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Non smetterò mai di sognare un mondo migliore. Luigi Rispoli

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Tag: islam

Hanno fatto veramente impressione le immagini e le foto delle migliaia di musulmani raccolti in preghiera in Piazza Garibaldi in occasione della festa del Sacrificio o «festa dello sgozzamento» (in arabo Eid al-Adha) lo scorso 1 settembre.
Una folla enorme di fedeli di tutte le comunità islamiche accorsi da tutta la città che si muoveva in sincronia pregando in coro durante la cerimonia, concelebrata da tutti gli imam, che ricorda il sacrificio del profeta Abramo che per obbedire alla richiesta di Dio di sacrificare suo figlio, fu fermato da un angelo e per ringraziare Allah sacrificò un montone.
L’enorme numero dei partecipanti al momento di preghiera mi induce a pensare che la comunità islamica a Napoli ha raggiunto un tale livello di organizzazione che non può non incutere qualche timore. Hanno dimostrato, cioè, di essere capaci di raggiungere migliaia di persone e di poterle convogliare in una piazza in un determinato giorno ed ora in pochissimo tempo.
Sul territorio hanno una presenza diffusa di locali che chiamano centri culturali islamici, ma che in realtà sono vere e proprie moschee, ricavate in garage, scantinati o ex magazzini, che ogni venerdì accolgono centinaia di fedeli di Allah.
Di piccoli locali per la preghiera così, a Napoli, ce ne sono circa una cinquantina, ma nessuno ne conosce il numero preciso perché la loro apertura e chiusura è costante e non c’è nessuno che li censisce.
All’interno degli stessi locali non mancano gli abusi edilizi e ovunque vi è il mancato rispetto delle norme per la sicurezza, ma nessuno li controlla né il comune si è dotato di un Regolamento per l’apertura di luoghi di culto. Del resto in Italia manca una legge per le moschee, quindi i musulmani si fittano i locali e poi li sistemano a modo loro sicuri che mai nessuno gli contesterà nulla, anzi.
La crisi della politica e dei partiti ha determinato la scomparsa delle sedi politiche. Le vecchie sezioni, fulcro dell’organizzazione militante politica, non esistono più, né si può dire che le organizzazioni politiche abbiano adottato modelli organizzativi diversi ed al passo con i tempi attuali.
I partiti sembrano aver rinunciato ad avere una struttura pesante, fatta di tanti punti di aggregazione sul territorio, poiché sempre più si affidano alla capacità dei loro leader di utilizzare le presenza durante le trasmissioni televisive per accrescere i consensi.
Il risultato è che sul territorio quella dei musulmani sembra essere l’unica forma organizzata di comunità, capace, come abbiamo visto, di mobilitarsi per una preghiera ma anche per altro.
La miriade di piccoli luoghi di preghiera disseminati sul territorio non contribuisce a determinare condizioni di sicurezza. In questi locali gli imam durante i loro sermoni parlano anche di questioni socio-economiche e di politica e spesso, come dimostrano alcune inchieste, sono in alcuni casi anche esponenti di un islam radicale legato alla influenza diretta di organizzazioni terroristiche.
A questo punto sarebbe addirittura auspicabile la costruzione di un’unica grande moschea di cui tanto si è parlato in passato, con la contestuale chiusura di tutti gli altri luoghi di preghiera, perché questo renderebbe più agevole anche il compito delle forze dell’ordine nel controllare queste persone.
Dobbiamo tener conto che se l’Italia non cambierà atteggiamento nei confronti dell’immigrazione clandestina noi continueremo a subire una vera e propria invasione. La drammatica situazione socio-economica che viviamo, l’aumento esponenziale della disoccupazione soprattutto giovanile, la debolezza intrinseca delle istituzioni politiche sempre più evidente sono fattori di attrazione e acceleramento della penetrazione islamica nel nostro paese.
Quindi, dobbiamo organizzare una risposta per non essere costretti ad atti di sottomissione all’islam e per continuare ad affermare il principio che vogliamo continuare ad essere padroni a casa nostra.

(ANSA) – NAPOLI, 14 NOV – “Cinque moschee in meno di un km quadrato sono una minaccia o no?”. Cosi’, in una nota, Luigi Rispoli, presidente cittadino di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale di NAPOLI, su quella che definisce ”inquietante presenza dei luoghi di preghiera di musulmani che sono presenti tra Corso Lucci e Piazza Mercato”. “Corso Lucci, Via Enrico Cosenz, Via Soprammuro a Porta Nolana, Via Lavinaio e Piazza Larga al Mercato sono gli indirizzi delle moschee attive a NAPOLI nel quartiere Mercato, aperti senza che vi sia alcun controllo da parte delle forze di polizia. I responsabili di quella di Piazza Mercato sono persone che interagiscono con le istituzioni e si sa che tipo di attivita’ svolgono, ma le altre? Chi sono gli iman? Da dove prendono le risorse per mantenere aperti questi luoghi? Sorde – ha continuato – sono state le istituzioni alle proteste dei cittadini contro l’apertura indiscriminata di questi siti”. ”L’irresponsabilita’ di Renzi e Alfano ha consentito, specie in questi ultimi anni, di accogliere tutti nel nostro Paese senza alcuna precauzione neanche per verificare se tra quelli che giungevano sulle nostre coste erano qui per sfuggire da Paesi in guerra o per portare al cuore dell’Europa la Jihad. Se e’ vero come e’ vero che siamo in guerra – ha concluso Rispoli – e’ opportuno arrestare l’apertura indiscriminata di queste moschee e intervenire su quelle gia’ aperte per verificare se esistono le condizioni, anche di sicurezza, perche’ possano continuare a svolgere la propria attivita’ o, come noi auspichiamo, devono essere chiuse”.

“Sono assolutamente contrario alla apertura di una nuova moschea in Via Lavinaio che sarebbe la quinta nel giro di poche centinaia di metri dopo quelle di Corso Lucci, Via E. Cosenz, Via Soprammuro e Via Corradino di Svevia. Pur rispettando le richieste della comunità islamica ed essendo assolutamente favorevole alla libertà di culto, non posso evitare di notare che la zona di Piazza Mercato ha ben altre priorità”.
E’quanto si legge in una nota rilasciata da Luigi Rispoli, presidente del C0nsiglio Provinciale di Napoli che così continua:
“Quella dei quartieri Mercato e Pendino è un’area dove criminalità e degrado sono i veri padroni della quotidianità dei suoi abitanti e l’integrazione non esiste. Spaccio, furti, scippi, prostituzione a tutte le ore del giorno, violenze, mercatini abusivi di rifiuti e spazzatura ovunque sono il biglietto da visita costante di quest’area”.
“Alla domanda di normalità -continua Rispoli – che viene dai cittadini non si può rispondere consentendo l’apertura di una nuova moschea quando proprio a due passi ne esistono già altre quattro. Chiedo al Prefetto ed al Sindaco di impedire che ciò possa accadere anche perché considerando l’insieme delle norme costituzionali e legislative emerge che queste moschee operano in modo difforme e in violazione della nostra legge”.
“Tra l’altro – conclude il presidente del Consiglio Provinciale di Napoli – è anche una questione di sicurezza visto che già in passato, da indagini condotte dagli apparati della sicurezza dello Stato, è emersa la realtà che proprio in alcune di queste moschee si predica quotidianamente l’odio nei confronti della nostra società”.


(ANSA) – NAPOLI, 27 OTT – "I tempi sono ormai maturi perché a Napoli possa realizzarsi una grande moschea per la numerosissima comunità di islamici presente in città". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Provinciale di Napoli, Luigi Rispoli, intervenuto alla "Giornata del dialogo cristiano-islamico" celebrata questa mattina con un dibattito interreligioso all’Istituto Isabella d’Este di via Savarese a Napoli. "E’ giunto il momento – ha spiegato Rispoli – che i musulmani che vivono in città possano praticare il proprio culto in spazi adeguati e non, come avviene ad esempio a piazza Mercato, in ex locali commerciali riadattati o in altre strutture non idonee, creando spesso, loro malgrado, disagi ed inconvenienti ai residenti. E’ evidente, però, che ciascuno debba fare la propria parte: le Istituzioni attraverso il sostegno amministrativo, tecnico ed economico, aspetto economico al quale però non possono rimanere estranei gli amici islamici". "Credo – ha aggiunto – che su questo fronte la Provincia possa offrire un contributo costruttivo per coordinare l’azione di tutti i soggetti in campo. La realizzazione di una moschea significherebbe mettere a segno un punto importante nel delicato processo di integrazione, una mano tesa per l’inclusione nella nostra società di persone con origine, cultura e religione diversa, che aderiscono, così, al nostro progetto di stato democratico".