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Non smetterò mai di sognare un mondo migliore. Luigi Rispoli

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Tag: luigi de magistris

«I conti del Comune di Napoli sono in una bancarotta anche al netto del debito del CR8». Ha dichiarato Luigi Rispoli, capolista per Fratelli d’Italia al collegio plurinominale per il Senato Campania 2.

«De Magistris –ha continuato l’esponente del partito della Meloni- va a Roma per cercare di distogliere l’attenzione dal reale problema dei conti del Comune che è iniziato con la scelta di aderire alla procedura di predissesto.

Così come sembra non ricordare che con i decreti sui debiti della pubblica amministrazione, il Comune ha ottenuto vistosi aiuti statali, circa 1 miliardo e 400 milioni, con i quali la Giunta è andata avanti in questi anni senza peraltro migliorare la situazione della città. Finiti quei soldi e quella liquidità, la realtà dei conti in rosso è tornata tristemente a galla.

Il Comune di De Magistris continua a essere una macchina del tutto inefficiente, che produce debiti fuori bilancio, non riscuote le entrate, non mette a valore il patrimonio immobiliare che in parte utilizza, come nel caso dei Centri Sociali, per mantenere le sue clientele».
«Finora -ha continuato l’esponente della Destra napoletana- ha mantenuto i conti in ordine semplicemente perché ha annunciato che ricaverà diversi milioni dalla vendita del patrimonio immobiliare e che avrebbe quadruplicato le entrate dalla lotta all’evasione e dalla riscossione delle multe».
«Quella del 4 marzo -ha concluso Luigi Rispoli- con l’affermazione del centrodestra sarà l’inizio della riscossa dei napoletani per liberarsi da un Sindaco incapace e questa volta sarà Napoli liberata».

(OMNINAPOLI) NAPOLI, 05 FEB – “Le sei condanne con le quali si è concluso il processo per la mancata bonifica dell’area di Bagnoli e dell’area dell’ex Italsider certificano il fallimento del governo della sinistra nella città di NAPOLI” lo ha detto Luigi Rispoli, già Presidente del Consiglio Provinciale di NAPOLI e candidato come capolista nel collegio plurinominale del Senato, Campania 2, per Fratelli d’Italia. “Bagnoli Futura -ha continuato l’esponente del partito di Giorgia Meloni- la società di scopo del Comune di NAPOLI fallita in epoca De Magistris, ha delle responsabilità notevoli nel mancato decollo del piano di rilancio di quell’area e nell’enorme spreco di risorse economiche. Per questo -ha concluso Rispoli- non possiamo dimenticare che per anni è stata la camera di compensazione per dirigenti del PD che quando non trovavano posto nelle Giunte a guida Bassolino e Iervolino, venivano dirottati alla guida della partecipata, per cui le responsabilità della sinistra sono del tutto evidenti”.

Le indagini proseguono per individuare i componenti della babygang che ha accerchiato e aggredito Arturo, il 17enne accoltellato alla gola e al torace nel pomeriggio di lunedì scorso nella centrale via Foria, ma a Napoli, dopo che si è esaurito il solito inutile rituale della marcia di solidarietà, l’episodio sembra ormai già dimenticato.
Troppi sono gli episodi accaduti anche in questo 2017 nella nostra città che mostrano una violenza bruta, vile e come nel caso di Arturo, inutile. Soprattutto spropositata ed eccessiva rispetto allo scopo delinquenziale che gli autori dell’atto si sono prefissati.
Bando alla ipocrisia che spesso caratterizza il dibattito su questo tema bisogna affermare con decisione e determinatezza che questo eccesso di violenza è figlio dell’eccesso di impunità che ormai pervade la nostra società.
Chi agisce in questo modo lo fa con la certezza che non verrà mai punito adeguatamente rispetto alla gravità della sua azione e delle sue conseguenze. È facile, quindi, lasciarsi anche trascinare a compiere atti delinquenziali.
Se non ripristiniamo lo Stato di diritto che in questi anni, pezzo dopo pezzo, è stato completamente smantellato, poi non ci possiamo sorprendere o lamentare se chi compie un’azione criminale, sapendo che in ogni caso non resterà dietro le sbarre di un carcere per un periodo adeguato al reato commesso, lo commetterà pensando che vada come vada tanto non mi accadrà nulla.
L’unico deterrente che conosco è quello legato ad una giustizia vera che garantisce la certezza della pena che costringerebbe molti a fare un deciso passo indietro davanti alla prospettiva di un arresto senza continuare in una situazione nella quale ogni reato ha conseguenze tragiche solo per chi lo subisce.
I magistrati applicano le leggi che hanno a disposizione e non hanno colpa se negli anni qualcuno ha smontato in senso garantista il Codice Penale per cui oggi abbiamo un problema di norme che non sono adeguate al fenomeno che si deve contrastare, ai nostri tempi, e che non rispondono al senso di giustizia che il cittadino pretende.
Il cittadino che non vede in galera chi commette reati, perde inevitabilmente fiducia nella Giustizia e nello Stato con gravi danni proprio al tessuto sociale della nostra nazione. Viceversa io penso che punire adeguatamente chi delinque avvicini il cittadino allo Stato oltre ad essere la prima attività nel campo della prevenzione.
Napoli è una realtà unica in tutti i sensi. È fatta di luoghi complessi e carichi di storia, bellezza e tradizioni dove dunque esistono tutte le risorse culturali e morali per contrastare il fenomeno criminalità, ma è fatta anche di tanto degrado sociale, di periferie abbandonate, di opportunità di lavoro che non ci sono e di giovani che prima ancora delle istituzioni impattano la camorra governata con regole che funzionano e che a volte regalano maggiori certezze anche rispetto al futuro.
Le stese, le aggressioni gratuite, le risse, le provocazioni, non sono altro che esercizi dove Napoli diventa palestra per i futuri camorristi e delinquenti. Napoli appare ancora come una città violenta. Le famiglie camorristiche esistono ancora. Le redini dei clan, però, le hanno ormai saldamente in mano le ultime generazioni, giovani violenti come molti episodi ci hanno raccontato.
Non si tratta di lanciare inutili allarmi o, al contrario, di voler sminuire il fenomeno. Bisogna affrontare il fenomeno con una presa di coscienza collettiva consci che il fenomeno dell’illegalità lo dobbiamo combattere tutti insieme anche con piccoli gesti quotidiani che diano il senso di un rispetto delle regole che in questa città non esiste.
Bisogna investire sui nostri giovani garantendo loro una educazione e una formazione senza che nessuno venga lasciato da solo, con la consapevolezza che se ignorati e senza prospettiva allora possono diventare quello che nessuno vorrebbe diventare.
Una nuova Napoli è possibile, avviare un nuovo Rinascimento si può. Ma la condizione è che nessuno si chiami fuori e che tutti metabolizzino il concetto che Napoli è di tutti noi, nessuno escluso.
Luigi RISPOLI
intervento pubblicato dal ROMA il 28 dicembre 2017

Hanno fatto veramente impressione le immagini e le foto delle migliaia di musulmani raccolti in preghiera in Piazza Garibaldi in occasione della festa del Sacrificio o «festa dello sgozzamento» (in arabo Eid al-Adha) lo scorso 1 settembre.
Una folla enorme di fedeli di tutte le comunità islamiche accorsi da tutta la città che si muoveva in sincronia pregando in coro durante la cerimonia, concelebrata da tutti gli imam, che ricorda il sacrificio del profeta Abramo che per obbedire alla richiesta di Dio di sacrificare suo figlio, fu fermato da un angelo e per ringraziare Allah sacrificò un montone.
L’enorme numero dei partecipanti al momento di preghiera mi induce a pensare che la comunità islamica a Napoli ha raggiunto un tale livello di organizzazione che non può non incutere qualche timore. Hanno dimostrato, cioè, di essere capaci di raggiungere migliaia di persone e di poterle convogliare in una piazza in un determinato giorno ed ora in pochissimo tempo.
Sul territorio hanno una presenza diffusa di locali che chiamano centri culturali islamici, ma che in realtà sono vere e proprie moschee, ricavate in garage, scantinati o ex magazzini, che ogni venerdì accolgono centinaia di fedeli di Allah.
Di piccoli locali per la preghiera così, a Napoli, ce ne sono circa una cinquantina, ma nessuno ne conosce il numero preciso perché la loro apertura e chiusura è costante e non c’è nessuno che li censisce.
All’interno degli stessi locali non mancano gli abusi edilizi e ovunque vi è il mancato rispetto delle norme per la sicurezza, ma nessuno li controlla né il comune si è dotato di un Regolamento per l’apertura di luoghi di culto. Del resto in Italia manca una legge per le moschee, quindi i musulmani si fittano i locali e poi li sistemano a modo loro sicuri che mai nessuno gli contesterà nulla, anzi.
La crisi della politica e dei partiti ha determinato la scomparsa delle sedi politiche. Le vecchie sezioni, fulcro dell’organizzazione militante politica, non esistono più, né si può dire che le organizzazioni politiche abbiano adottato modelli organizzativi diversi ed al passo con i tempi attuali.
I partiti sembrano aver rinunciato ad avere una struttura pesante, fatta di tanti punti di aggregazione sul territorio, poiché sempre più si affidano alla capacità dei loro leader di utilizzare le presenza durante le trasmissioni televisive per accrescere i consensi.
Il risultato è che sul territorio quella dei musulmani sembra essere l’unica forma organizzata di comunità, capace, come abbiamo visto, di mobilitarsi per una preghiera ma anche per altro.
La miriade di piccoli luoghi di preghiera disseminati sul territorio non contribuisce a determinare condizioni di sicurezza. In questi locali gli imam durante i loro sermoni parlano anche di questioni socio-economiche e di politica e spesso, come dimostrano alcune inchieste, sono in alcuni casi anche esponenti di un islam radicale legato alla influenza diretta di organizzazioni terroristiche.
A questo punto sarebbe addirittura auspicabile la costruzione di un’unica grande moschea di cui tanto si è parlato in passato, con la contestuale chiusura di tutti gli altri luoghi di preghiera, perché questo renderebbe più agevole anche il compito delle forze dell’ordine nel controllare queste persone.
Dobbiamo tener conto che se l’Italia non cambierà atteggiamento nei confronti dell’immigrazione clandestina noi continueremo a subire una vera e propria invasione. La drammatica situazione socio-economica che viviamo, l’aumento esponenziale della disoccupazione soprattutto giovanile, la debolezza intrinseca delle istituzioni politiche sempre più evidente sono fattori di attrazione e acceleramento della penetrazione islamica nel nostro paese.
Quindi, dobbiamo organizzare una risposta per non essere costretti ad atti di sottomissione all’islam e per continuare ad affermare il principio che vogliamo continuare ad essere padroni a casa nostra.

IL MIO FONDO PUBBLICATO DAL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO DEL 05/10/2017 NELL’AMBITO DEL DIBATTITO SULLA DESTRA A NAPOLI APERTO SULLO STESSO QUOTIDIANO DA UN ARTICOLO DI MARCO DEMARCO.

Egregio Direttore, pur condividendo la considerazione sullo stato attuale della Destra a Napoli credo, però, che alcune precisazioni sul fondo del dott. Marco De Marco vadano fatte.
Innanzi tutto non ritengo che a Napoli, da Lauro in poi, non ci siano state in città personalità di rilievo espressioni del mondo di destra. Basti pensare che nella nostra città, attraverso la figura di Gianni Roberti, vi era la mente operativa della CISNAL, il sindacato, erede del sindacalismo nazionale e rivoluzionario di Filippo Corridoni, che per anni si è contrapposto sui luoghi di lavoro allo strapotere di CGIL, CISL e UIL.
Potremmo ricordare ancora Nicola Galdo, che fu autore di una proposta di Piano Regolatore, lo stesso Gianni Roberti che fu presentatore e relatore della proposta di legge speciale per Napoli e la nascita di Università Europea che fu grande protagonista in città della primavera del 68.
Il MSI ebbe una classe dirigente di altissimo profilo anche a cavallo degli anni 70 ed 80. Basti ricordare figure come Marcello Zanfagna, Franco Pontone, Antonio Mazzone, Pietro Pirolo, Nando Di Nardo, Adriana Palomby, Ninò Imperatore ecc. ecc.
Tra questi certamente un ruolo importante lo ricoprì Antonio Parlato. Egli fu, insieme a Pino Rauti, colui il quale immaginò una destra capace di rompere gli schemi entro i quali fino ad allora era stata confinata, per diventare un’altra destra, sociale e culturale, aristocratica e poi popolare, radicale, movimentista, europea e rivoluzionaria, capace di competere con la sinistra su temi come l’ambiente e la giustizia sociale ed ispiratrice della corrente culturale della “Nouvelle Droite” di Alain De Benoist.
Il suo ruolo nazionale non gli impedì di occuparsi delle vicende della sua città. Fu proprio durante il periodo nel quale ricoprì la carica di Segretario Provinciale del MSI che fu scritto il Progetto per Napoli Capitale. Un documento ancora attuale che rimane ancora oggi l’unico progetto che abbia tentato, in maniera organica, di rispondere ai problemi secolari della nostra città.
E poi ci fu l’esperienza esaltante di Rastrelli governatore della Campania che, come tutti ricorderanno fu interrotta da un intrigo di palazzo che è stato bollato come “ribaltone” e che diede il la a tutta una serie di norme per impedire il ripetersi di episodi così vergognosi.
Alla Destra napoletana, e mi consenta di rivendicare orgogliosamente una distanza dagli amici di Forza Italia, quello che oggi manca è certamente una leadership credibile ma anche la capacità di far politica a colpi di idee e visioni del mondo.
E’ mancato, finora, una destra che superi definitivamente il richiamo al fascismo come unica ragione della propria esistenza per raccogliere le sfide dei nostri giorni recuperando temi a noi care come il superamento della lotta di classe e la messa in discussione del capitalismo finanziario e dell’UE, lottare per garantire proprio quei diritti che qui sono negati e che noi consideriamo fondamentali per una società più giusta: salute, lavoro, cultura e ambiente.
Ma, per venire al nocciolo della questione e ad una Destra che oggettivamente a Napoli oggi è in grave crisi vorrei inserire un ulteriore elemento di riflessione che riguarda la politica tutta, destra e sinistra, cattolicesimo e neoliberismo.
La crisi che colpisce Napoli non è solo economica e sociale, ma anche e soprattutto culturale. La città ha perso completamente una propria identità e sembra incapace di percorrere una strada per tirarsi fuori dalle sabbie mobili nelle quali sembra intrappolata. Vive chiusa in se stessa e ha perso la sua forza che era costituita principalmente dalla capacità di agire al di fuori di schemi consueti e datati.
Gli interessi particolari, specie quelli di una borghesia corrotta e svogliata, sono sempre prioritari rispetto a quelli della stragrande maggioranza dei napoletani, dove l’unica regola che vige è quella che tutto deve restare tristemente così com’è perché ogni opportunità di sviluppo è guardata con sospetto perché altera equilibri che sono ritenuti eterni.
Proprio questo clima ha prodotto il fenomeno De Magistris, rivoluzionario del nulla, sostenitore di tutto ed il contrario di tutto. Dalla bandana alla bandiera catalana, mi sembra che il percorso fotografi a pieno il personaggio del Sindaco che meglio di altri, evidentemente, ha saputo approfittare della crisi politica della città.
Napoli, per questo, oggi appare come una città immobile, dove i giovani non trovano opportunità e le fasce più deboli della società scivolano nella povertà e nell’abbandono.
In una situazione del genere la Destra dovrà essere in grado di proporre alla città un modello di governo alternativo puntando decisamente ad un cambiamento radicale, da realizzare concretamente attorno a valori fondamentali come lo sviluppo, la tutela dell’ambiente e un nuovo modello di welfare municipale.
Aprire la città all’area metropolitana agendo con il territorio e creando quelle sinergie con gli altri comuni per rimettere in moto lo sviluppo. Napoli è al centro di una Area vasta e con l’istituzione della città metropolitana si deve guardare ad un orizzonte più vasto per riequilibrare funzioni e servizi sul territorio.
Una destra sociale ancorata alla difesa della famiglia ed alla attenzione per le fasce del disagio sociale con una serie di valori non negoziabili tra i quali, la sovranità e l’interesse nazionale, può ancora candidarsi a recitare un ruolo da protagonista nella città di Napoli.

Luigi Rispoli
Ex Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli

La vicenda degli staffisti che De Magistris vuole assumere in accordo con tutti i consiglieri della Città Metropolitana richiama l’attenzione su una istituzione che ormai avevamo dimenticato, distrutta nel ruolo e nelle funzioni dalla cosiddetta riforma Del Rio.
Al di là della inopportunità della scelta fatta a Piazza Matteotti, la vicenda degli staffisti rischia di far perdere di vista la enorme responsabilità politica del Sindaco per aver sin qui utilizzato l’ex provincia esclusivamente come camera di compensazione per gli equilibri della sua maggioranza di palazzo San Giacomo strafregandosene, invece, dei servizi che l’ente comunque avrebbe dovuto garantire ai cittadini.
La Città Metropolitana, pur nel “papocchio” che il Governo Renzi ci ha consegnato, potrebbe ancora oggi, come ente di governo di area vasta, svolgere un ruolo importante tenendo conto che l’area metropolitana di Napoli ha delle peculiarità che la distinguono nettamente dalle altre: l’alta densità di popolazione; una città capoluogo dove si concentra circa un terzo degli abitanti della Regione oltre che la gran parte delle attività culturali ed imprenditoriali; la presenza di comuni che per numero residenti potrebbero in gran parte essere considerati, in altre realtà, altrettanti capoluoghi di provincia.
In questo quadro e considerato la contiguità dei centri urbani risulta evidente che temi come quelli della crescita economica, della formazione professionale, della pianificazione territoriale ed urbanistica, dei trasporti e della viabilità, delle infrastrutture, dell’ambiente, della sanità, della scuola, del turismo e dell’assistenza, avrebbero la necessità di essere governati con scelte chiare e con una visione di area vasta e sovracomunale che potrebbero trovare sintesi proprio in una istituzione come la città metropolitana.
Per rendere incisiva l’azione di governo della città metropolitana di Napoli andrebbe garantito, però, una governance autorevole che solo l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano può garantire, consentendo agli elettori di tutta la provincia di poter scegliere chi deve governare l’Ente eliminando l’attuale meccanismo di cooptazione del sindaco del comune capoluogo che, di fatto, esclude dalla scelta i cittadini degli altri 91 comuni della provincia creando una distanza abissale tra Piazza Matteotti e le comunità amministrate.
Lo statuto della Città Metropolitana di Napoli, adottato con deliberazione della Conferenza Metropolitana n.2 dell’11 giugno 2015, all’art. 18 ha previsto il sistema della elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano ma, in coerenza con la legge statale, lo condiziona alla ripartizione in zone dotate di autonomia amministrativa del territorio del Comune capoluogo.
De Magistris, che inserì questo articolo perché frutto di un accordo con tutte le forze politiche necessario per approvare lo Statuto, ha la grande responsabilità politica di aver fatto scivolare nel dimenticatoio questa possibilità e di non aver adottato, da Sindaco di Napoli, alcun atto amministrativo necessario a rendere effettiva la previsione del predetto art. 18.
Su questo punto, a mio avviso, le forze politiche, in particolare quelle di opposizione, dovrebbero incalzare l’ex magistrato e la sua giunta, perché l’area metropolitana di Napoli ha bisogno, oggi più che mai, di una programmazione complessiva di sviluppo dell’area metropolitana.
Napoli Est e Bagnoli, ad esempio, risentono ancora oggi di una visione limitata ad una dimensione comunale. Immaginate se la strategia di sviluppo di queste due aree dismesse, alle quali abbiamo affidato gran parte delle speranze per il futuro di Napoli, potessero giovarsi di una prospettiva che tenga conto di tutta l’area che le circonda compreso quella dei comuni limitrofi in modo da poter disegnare una strategia complessiva in cui funzioni ed infrastrutture vengono individuate con un punto di vista che vada oltre la cinta urbana.
Ma anche servizi, come quello del trasporto pubblico locale, la gestione del ciclo dei rifiuti o quello della fornitura dell’acqua, andrebbero organizzati su scala metropolitana.
Si apra su questo punto un grande dibattito tra le forze politiche in città perché la città metropolitana può ancora rappresentare, pur nella approssimazione di una riforma discutibile, una opportunità, non la facciamo diventare l’ennesima occasione perduta.

“L’incontro tenuto in settimana con gli assessori Panini e Borriello conferma che il Comune di Napoli ha abbandonato gli abitanti del Rione De Gasperi” è questo l’amaro commento di Luigi Rispoli, segretario provinciale del Sindacato Inquilini Assocasa all’indomani del tavolo che si è svolto a Palazzo San Giacomo tra l’organizzazione sindacale, una delegazione di inquilini ed esponenti della amministrazione.

“Di fronte alle legittime rivendicazioni della gente di Ponticelli -ha continuato Rispoli- che chiedevano l’assegnazione immediata dei 60 alloggi già pronti da due anni e dell’avvio immediato della ristrutturazione degli isolati destinati ad accogliere i restanti nuclei familiari abbiamo registrato solo imbarazzo e risposte evasive.

Per i lavori di ristrutturazione c’è un provvedimento che riguarda la manutenzione di tutto il patrimonio ERP del Comune di Napoli rispetto al quale c’è una generica volontà, che però non trova riscontro in atti ufficiali, di destinare parte di quella somma per il De Gasperi, 300mila €uro peraltro insufficienti, per ristrutturare i tre isolati necessari.

Per ciò che attiene le procedure di assegnazione degli alloggi già pronti ed a continuo rischio occupazione, ci siamo sentiti rispondere che il lavoro è tutto da fare.

Un insieme di edifici, dove oggi regna sovrana l’incuria ed il degrado con mura divelte, intonaci che si staccano dalle pareti, infiltrazioni d’acqua all’interno delle case e soprattutto decine di case murate, per evitare che quelle liberate in precedenza possano essere di nuovo occupate, per Palazzo San Giacomo devono continuare non rappresentano un problema e possono continuare ad ospitare queste 100 famiglie.

Non importa, quindi, alla amministrazione comunale che quello del Rione De Gasperi è diventato ormai uno scenario spettrale dove si vive in una situazione surreale con bambini che crescono in un luogo abbandonato ed insalubre, con persone in una continua lotta contro l’invasione dei topi.

Eppure le case pronte sono  lì, nella strada di fronte, e lo IACP, che ha costruito gli edifici, ha già scritto in più occasioni al Prefetto per evidenziare di come l’allungamento dei tempi di assegnazione da parte del Comune espongono queste case ad un concreto rischio occupazione.

De Magistris ed i suoi assessori, che sono riusciti a trasformare una felice prospettiva in un incubo -ha concluso Rispoli- hanno il dovere di indicare tempi certi per il completamento delle procedure e dell’attesa per essere trasferiti  nei nuovi alloggi”.

(OMNINAPOLI) Napoli, 24 LUG – “Alloggi pronti da 2 anni ed a rischio occupazione mentre le famiglie avente diritto sono lasciate nell’abbandono”. Così Luigi Rispoli, segretario provinciale del Sindacato Inquilini ASSOCASA commentando la incredibile vicenda che stanno vivendo alcune famiglie del Rione De Gasperi di Ponticelli. “L’amministrazione De Magistris -ha continuato Rispoli- ha gestito malissimo la vicenda del Rione De Gasperi determinando una situazione di isolamento e degrado che si vive dentro e fuori dai palazzi che sono in parte murati e in parte ancora abitati. L’accordo di programma, che prevedeva anche l’intervento di edilizia sostitutiva, prometteva a tutti gli abitanti una prospettiva di miglioramento complessivo della situazione abitativa è stato invece trasformato da questa amministrazione nell’ennesima occasione sprecata con un imbarazzante vuoto amministrativo che ci ha portati alla situazione di oggi. Le famiglie vivono in una situazione di precarietà tra topi e rifiuti in case fatiscenti a cui da anni non viene garantito alcun intervento di manutenzione attendendo di essere trasferiti nei nuovi alloggi peraltro già pronti da due anni ma il Comune ha saputo trasformare per queste famiglie la felice prospettiva di poter andare a vivere in alloggi nuovi in un vero e proprio incubo. Lo IACP di Napoli -ha dichiarato il sindacalista- ha anche scritto al Prefetto di Napoli segnalando il pericolo di occupazione che deriva dal continuo dilatare nel tempo della assegnazione degli alloggi da parte del Comune di Napoli, occupazione che finora si è potuta evitare grazie alla attivazione di un servizio di vigilanza privata che comune rappresenta uno spreco di danaro pubblico. L’Assocasa ha chiesto un incontro all’amministrazione perché è venuto il momento di dare certezze a queste famiglie presentando loro un cronoprogramma che garantisca tempi certi circa la completa conclusione della fase di passaggio ai nuovi alloggi nonché la ristrutturazione di alcune palazzine per collocarvi quelle in esubero. Finora -ha concluso Luigi Rispoli- l’Amministrazione Comunale è stata sorda ad ogni richiesta degli inquilini e si è comportata, rispetto ad altre situazioni i cui interlocutori erano politicamente a lei vicina, con il metodo dei due pesi e delle due misure, ma l’Assocasa intende portare a soluzione la vertenza dando stabilità abitativa agli aventi diritto”. 

“La vertenza Edenlandia è la cartina di tornasole del fallimento evidente della Giunta de Magistris. Mercoledì, come abbiamo sempre fatto in questi luoghi anni di bugie rinvii e promesse non mantenute da parte dell’Amministrazione cittadina, saremo in piazza al fianco dei lavoratori di Edenlandia e delle loro famiglie, che ormai da tre anni patiscono per la chiusura del Parco dei divertimenti di Fuorigrotta la perdita del posto di lavoro”.
Queste le dichiarazioni di Luigi Rispoli, già presidente del Consiglio Provinciale di Napoli e Luigi Mercogliano, già candidato sindaco della città nel giugno del 2016, entrambi esponenti di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, che annunciano la partecipazione del partito di Giorgia Meloni al presidio di protesta organizzato dai lavoratori e dai sindacati di settore per dire basta ad anni di fallite trattative ed aste andate deserte per la riqualificazione del Parco dei divertimenti di Fuorigrotta ed il pieno rilancio di tutte le attività.
“È disarmante – proseguono gli esponenti di Fdi-An – come in questi anni la Giunta de Magistris abbia gestito in modo totalmente inadeguato e superficiale la vicenda del fallimento della Parks&Leisure, la società che sovrintendeva alle attività di Edenlandia e dello Zoo di Napoli. Molte imprese serie sono scappate a gambe levate, lasciando così che l’asta pubblica messa al bando dal Tribunale fallimentare di Napoli andasse deserta, proprio per la farsesca gestione politica dell’intera vicenda. Oggi – si legge ancora nella nota – ci si rimbalza le responsabilità della mancata riapertura e della mancata ricollocazione in servizio di tutti i 53 lavoratori del parco tra la New Edenlandia, società che si è poi aggiudicata il bene promettendo investimenti mai fatti e riaperture mai avvenute, e il Comune che non interviene duramente per revocare il bene alla società e riaprire finalmente il Parco rilanciandone l’attività. Con la nostra adesione alla manifestazione dei lavoratori – conclude la nota diramata da Rispoli e Mercogliano – intendiamo portare ai lavoratori la nostra solidarietà ed annunciare la mobilitazione del partito a tutti i livelli affinché presto la vertenza possa trovare una soluzione certa, restituendo il lavoro ai lavoratori e finalmente il Parco di Edenlandia alle famiglie napoletane”.

(OMNINAPOLI) Napoli, 16 GIU – “Assurdo che il Comune di Napoli non riesca a difendere e valorizzare questa splendida costruzione dell’architetto napoletano” così Luigi Rispoli, ex presidente del Consiglio Provinciale di Napoli e Presidente dei Volontari per #Napoli. “In altre città -ha continuato Rispoli- valorizzano tutto quello che può attrarre i turisti ed invece a Napoli capita che uno degli esempi più belli dell’architettura di Lamont Young, Villa Ebe, non solo sia abbandonata a se stessa, ma addirittura sia occupata abusivamente da due coppie di polacchi nell’indifferenza del Comune di Napoli, proprietario della struttura. L’abbandono del castello di Monte Echia, oggi occupato da abusivi, è un altro degli episodi clamorosi dell’incapacità di De Magistris, al netto delle sue consuete e vuote dichiarazioni roboanti, ad amministrare la nostra città. “L’inerzia dell’amministrazione comunale rispetto al recupero della struttura distrutta da un incendio nel 2000 e destinataria di finanziamenti ancora disponibili presso la Regione Campania proprio per il recupero funzionale dell’opera di Young, è avvilente. Intanto dell’indifferenza di De Magistris ne giovano due coppie di polacchi che vivono in una dimora con una vista incantevole sul golfo di Napoli senza che nessuno li mandi via, veramente paradossale. Napoli -ha concluso Rispoli- merita una amministrazione comunale efficiente con un Sindaco che sia veramente interessato a risolvere i problemi della città. De Magistris, invece naviga a vista accompagnato dai suoi sodali dei centri sociali e non ha ancora compreso che la politica è fatta di programmi e di idee perché una città senza una seria programmazione è spacciata”.