra sarà l’inizio della riscossa dei napoletani per liberarsi da un Sindaco incapace e questa volta sarà Napoli liberata».

(OMNINAPOLI) Napoli, 06 FEB – “Il jobs act è stato un fallimento ed il mercato del lavoro va riformato”. Così Luigi Rispoli, già Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli e capolista al Senato di Fratelli d’Italia nel collegio Campania 2. “I provvedimenti messi in campo dalla sinistra in questi anni hanno reso il mercato del lavoro una jungla senza diritti e gli unici tipi di contratti che hanno promosso sono solo quelli del lavoro a termine. Il Jobs act, quindi, è fallito, perché non ha indotto le imprese a creare occupazione stabile, ma quasi esclusivamente lavoro precario creando una incertezza nel futuro specie dei nostri giovani. Fratelli d’Italia per prima cosa proporrà una Flat tax ridotta solo per le imprese che producono in Italia con manodopera locale ed una super deduzione del costo del lavoro per le imprese ad alta intensità di manodopera. Vogliamo promuovere, attraverso l’introduzione di appositi incentivi, la partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa come miglior antidoto alla delocalizzazione, favorendo un patto sociale virtuoso tra imprenditori e lavoratori che punti al rilancio dell’economia nazionale. Per noi di Fratelli d’Italia il lavoro, in tutte le sue forme, è un dovere sociale da tutelare e su questo saremo impegnati sin dal primo giorno della prossima settimana”.

(OMNINAPOLI) NAPOLI, 05 FEB – “Le sei condanne con le quali si è concluso il processo per la mancata bonifica dell’area di Bagnoli e dell’area dell’ex Italsider certificano il fallimento del governo della sinistra nella città di NAPOLI” lo ha detto Luigi Rispoli, già Presidente del Consiglio Provinciale di NAPOLI e candidato come capolista nel collegio plurinominale del Senato, Campania 2, per Fratelli d’Italia. “Bagnoli Futura -ha continuato l’esponente del partito di Giorgia Meloni- la società di scopo del Comune di NAPOLI fallita in epoca De Magistris, ha delle responsabilità notevoli nel mancato decollo del piano di rilancio di quell’area e nell’enorme spreco di risorse economiche. Per questo -ha concluso Rispoli- non possiamo dimenticare che per anni è stata la camera di compensazione per dirigenti del PD che quando non trovavano posto nelle Giunte a guida Bassolino e Iervolino, venivano dirottati alla guida della partecipata, per cui le responsabilità della sinistra sono del tutto evidenti”.

(OMNINAPOLI) Napoli, 31 GEN – “La sicurezza parte da un pieno e totale sostegno alle forze dell’ordine” è quanto dichiara Luigi Rispoli, candidato capolista per Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale Campania 2 e già presidente del Consiglio Provinciale di Napoli. “Le nostre città -ha continuato l’esponente del partito di Giorgia Meloni- sono sempre meno sicure e in questi anni la sinistra ha adottato troppi provvedimenti che hanno mortificato gli uomini delle forze di polizia che con dedizione presidiano il territorio spesso senza mezzi e in alcuni casi senza neanche la benzina per le loro auto. Per Fratelli d’Italia sostegno alle forze dell’ordine e alle forze armate vuol dire garantire stipendi e straordinari dignitosi, dotazioni adeguate di personale, mezzi e tecnologie utili al contrasto del crimine e del terrorismo, inasprimento delle pene in caso di violenza contro un pubblico ufficiale, revisione della cosiddetta legge sulla tortura. Per Fratelli d’Italia -ha concluso Rispoli- ripristinare l’ordine nelle città italiane aumentare la percezione della sicurezza nei cittadini, è un punto fondamentale per migliorare la qualità della vita della nostra gente”.

Mi ha molto colpito la notizia che molti quotidiani hanno riportato in prima pagina e che riguarda quei 20 ragazzi, nella sola provincia di Napoli, che nella notte di Capodanno sono stati ricoverati all’ospedale Cardarelli in coma etilico.
Una notizia ancor più grave se paragonata al bilancio dei feriti dei botti nella stessa sera che quest’anno si sono ridotti, sempre a Napoli, a 35 rispetto alle centinaia che si registravano negli scorsi anni, segnale evidente della efficacia delle diverse campagne di comunicazione che spesso hanno visto in prima persona proprio le forze di polizia.
L’aumento considerevole di giovani che consumano alcolici (vino, birra e amari) è ancor più preoccupante perché il fenomeno si riscontra soprattutto nella fascia di età di giovanissimi che va dai 14 ai 17 anni con un incremento costante.
La cultura del bere attualmente diffusa tra i giovani, consumo che tende ad accentuarsi fuori dai pasti, modifica sempre più le abitudini mediterranee che, invece, consideravano il consumo quale parte integrante dell’alimentazione.
L’aspetto che più mi fa arrabbiare è che questo modello di vita è ormai una “moda” diffusissima tra giovani e giovanissimi che lo fanno una sera, magari nel week-end quando magari possono far tardi la sera, mentre per la restante parte della settimana poi non toccano un dito di alcol.
Questo comportamento li fa sentire convinti di poter gestire il problema al riparo dalla dipendenza e dalla possibilità di divenire alcolisti, anche se proprio questi giovani sono quelli che rischiano di più perché, secondo alcuni studi, la pratica portata avanti nel tempo di alternare l’ubriacatura all’astinenza, ha effetti sul cervello molto più devastanti del bere di continuo.
Purtroppo anche la tv ha le sue responsabilità. Sempre più spesso programmi di intrattenimento, fiction e pubblicità collocano il bere in un contesto di normalità e sempre più spesso lo associano ad immagini di successo, anche attraverso il ricorso a testimonial d’eccezione che tanta influenza hanno sui giovani.
I dati che sono stati raccolti dal Ministero della salute ci confermano la gravità del fenomeno e la larga diffusione tra i giovanissimi, anche nella fascia tra i 13 e i 15 anni, dell’abuso di alcol che escono di casa con il preciso intento di ubriacarsi.
Anche gli incidenti stradali del sabato notte, che sono spesso la prova di alcune bravate eseguite dai giovani per mostrare al gruppo di amici il proprio coraggio, trae le sue motivazioni nell’uso eccessivo di alcol che precede il ritorno in auto, che provoca l’immagine di gioia e dello star bene che tipica dell’ubriacatura.
Sono convinto che i proprietari dei locali potrebbero contribuire in maniera notevole ad arginare il fenomeno oltre che a salvare, sia pure in modo indiretto, molte vite di giovani se solo chiudessero i propri locali ad un’ora più ragionevole e se, soprattutto, si rifiutassero di servire alcolici ai minorenni o, almeno, a quelli al di sotto dei sedici anni, limite fissato dalla legge.
Il tema dell’alcol è rimasto sempre in un preoccupante cono d’ombra, così che i giovani ancora oggi non conoscono tutte le conseguenze e le malattie che ne derivano dall’uso frequente. Ma oggi dobbiamo accendere i riflettori su questo fenomeno perché il bere fa più morti della droga fra i giovani.
I sabato sera, è ormai una routine, che genitori ignari, e disperati, devono recarsi in ospedale perché i propri figli, sono lì, vittime d’incidenti perché ubriachi o perché finiscono in coma etilico, scoprendo un aspetto dei propri figli che fino ad allora non avevano mai considerato.
La pratica più diffusa è quella dei cosiddetti binge drinking, e cioè il consumo di più bevande in grandi quantità e in poche ore, per raggiungere la sbronza. Una specie di rito sempre più diffuso con giovanissimi che ovunque arrivano con buste di bottiglie di birra, e tutti insieme, bevono fino ad intontirsi, fino a vomitare.
Una nazione senza giovani, si sa, non ha futuro. Si dice che essi sono il nostro più grande capitale sul quale investire, specie al sud. Preservarli, quindi, da fenomeni di tale degenerazione diventa un dovere sociale.
Loro oggi si sentono, probabilmente, soli e fragili, senza mete, non hanno progetti di vita forse perché hanno già tutto. Li incontri e ti rendi conto che rispetto alla tua generazione sono solo più deboli, impauriti, e senza alcun spirito di iniziativa.
Dobbiamo lavorare iniziando da noi stessi perché la formazione dei giovani inizia prima di tutto nelle mura domestiche, nella famiglia. Lo dobbiamo fare assumendo comportamenti improntati ad una maggiore coerenza nel rispetto delle regole e delle leggi ponendoci il problema di dover essere esempi positivi nei confronti dei nostri figli.
Dopodiché c’è il mondo esterno e la società nella quale viviamo dalla quale dobbiamo pretendere, con uguale rigore, non inutili ed episodiche belle parole, ma modelli di vita positivi da diffondere su larga scala che tengano i giovani lontani dall’alcol, programmi di prevenzione e diffusa consapevolezza che l’alcolismo è una emergenza sociale.
Luigi Rispoli

pubblicato dal ROMA il 04/01/2018

Le indagini proseguono per individuare i componenti della babygang che ha accerchiato e aggredito Arturo, il 17enne accoltellato alla gola e al torace nel pomeriggio di lunedì scorso nella centrale via Foria, ma a Napoli, dopo che si è esaurito il solito inutile rituale della marcia di solidarietà, l’episodio sembra ormai già dimenticato.
Troppi sono gli episodi accaduti anche in questo 2017 nella nostra città che mostrano una violenza bruta, vile e come nel caso di Arturo, inutile. Soprattutto spropositata ed eccessiva rispetto allo scopo delinquenziale che gli autori dell’atto si sono prefissati.
Bando alla ipocrisia che spesso caratterizza il dibattito su questo tema bisogna affermare con decisione e determinatezza che questo eccesso di violenza è figlio dell’eccesso di impunità che ormai pervade la nostra società.
Chi agisce in questo modo lo fa con la certezza che non verrà mai punito adeguatamente rispetto alla gravità della sua azione e delle sue conseguenze. È facile, quindi, lasciarsi anche trascinare a compiere atti delinquenziali.
Se non ripristiniamo lo Stato di diritto che in questi anni, pezzo dopo pezzo, è stato completamente smantellato, poi non ci possiamo sorprendere o lamentare se chi compie un’azione criminale, sapendo che in ogni caso non resterà dietro le sbarre di un carcere per un periodo adeguato al reato commesso, lo commetterà pensando che vada come vada tanto non mi accadrà nulla.
L’unico deterrente che conosco è quello legato ad una giustizia vera che garantisce la certezza della pena che costringerebbe molti a fare un deciso passo indietro davanti alla prospettiva di un arresto senza continuare in una situazione nella quale ogni reato ha conseguenze tragiche solo per chi lo subisce.
I magistrati applicano le leggi che hanno a disposizione e non hanno colpa se negli anni qualcuno ha smontato in senso garantista il Codice Penale per cui oggi abbiamo un problema di norme che non sono adeguate al fenomeno che si deve contrastare, ai nostri tempi, e che non rispondono al senso di giustizia che il cittadino pretende.
Il cittadino che non vede in galera chi commette reati, perde inevitabilmente fiducia nella Giustizia e nello Stato con gravi danni proprio al tessuto sociale della nostra nazione. Viceversa io penso che punire adeguatamente chi delinque avvicini il cittadino allo Stato oltre ad essere la prima attività nel campo della prevenzione.
Napoli è una realtà unica in tutti i sensi. È fatta di luoghi complessi e carichi di storia, bellezza e tradizioni dove dunque esistono tutte le risorse culturali e morali per contrastare il fenomeno criminalità, ma è fatta anche di tanto degrado sociale, di periferie abbandonate, di opportunità di lavoro che non ci sono e di giovani che prima ancora delle istituzioni impattano la camorra governata con regole che funzionano e che a volte regalano maggiori certezze anche rispetto al futuro.
Le stese, le aggressioni gratuite, le risse, le provocazioni, non sono altro che esercizi dove Napoli diventa palestra per i futuri camorristi e delinquenti. Napoli appare ancora come una città violenta. Le famiglie camorristiche esistono ancora. Le redini dei clan, però, le hanno ormai saldamente in mano le ultime generazioni, giovani violenti come molti episodi ci hanno raccontato.
Non si tratta di lanciare inutili allarmi o, al contrario, di voler sminuire il fenomeno. Bisogna affrontare il fenomeno con una presa di coscienza collettiva consci che il fenomeno dell’illegalità lo dobbiamo combattere tutti insieme anche con piccoli gesti quotidiani che diano il senso di un rispetto delle regole che in questa città non esiste.
Bisogna investire sui nostri giovani garantendo loro una educazione e una formazione senza che nessuno venga lasciato da solo, con la consapevolezza che se ignorati e senza prospettiva allora possono diventare quello che nessuno vorrebbe diventare.
Una nuova Napoli è possibile, avviare un nuovo Rinascimento si può. Ma la condizione è che nessuno si chiami fuori e che tutti metabolizzino il concetto che Napoli è di tutti noi, nessuno escluso.
Luigi RISPOLI
intervento pubblicato dal ROMA il 28 dicembre 2017

Hanno fatto veramente impressione le immagini e le foto delle migliaia di musulmani raccolti in preghiera in Piazza Garibaldi in occasione della festa del Sacrificio o «festa dello sgozzamento» (in arabo Eid al-Adha) lo scorso 1 settembre.
Una folla enorme di fedeli di tutte le comunità islamiche accorsi da tutta la città che si muoveva in sincronia pregando in coro durante la cerimonia, concelebrata da tutti gli imam, che ricorda il sacrificio del profeta Abramo che per obbedire alla richiesta di Dio di sacrificare suo figlio, fu fermato da un angelo e per ringraziare Allah sacrificò un montone.
L’enorme numero dei partecipanti al momento di preghiera mi induce a pensare che la comunità islamica a Napoli ha raggiunto un tale livello di organizzazione che non può non incutere qualche timore. Hanno dimostrato, cioè, di essere capaci di raggiungere migliaia di persone e di poterle convogliare in una piazza in un determinato giorno ed ora in pochissimo tempo.
Sul territorio hanno una presenza diffusa di locali che chiamano centri culturali islamici, ma che in realtà sono vere e proprie moschee, ricavate in garage, scantinati o ex magazzini, che ogni venerdì accolgono centinaia di fedeli di Allah.
Di piccoli locali per la preghiera così, a Napoli, ce ne sono circa una cinquantina, ma nessuno ne conosce il numero preciso perché la loro apertura e chiusura è costante e non c’è nessuno che li censisce.
All’interno degli stessi locali non mancano gli abusi edilizi e ovunque vi è il mancato rispetto delle norme per la sicurezza, ma nessuno li controlla né il comune si è dotato di un Regolamento per l’apertura di luoghi di culto. Del resto in Italia manca una legge per le moschee, quindi i musulmani si fittano i locali e poi li sistemano a modo loro sicuri che mai nessuno gli contesterà nulla, anzi.
La crisi della politica e dei partiti ha determinato la scomparsa delle sedi politiche. Le vecchie sezioni, fulcro dell’organizzazione militante politica, non esistono più, né si può dire che le organizzazioni politiche abbiano adottato modelli organizzativi diversi ed al passo con i tempi attuali.
I partiti sembrano aver rinunciato ad avere una struttura pesante, fatta di tanti punti di aggregazione sul territorio, poiché sempre più si affidano alla capacità dei loro leader di utilizzare le presenza durante le trasmissioni televisive per accrescere i consensi.
Il risultato è che sul territorio quella dei musulmani sembra essere l’unica forma organizzata di comunità, capace, come abbiamo visto, di mobilitarsi per una preghiera ma anche per altro.
La miriade di piccoli luoghi di preghiera disseminati sul territorio non contribuisce a determinare condizioni di sicurezza. In questi locali gli imam durante i loro sermoni parlano anche di questioni socio-economiche e di politica e spesso, come dimostrano alcune inchieste, sono in alcuni casi anche esponenti di un islam radicale legato alla influenza diretta di organizzazioni terroristiche.
A questo punto sarebbe addirittura auspicabile la costruzione di un’unica grande moschea di cui tanto si è parlato in passato, con la contestuale chiusura di tutti gli altri luoghi di preghiera, perché questo renderebbe più agevole anche il compito delle forze dell’ordine nel controllare queste persone.
Dobbiamo tener conto che se l’Italia non cambierà atteggiamento nei confronti dell’immigrazione clandestina noi continueremo a subire una vera e propria invasione. La drammatica situazione socio-economica che viviamo, l’aumento esponenziale della disoccupazione soprattutto giovanile, la debolezza intrinseca delle istituzioni politiche sempre più evidente sono fattori di attrazione e acceleramento della penetrazione islamica nel nostro paese.
Quindi, dobbiamo organizzare una risposta per non essere costretti ad atti di sottomissione all’islam e per continuare ad affermare il principio che vogliamo continuare ad essere padroni a casa nostra.

IL MIO FONDO PUBBLICATO DAL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO DEL 05/10/2017 NELL’AMBITO DEL DIBATTITO SULLA DESTRA A NAPOLI APERTO SULLO STESSO QUOTIDIANO DA UN ARTICOLO DI MARCO DEMARCO.

Egregio Direttore, pur condividendo la considerazione sullo stato attuale della Destra a Napoli credo, però, che alcune precisazioni sul fondo del dott. Marco De Marco vadano fatte.
Innanzi tutto non ritengo che a Napoli, da Lauro in poi, non ci siano state in città personalità di rilievo espressioni del mondo di destra. Basti pensare che nella nostra città, attraverso la figura di Gianni Roberti, vi era la mente operativa della CISNAL, il sindacato, erede del sindacalismo nazionale e rivoluzionario di Filippo Corridoni, che per anni si è contrapposto sui luoghi di lavoro allo strapotere di CGIL, CISL e UIL.
Potremmo ricordare ancora Nicola Galdo, che fu autore di una proposta di Piano Regolatore, lo stesso Gianni Roberti che fu presentatore e relatore della proposta di legge speciale per Napoli e la nascita di Università Europea che fu grande protagonista in città della primavera del 68.
Il MSI ebbe una classe dirigente di altissimo profilo anche a cavallo degli anni 70 ed 80. Basti ricordare figure come Marcello Zanfagna, Franco Pontone, Antonio Mazzone, Pietro Pirolo, Nando Di Nardo, Adriana Palomby, Ninò Imperatore ecc. ecc.
Tra questi certamente un ruolo importante lo ricoprì Antonio Parlato. Egli fu, insieme a Pino Rauti, colui il quale immaginò una destra capace di rompere gli schemi entro i quali fino ad allora era stata confinata, per diventare un’altra destra, sociale e culturale, aristocratica e poi popolare, radicale, movimentista, europea e rivoluzionaria, capace di competere con la sinistra su temi come l’ambiente e la giustizia sociale ed ispiratrice della corrente culturale della “Nouvelle Droite” di Alain De Benoist.
Il suo ruolo nazionale non gli impedì di occuparsi delle vicende della sua città. Fu proprio durante il periodo nel quale ricoprì la carica di Segretario Provinciale del MSI che fu scritto il Progetto per Napoli Capitale. Un documento ancora attuale che rimane ancora oggi l’unico progetto che abbia tentato, in maniera organica, di rispondere ai problemi secolari della nostra città.
E poi ci fu l’esperienza esaltante di Rastrelli governatore della Campania che, come tutti ricorderanno fu interrotta da un intrigo di palazzo che è stato bollato come “ribaltone” e che diede il la a tutta una serie di norme per impedire il ripetersi di episodi così vergognosi.
Alla Destra napoletana, e mi consenta di rivendicare orgogliosamente una distanza dagli amici di Forza Italia, quello che oggi manca è certamente una leadership credibile ma anche la capacità di far politica a colpi di idee e visioni del mondo.
E’ mancato, finora, una destra che superi definitivamente il richiamo al fascismo come unica ragione della propria esistenza per raccogliere le sfide dei nostri giorni recuperando temi a noi care come il superamento della lotta di classe e la messa in discussione del capitalismo finanziario e dell’UE, lottare per garantire proprio quei diritti che qui sono negati e che noi consideriamo fondamentali per una società più giusta: salute, lavoro, cultura e ambiente.
Ma, per venire al nocciolo della questione e ad una Destra che oggettivamente a Napoli oggi è in grave crisi vorrei inserire un ulteriore elemento di riflessione che riguarda la politica tutta, destra e sinistra, cattolicesimo e neoliberismo.
La crisi che colpisce Napoli non è solo economica e sociale, ma anche e soprattutto culturale. La città ha perso completamente una propria identità e sembra incapace di percorrere una strada per tirarsi fuori dalle sabbie mobili nelle quali sembra intrappolata. Vive chiusa in se stessa e ha perso la sua forza che era costituita principalmente dalla capacità di agire al di fuori di schemi consueti e datati.
Gli interessi particolari, specie quelli di una borghesia corrotta e svogliata, sono sempre prioritari rispetto a quelli della stragrande maggioranza dei napoletani, dove l’unica regola che vige è quella che tutto deve restare tristemente così com’è perché ogni opportunità di sviluppo è guardata con sospetto perché altera equilibri che sono ritenuti eterni.
Proprio questo clima ha prodotto il fenomeno De Magistris, rivoluzionario del nulla, sostenitore di tutto ed il contrario di tutto. Dalla bandana alla bandiera catalana, mi sembra che il percorso fotografi a pieno il personaggio del Sindaco che meglio di altri, evidentemente, ha saputo approfittare della crisi politica della città.
Napoli, per questo, oggi appare come una città immobile, dove i giovani non trovano opportunità e le fasce più deboli della società scivolano nella povertà e nell’abbandono.
In una situazione del genere la Destra dovrà essere in grado di proporre alla città un modello di governo alternativo puntando decisamente ad un cambiamento radicale, da realizzare concretamente attorno a valori fondamentali come lo sviluppo, la tutela dell’ambiente e un nuovo modello di welfare municipale.
Aprire la città all’area metropolitana agendo con il territorio e creando quelle sinergie con gli altri comuni per rimettere in moto lo sviluppo. Napoli è al centro di una Area vasta e con l’istituzione della città metropolitana si deve guardare ad un orizzonte più vasto per riequilibrare funzioni e servizi sul territorio.
Una destra sociale ancorata alla difesa della famiglia ed alla attenzione per le fasce del disagio sociale con una serie di valori non negoziabili tra i quali, la sovranità e l’interesse nazionale, può ancora candidarsi a recitare un ruolo da protagonista nella città di Napoli.

Luigi Rispoli
Ex Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli

La vicenda degli staffisti che De Magistris vuole assumere in accordo con tutti i consiglieri della Città Metropolitana richiama l’attenzione su una istituzione che ormai avevamo dimenticato, distrutta nel ruolo e nelle funzioni dalla cosiddetta riforma Del Rio.
Al di là della inopportunità della scelta fatta a Piazza Matteotti, la vicenda degli staffisti rischia di far perdere di vista la enorme responsabilità politica del Sindaco per aver sin qui utilizzato l’ex provincia esclusivamente come camera di compensazione per gli equilibri della sua maggioranza di palazzo San Giacomo strafregandosene, invece, dei servizi che l’ente comunque avrebbe dovuto garantire ai cittadini.
La Città Metropolitana, pur nel “papocchio” che il Governo Renzi ci ha consegnato, potrebbe ancora oggi, come ente di governo di area vasta, svolgere un ruolo importante tenendo conto che l’area metropolitana di Napoli ha delle peculiarità che la distinguono nettamente dalle altre: l’alta densità di popolazione; una città capoluogo dove si concentra circa un terzo degli abitanti della Regione oltre che la gran parte delle attività culturali ed imprenditoriali; la presenza di comuni che per numero residenti potrebbero in gran parte essere considerati, in altre realtà, altrettanti capoluoghi di provincia.
In questo quadro e considerato la contiguità dei centri urbani risulta evidente che temi come quelli della crescita economica, della formazione professionale, della pianificazione territoriale ed urbanistica, dei trasporti e della viabilità, delle infrastrutture, dell’ambiente, della sanità, della scuola, del turismo e dell’assistenza, avrebbero la necessità di essere governati con scelte chiare e con una visione di area vasta e sovracomunale che potrebbero trovare sintesi proprio in una istituzione come la città metropolitana.
Per rendere incisiva l’azione di governo della città metropolitana di Napoli andrebbe garantito, però, una governance autorevole che solo l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano può garantire, consentendo agli elettori di tutta la provincia di poter scegliere chi deve governare l’Ente eliminando l’attuale meccanismo di cooptazione del sindaco del comune capoluogo che, di fatto, esclude dalla scelta i cittadini degli altri 91 comuni della provincia creando una distanza abissale tra Piazza Matteotti e le comunità amministrate.
Lo statuto della Città Metropolitana di Napoli, adottato con deliberazione della Conferenza Metropolitana n.2 dell’11 giugno 2015, all’art. 18 ha previsto il sistema della elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano ma, in coerenza con la legge statale, lo condiziona alla ripartizione in zone dotate di autonomia amministrativa del territorio del Comune capoluogo.
De Magistris, che inserì questo articolo perché frutto di un accordo con tutte le forze politiche necessario per approvare lo Statuto, ha la grande responsabilità politica di aver fatto scivolare nel dimenticatoio questa possibilità e di non aver adottato, da Sindaco di Napoli, alcun atto amministrativo necessario a rendere effettiva la previsione del predetto art. 18.
Su questo punto, a mio avviso, le forze politiche, in particolare quelle di opposizione, dovrebbero incalzare l’ex magistrato e la sua giunta, perché l’area metropolitana di Napoli ha bisogno, oggi più che mai, di una programmazione complessiva di sviluppo dell’area metropolitana.
Napoli Est e Bagnoli, ad esempio, risentono ancora oggi di una visione limitata ad una dimensione comunale. Immaginate se la strategia di sviluppo di queste due aree dismesse, alle quali abbiamo affidato gran parte delle speranze per il futuro di Napoli, potessero giovarsi di una prospettiva che tenga conto di tutta l’area che le circonda compreso quella dei comuni limitrofi in modo da poter disegnare una strategia complessiva in cui funzioni ed infrastrutture vengono individuate con un punto di vista che vada oltre la cinta urbana.
Ma anche servizi, come quello del trasporto pubblico locale, la gestione del ciclo dei rifiuti o quello della fornitura dell’acqua, andrebbero organizzati su scala metropolitana.
Si apra su questo punto un grande dibattito tra le forze politiche in città perché la città metropolitana può ancora rappresentare, pur nella approssimazione di una riforma discutibile, una opportunità, non la facciamo diventare l’ennesima occasione perduta.