Dei danni della riforma costituzionale proposta da questo governo se ne discute ormai da tempo e molti costituzionalisti hanno abbondantemente spiegato nel merito le assurdità proposte e come, in questo caso, il cambiamento non corrisponda ad un miglioramento dell’impianto della nostra carta costituzionale.
Un argomento che però è stato poco trattato riguarda gli ulteriori danni che deriverebbero al Sud da una approvazione della riforma del Titolo V proposta ed in particolare dalla riscrittura dell’art. 116, quello cioè che dispone di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nel sistema delle Regioni.
La nuova formulazione dell’art. 116, infatti, fornisce un rilevante strumento di autonomia alle Regioni più virtuose sotto il profilo del bilancio (quelle più ricche), consentendo a queste ultime di accedere a forme e condizioni particolari di autonomia in alcuni ambiti di competenza esclusiva dello Stato tra i quali sono inclusi: il governo del territorio, le politiche attive del lavoro, l’ordinamento scolastico, la tutela dei beni culturali, l’ambiente, il turismo, il commercio con l’estero.
Si dà vita, quindi, ad un federalismo differenziato basato esclusivamente sulla capacità di reddito dei territori che punta a premiare le Regioni più ricche. Roba che neanche la Lega Nord sarebbe mai riuscita ad immaginare.
Si perché se consideriamo il pil pro capite le regioni più povere sono Calabria, Sicilia, Puglia, Campania, Basilicata, Sardegna, Molise e Abruzzo, cioè l’intero Sud che con questi dati, ovviamente, non ha alcuna regione che può essere considerata virtuosa e quindi dipenderà in settori vitali dell’economia, pensiamo soltanto alla tutela dei beni culturali ed al turismo, direttamente da Roma.
Per fare un esempio concreto da settimane si discute sulla scelta che il Governo Renzi, calpestando le regole elementari della democrazia, e del diritto alla vita, ha già stabilito dove sarà ubicato l’ennesimo deposito di scorie nucleari, e cioè nel sud.
A legislazione vigente quando il Governo avrà individuato con maggiore precisione la località, la regione coinvolta potrà opporsi in tutte le sedi richiamando anche una specifica competenza in materia di governo del territorio.
Cosa accadrà se la riforma di Renzi dovesse essere approvata? Che Roma decide per noi e nessuno si potrà più opporre perché l’autonomia in materia di governo del territorio è riconosciuta solo alle regioni ricche, cioè a quelle del nord.
Alla luce di queste considerazioni risulta evidente che votando per il SI i meridionali, in particolare, condanneranno le future generazioni di questi territori ad una condizione per la quale non solo l’attuale gap nord/sud non sarà colmato, ma che non ci saranno le condizioni per poterlo colmare perché le regioni ricche continueranno ad arricchirsi mentre quelle povere non avranno neanche l’autonomia di poter scegliere modelli di sviluppo adeguati alle proprie esigenze.