Uno studente delle medie è stato ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale Loreto Mare, per le ferite riportate dopo una lite con un altro minorenne nell’Istituto comprensivo Teresa Confalonieri, in vico San Severino, nel centro storico di Napoli. Il giovane è stato sottoposto ad intervento chirurgico ed è ora fuori pericolo. Questo non è il primo episodio né sarà l’ultimo di questo tenore che accade a Napoli, ma anche nel resto del paese, e ciononostante si dibatte tanto e giustamente della crisi economica senza renderci conto che c’è un altro abisso nel quale ormai siamo precipitati.

Esso riguarda i valori fondamentali dell’uomo, che sembrano essersi dissolti nel nulla, nell’assoluta indifferenza e rassegnazione dei più.

Il dilagare di episodi raccapriccianti, come quello di ieri della lite dei due minorenni a scuola, il continuo racconto che ci perviene dalla cronaca di episodi contrari alla morale e alla natura stessa dell’uomo ci lasciano ormai indifferenti.
Ormai quei valori trasmessi nell’ambito familiare che ci rendevano capaci di avere comportamenti coerenti con il convivere civile, privilegiando etica, rispetto, educazione e buon senso sembrano non esserci più.
Viviamo un’epoca nella quale reati infamanti vengono commessi sia sulla strada, che entro le mura domestiche, fino ad arrivare a quelli bestiali legati alla pedofilia.
E cosa dire del continuo attacco alla famiglia che si concretizza legalizzando matrimoni innaturali tra individui dello stesso sesso che pretendono persino il diritto di crescere dei bambini.
Anche la religione che, con i suoi codici morali, ha sempre promulgato i valori della persona, sembra, soprattutto in quest’ultimo pontificato, aver perso il suo ruolo ed indebolito il suo potere.
Non c’è dubbio che, senza accorgercene, la società ha subito un processo di degenerazione che ci sta portando dritti in fondo al baratro.

Individuarne l’origine è impresa ardua ma sicuramente una accelerazione si è avuta dal ’68 in poi quando il movimento che lo diede origine avviò una vera e propria rivoluzione sociale dei costumi che si concretizzò nel totale rifiuto delle regole, di qualsiasi natura, da quelle sociali a quelle della famiglia.
La famiglia patriarcale fu superata e l’autorità genitoriale subì feroci attacchi senza essere più accettata dai giovani, così come l’autorità scolastica o quella imposta dalla società.
Per i sessantottini l’uomo doveva liberarsi da qualsiasi regola in nome del “tutto consentito”.
L’imperativo era quello di combattere ogni imposizione e sovvertire quei principi fino ad allora ritenuti indiscutibili.
Questa voglia di “libertà” dagli schemi tradizionali, con le contestazioni che seguivano, ha operato un cambiamento radicale nei giovani e noi, oggi, viviamo nel disordine che ne è derivato.
Dopo tanti anni in cui i principi sostenuto dal ’68 hanno regnato imperanti viviamo meglio?
Lo spettacolo avvilente della nostra società ci dice esattamente il contrario: sono aumentate le depressioni, le nevrosi, i suicidi e i crimini.
Quel movimento rivoluzionario ha cambiato la nostra mentalità e il nostro modo di vivere, sottraendoci quei valori, che erano i nostri necessari punti di riferimento e lasciandoci solo insicurezze, insoddisfazioni ed infelicità, capaci di renderci sempre più fragili e di portarci facilmente allo sbando.
Oggi la sfida è ricostruire una società che possa riappropriarsi proprio di quei valori morali che i rivoluzionari dell’epoca combatterono, valori spirituali ed ideologici che hanno il compito di ristabilire un ordine morale, oltre a quelle garanzie, che sono alla base della vita di ognuno di noi e che creano una corretta convivenza con gli altri.
Forse un’azione sinergica tra una Chiesa restituita alla sua funzione dogmatica di difesa dei suoi valori, con il Suo messaggio cristiano e lo Stato, con una legislazione più attenta, può tracciare una nuova strada verso un futuro dove riscoprire il rispetto e l’amore nei confronti degli altri.

Luigi Rispoli

Pubblicato dal quotidiano ROMA il 08/10/2016